• Dom. Ago 1st, 2021

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Boom di errori giudiziari, ma il Csm promuove i magistrati

Nel Paese dove gli errori giudiziari e le ingiuste detenzioni raggiungono numeri alti al punto da ritenere patologiche alcune criticità del sistema giustizia, si scopre che i magistrati con una valutazione professionale negativa non arrivano al 2% ogni anno. Confrontare i due dati (errori giudiziari e valutazione dei magistrati) non può e non vuole servire a puntare indiscriminatamente il dito contro la categoria delle toghe. Di fronte a questi dati, però, è inevitabile porsi degli interrogativi.

«Come si spiegano i 207 errori giudiziari e le 29.500 ingiuste detenzioni negli ultimi trent’anni? Coincidenza, casualità, congiunture astrali?», è la riflessione sollevata da Errori giudiziari, l’associazione creata dai giornalisti Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone che da 25 anni raccoglie storie e traccia bilanci sul fenomeno degli errori giudiziari e delle ingiuste detenzioni. Possibile che i migliaia di casi registrati ogni anno siano soltanto coincidenze? «O magari anche incapacità, superficialità, sciatteria, distrazioni», ipotizzano. Una riflessione che a Napoli fa i conti con un triste primato a livello nazionale: da oltre dieci anni Napoli è in cima alle classifiche delle città italiane per numero di ingiuste detenzioni, cioè di innocenti finiti in carcere.

Ora, noi sappiamo quanti bravi e scrupolosi magistrati lavorano negli uffici giudiziari, con quanto zelo e quanta dedizione si occupano di casi spesso complessi e in contesti che, come quelli napoletani, sono appesantiti da una particolare mole di procedimenti e da croniche carenze di risorse all’interno degli uffici. Ma sappiamo anche che ci sono numeri elevatissimi di indagini che finiscono in archiviazioni e ancor di più in prescrizioni, di processi che si sarebbero potuti evitare, di innocenti finiti in galera. Come mai? Se non è mai responsabilità dei magistrati, allora perché si verificano così tanti casi di malagiustizia? Può davvero essere solo colpa di testimoni che prima denunciano e poi, una volta in aula, ritrattano?

Il Riformista si è già occupato di errori giudiziari e di ingiuste detenzioni, riportando le statistiche più aggiornate sul fenomeno. Attraverso i dati raccolti dal deputato di Azione Enrico Costa, prova ora ad analizzare un altro aspetto della questione: di chi è la responsabilità di tanti fallimenti giudiziari? Per il Csm non dei magistrati italiani, valutati quasi come infallibili. Se si osservano, infatti, i dati che l’onorevole Costa ha raccolto per presentare una serie di emendamenti alla riforma del processo penale, si nota che il Consiglio superiore della magistratura, organo di autogoverno delle toghe, negli anni ha sempre valutato più che positivamente il lavoro di giudici e pubblici ministeri, tanto che le valutazioni hanno avuto esito positivo nella quasi totalità dei casi: 97,73% nel 2010, 98,40% nel 2011, 97,15% nel 2012, 98,18% nel 2013, 97,13% nel 2014, 99,56% nel 2015, 99,30% nel 2016.

I dati raccolti, sebbene non attualissimi, spiccano rispetto ai numeri che in quegli stessi anni chiudevano i bilanci su errori giudiziari e ingiuste detenzioni. Nel 2012, per esempio, la media era addirittura di un errore o un innocente in carcere ogni giorno e, alla data del 31 maggio 2012, delle 144.650 cause pendenti dinanzi alla Corte di Strasburgo, 14.150 provenivano dal nostro Paese e, in particolare, dinanzi alla Corte di appello napoletana pendeva il 9,53% dei casi nazionali.

«La valutazione della professionalità dei magistrati denota che c’è una sorta di sei politico dato a tutti indifferentemente – commenta Costa – rispetto a una valutazione puntuale sul lavoro svolto. Questo crea un appiattimento che svilisce chi si impegna e premia chi non lo fa e dove c’è appiattimento, dove c’è valutazione come atto burocratico e non come sindacato puntuale di merito, ci sono meno stimoli per coloro che sono in condizione e si sentono di poter dare di più». «Ed è un peccato perché il merito va premiato – aggiunge Costa facendo poi riferimento alla questione delle correnti interne alla magistratura – Quando si sta tutti sullo stesso piano, a decidere è la corrente».

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