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Covid spietato, addio al giornalista e scrittore Pietro Nardiello: la sua battaglia documentata sui social

Non ce l’ha fatta Pietro Nardiello, giornalista e scrittore di origine salernitana ricoverato dallo scorso 19 aprile all’ospedale Melorio, convertito in Covid Center, di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Il professionista è morto nelle scorse ore dopo una lunga battaglia contro il coronavirus. Battaglia che aveva anche documentato sui social fino allo scorso 27 aprile (“Da oggi senza casco, con ossigeno e sulla poltrona) ricevendo centinaia di messaggia di sostegno. Assistito nella respirazione dal casco, le sue condizioni si sono aggravate con il passare dei giorni fino al drammatico epilogo di oggi, giovedì 6 maggio.

Nardiello ha collaborato con le testate Articolo 21, la Città di Salerno e Repubblica Napoli, ha condotto trasmissioni radiofoniche e ha scritto cinque libri. Il primo nel 2014 (“Guidaci ancora Ago”, dedicato alla figura di Agostino Di Bartolomei) poi “Salernitana 19:19 Dalla D alla B alzando le coppe (2016), Il Grande Torino. Campioni per sempre (2017), Notti Magiche (2018), Interrompo dal San Paolo (2020).

Diversi i messaggi che in queste ore si stanno susseguendo sui social. “Oggi purtroppo ci ha lasciato una cara persona, una persona perbene. Stringo in un abbraccio la sua famiglia, in particolare la piccola Camilla. Che Dio lo abbia in gloria” scrive un’amica. “I briganti sono eterni, nei secoli. Ti voglio bene fratello” scrive Ciro Corona, attivista e scrittore di Scampia.

“Pietro Nardiello ci ha lasciati” scrive Gino Giammarino editore, giornalista e autore di format radiotelevisivi . “Vorrei scrivere qualcosa di più ma le lacrime mi bagnano gli occhi, il cuore mi batte troppo lentamente, l’anima, smarrita, me lo impedisce. D’altronde chi lo ha conosciuto non ha bisogno delle mie parole, chi non lo ha conosciuto non ha l’unità di misura dell’uomo, dell’amico, del fratello, del visionario pronto a lanciarsi nel vuoto, “con” o “per” te. Approfitto di Facebook perchè non ho la forza e neanche la voglia di rispondere a chi mi chiede l’esito di una lunga battaglia durata quasi un mese. Vi dirò solo che – da vero brigante di razza – ha combattuto fino all’ultimo contro il virus senza darsi per vinto.
Ci lascia il suo entusiasmo contagioso, la sua gioia di vivere incontenibile, quel sole mediterraneo che si portava dentro per donarlo a chi incontrasse sul suo cammino, come la passione per i libri e la cultura vissuti come quell’ossigeno che oggi gli è mancato, come lui mancherà a tutti noi che abbiamo avuto l’altissimo onore di conoscerlo e condividere un pezzo del cammino assieme. Ciao Pietro, non potrai fuggire: resti qui incatenato nell’affetto straziato e nell’anima di tutti noi…”.

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