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Chi è Silvio Demurtas, l’avvocato pastore che ha scippato il M5S a Conte

Il primo partito politico italiano, quel M5s che ha preso il 32% alle ultime elezioni, è tutto nelle mani di Silvio Demurtas. Chi è costui? Un carnèade con cui in tanti dovranno d’ora in poi fare i conti. È l’avvocato cagliaritano che – avendo vinto un ricorso contro Beppe Grillo – si è visto affidare ieri la titolarità legale del Movimento. Sua è la firma che può decidere oggi le iniziative politiche, gli affari interni, le vicende amministrative e statutarie. Può lui solo regolare i conti tra i gruppi parlamentari e Casaleggio, e soltanto lui potrebbe salire al Quirinale per le consultazioni, se per ipotesi fossero indette dal presidente della Repubblica.

È formalmente lui il referente ufficiale del ministro degli Esteri, Di Maio, del ministro dell’Agricoltura, Patuanelli, della sindaca di Roma, Raggi e di quella di Torino, Appendino. Ed è sempre a lui che deve rivolgersi da oggi in poi il professor Giuseppe Conte. Il singolare coup de théatre è avvenuto ieri mattina alle 11 quando la Corte d’Appello di Cagliari, esprimendosi sul ricorso della consigliera regionale sarda Carla Cuccu, espulsa e poi reintegrata, ha messo in evidenza come non sussistesse un legale rappresentante formalmente nominato all’interno di quel confuso coacervo che è oggi il Cinque Stelle, nave senza nocchiero. Non aver più convocato gli Stati Generali e non aver provveduto ad alcuna elezione interna tramite Rousseau o altra procedura è costato caro a un partito nato virtualmente che ha poi a lungo giocato sul filo della irritualità. E siccome la vacatio sedis non può essere contemplata dalla legge, che attribuisce secondo Costituzione un corpo giuridico ai partiti, i giudici dell’Appello hanno dovuto provvedere motu proprio alla nomina di un tutore, il legale rappresentante che di fatto commissaria l’intero Movimento. Siamo andati a vedere le carte.

Nell’istanza presentata dagli avvocati per ottenere dal tribunale di Cagliari la nomina del curatore speciale si faceva presente che «fino al 16 febbraio la rappresentanza legale del Movimento competeva all’organo ‘Capo politico’; senonché con delibera del 17 febbraio l’assemblea degli iscritti ha modificato lo statuto abolendo tale organo e sostituendolo con il Comitato direttivo. Ma, questo è avvenuto senza che si sia proceduto contestualmente alla nomina dei cinque componenti, né è prevista una norma transitoria che stabilisse a quale organo affidare la rappresentanza legale». Gli avvocati di Cuccu avevano segnalato una vacatio dei poteri di legale rappresentanza chiedendo la nomina del curatore per poter “correttamente instaurare il contenzioso giudiziario”. Il 24 febbraio scorso il presidente del tribunale di Cagliari, Ignazio Tamponi, aveva indicato l’avvocato Demurtas proprio a questo scopo.

Rigettando il ricorso presentato dal reggente Vito Crimi contro la nomina di Demurtas, il collegio legale composto da Lorenzo Borrè e Patrizio Rovelli deve ora scrivere alla Procura cagliaritana per sollecitare il capo politico pentastellato Beppe Grillo a indire la votazione per eleggere i cinque membri del Comitato direttivo, ora vacante. Una grana che getta nel panico i gruppi parlamentari e rischia di frenare le ambizioni del leader in pectore del M5S, Giuseppe Conte. «In teoria – sostiene Demurtas – la Procura potrebbe chiedere anche a me di sollecitare Grillo a organizzare la consultazione. O potrebbe chiedere direttamente a me di fare le convocazioni. Questo sempre in teoria, vedremo come si svilupperà la questione». Ora per Conte la strada si fa in salita: Davide Casaleggio aspettava di ricevere un segnale tramite bonifico, per rendere disponibili i dati degli iscritti e permettere di procedere con l’elezione sia pur tutta digitale del nuovo leader. A questo punto però non possono più essere trasferiti all’ex premier: al momento di andare in stampa, solo Demurtas può farsene carico.

Ad agitarsi ora sono anche gli ex M5s espulsi per aver votato contro la fiducia al governo Draghi. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, alcuni di loro stanno valutando, in queste ore, la possibilità di chiedere i danni a Crimi. «Ci riserviamo di procedere civilmente. Crimi non è il rappresentante legale del Movimento, stando a quello che si legge, e non aveva il diritto di cacciarci dal Movimento», ha detto un ex. Alcuni di loro si sono esposti anche pubblicamente. «E quindi… che significa? La mia espulsione nasceva da una richiesta ufficiale del ‘capo politico’ che, a quanto pare, non era capo politico come ho ripetuto più volte nei mesi passati (tra l’altro). Torno ad essere un portavoce del Movimento 5 Stelle?», ha scritto su Facebook il deputato Alessio Villarosa.

E così anche la deputata Manuela Corda: «Ma guarda?! La verità viene sempre a galla! Il reggente non era più capo politico al momento delle espulsioni. Cosa che abbiamo contestato tutti nei ricorsi presentati. Dunque, a che titolo avrebbe sbattuto fuori i suoi colleghi dal gruppo? Può una persona auto-prorogarsi per un anno e mezzo in un ruolo di comando fregandosene anche delle votazioni fatte agli Stati Generali dove si era deciso che a dirigere il Movimento fosse una guida collegiale regolarmente votata dagli iscritti? Curioso appellarsi alle regolette per mettere alla porta i colleghi e poi non rispettarne neanche mezza!»

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