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Casaleggio ha beffato Conte, i soldi del M5S per farsi il partito

Davide Casaleggio tiene in ostaggio il Movimento 5 stelle. C’è anche la richiesta di riscatto: 450.000 euro. C’è un problema: ha ragione lui. E che abbia ragione Casaleggio è un problema politico e istituzionale che riguarda la nostra democrazia. Perché dopo aver visto nascere il partito-azienda l’Italia ha partorito una seconda anomalia: l’azienda-partito. Con un partito che diventa ostaggio dell’azienda che l’ha inventato.

Per capire il pasticcio legale in cui si è ficcato il Movimento 5 Stelle bisogna fare un ripasso, a cominciare almeno dal 2016 quando viene a mancare Gianroberto Casaleggio. In quel momento la gestione operativa del Movimento – dalla comunicazione alle poche votazioni sulla piattaforma che ancora non si chiama Rousseau – è affidata interamente a Casaleggio Associati, l’azienda di famiglia dei Casaleggio. Come scoprirà il Garante della Privacy a seguito di un problema di sicurezza, i dati già in quel momento erano gestiti male. Confusione su chi siano il titolare o il responsabile del trattamento, procedure di sicurezza inesistenti, violazioni varie poi sanzionate.

A cavallo tra il 2016 e il 2017, Davide Casaleggio decide di separare le attività dell’azienda da quelle del partito, fondando l’associazione Rousseau. A fine del 2017, il partito viene di fatto rifondato, da Davide Casaleggio e Luigi Di Maio. I motivi sono due: la formalizzazione di un soggetto politico vero (prima c’erano la non-associazione M5s e l’Associazione di Genova di proprietà di Grillo, che ancora detiene il marchio M5s) e la necessità di cominciare a gestire i dati correttamente. Questo è un passaggio cruciale. Davide Casaleggio inventa il suo sistema per cui gestisce e controlla il primo partito italiano quasi senza apparire. Ci riesce in quattro mosse.

Mossa numero uno: fa inserire all’articolo uno dello Statuto del Movimento 5 Stelle che Rousseau è l’unico soggetto titolato a gestire i dati e i processi democratici del Movimento.
Mossa numero due: diventa proprietario dell’organo di comunicazione del Movimento dopo che Grillo si è sfilato, il Blog delle Stelle. Non molti lo sanno, ma il dominio è intestato all’Associazione Rousseau di Davide Casaleggio che “ospita” la comunicazione del partito.
Mossa numero tre: fa inserire nel regolamento dei parlamentari l’obbligo di versare trecento euro al mese a Rousseau per la gestione della piattaforma e del Blog.
Mossa numero quattro: comincia piano piano a costruire una propria struttura parallela, di fatto coi soldi dei parlamentari, usando sempre solo il marchio Rousseau agli eventi, raccogliendo donazioni dagli attivisti attraverso il suo Blog delle Stelle, mettendo in piedi una scuola di formazione politica.

Soprattutto, raccogliendo dati. In parte per conto del Movimento 5 Stelle: a tutti gli attivisti viene chiesto di ripetere l’iscrizione (un 30% non lo farà, un danno immenso per un partito), sottoscrivendo la nuova privacy policy dove c’è scritto che titolare dei dati è il Movimento, e responsabile del trattamento Rousseau. Ma i dati dei donatori, dei commentatori del Blog delle Stelle, dei partecipanti agli eventi sono però dell’Associazione Rousseau. Esistono quindi due distinti dataset, verosimilmente in parte sovrapposti. Uno di proprietà del M5s, uno di Casaleggio in qualità di presidente dell’Associazione Rousseau. Ricordate questo punto, ci torneremo più avanti.

Passano un paio d’anni durante i quali, impegnati a governare con Salvini prima e con il Pd dopo, quei geniacci dei vertici romani del Movimento non si accorgono di essere stati presi in ostaggio. Poi succede qualcosa: arriva la nostra inchiesta, Il Sistema Casaleggio in cui raccontiamo bene come è stato possibile che un imprenditore abbia potuto gestire con 300 euro di investimento il partito italiano più votato, mischiando potere, influenza e affari. E qui cominciano i problemi. Molti parlamentari smettono di versare le quote a Rousseau. Inizialmente alcuni vengono espulsi ma quando Di Maio si dimette e subentra Vito Crimi, nessuno viene più sanzionato. Casaleggio capisce subito e chiede ripetutamente ai parlamentari di saldare i debiti. Fa un’ulteriore mossa, molto politica: pubblica un pamphlet ricordando quali dovrebbero essere i valori del Movimento, promossi e custoditi dall’Associazione Rousseau sottolineando che Crimi è in scadenza da capo politico. Questa situazione peggiora e si trascina fino a dopo la crisi sanitaria.

Il Movimento tenta di risolvere la situazione cambiando tutto di nuovo, con gli Stati Generali, durante i quali viene deciso che non ci sarà più il capo politico ma un organo collegiale, un nuovo direttorio. Casaleggio approfitta della situazione: supporta le votazioni che approvano il nuovo Statuto ma, non appena terminate, intima il saldo dei debiti minacciando di sospendere i servizi. Per la seconda volta, i vertici romani e Beppe Grillo non capiscono che cosa sta succedendo. L’Associazione Rousseau dichiara Crimi decaduto da capo politico, Grillo dichiara – in qualità di Garante – che fino all’elezione del direttorio Crimi rimane capo politico. Chi ha ragione? Casaleggio. Il tribunale di Cagliari, infatti, nell’ambito del ricorso di un attivista espulso, nomina un rappresentante legale in mancanza di uno eletto secondo statuto (il direttorio). Il Movimento, ad oggi, è rappresentato da uno sconosciuto avvocato nominato da un tribunale.

Il Movimento non riesce a trovare un accordo per la nomina del direttorio, lacerato tra le correnti. Casaleggio dà seguito alle minacce sospendendo il servizio di votazioni, prendendo di fatto in ostaggio il partito che si ritrova senza organi ufficiali e senza la possibilità di eleggerli, finché i parlamentari non dovessero saldare i loro debiti. Attenzione: i parlamentari, non l’associazione. L’obbligo di versamento dei 300 euro è infatti a carico dei singoli eletti. In questa situazione, l’Associazione Rousseau lancia un ultimatum finale scaduto il 22 aprile scorso. Non avendo il Movimento saldato i debiti Casaleggio ha deciso di fornire i servizi a qualsiasi lista civica lo chiedesse, anche non del Movimento. Sembra una mossa disperata, ma non è così. Si possono fare tre considerazioni.

La prima è che Casaleggio sta ripartendo dall’inizio, dalle origini. Anche il Movimento era nato come federazione di liste civiche già esistenti, sotto simboli diversi. Ancora una volta Casaleggio sta costringendo il partito con cui lavora a pagare per la creazione di un concorrente, come fece con Italia dei Valori che, di fatto, finanziò la nascita dello stesso Movimento. Se infatti i parlamentari volessero risolvere la situazione versando i soldi chiesti da Rousseau, questi andrebbero direttamente a finanziare il nascente soggetto politico dell’Erede.

Seconda considerazione: il Movimento non potrà uscire da questa situazione né facilmente né senza subire danni. Se paga Casaleggio, lui userà i soldi per fare concorrenza al suo ex partito. Se va per tribunali, spenderà soldi per gli avvocati e dovrà comunque saldare almeno parte del debito, perdendo tutto il know how.

Terza considerazione: lo statuto di Rousseau, a meno che non sia cambiato, non permette di fornire ad altri soggetti che non siano il M5s i propri servizi. Casaleggio, forse, sta violando lo statuto della sua stessa associazione prestando il fianco a possibili ricorsi del Movimento.

M5s è un partito in ostaggio perché non ha tecnicamente la possibilità di eleggere i propri organi sociali: l’elenco degli iscritti – necessario per farlo – lo detiene legittimamente l’Associazione Rousseau che lo può legalmente consegnare solo a qualcuno titolato a farlo. Al momento sarebbe il curatore nominato dal Tribunale di Cagliari. Non Conte, non Grillo, non Di Maio, non Vito Crimi. Ecco allora il problema che riguarda tutti: il primo partito italiano è in disfacimento e questa non è una buona notizia per l’Italia, è un buco nero, una supernova, che va assorbita e riempita di contenuti per evitare una seconda ondata populista. Il fallimento del M5s non è il fallimento del populismo, il linguaggio inventato dai Casaleggio è diventato maggioritario nel Paese. Il caso “Rai-Fedez” lo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio.

Non solo. Il sistema Casaleggio, il prototipo di azienda-partito è un esperimento pericoloso che deve essere evitato con una legge sul conflitto di interessi. Che in realtà c’è già, depositata in Parlamento a prima firma Francesco Boccia. Queste sfide vanno affrontate, per rinnovare le nostre democrazie ancora troppo fragili.

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