• Ven. Lug 30th, 2021

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Fedez si prende la scena, giornali e Tv si scatenano dimenticando la loggia Ungheria

Domenica pomeriggio si sono finalmente aperte le gabbie dove era rinchiusa la rabbia della sinistra – insieme a quella dei qualunquisti dei 5 stelle – ed è tornata la bella polemica politica di una volta. Mi ricordo che in passato ci furono battaglie epiche sulla riforma della Costituzione, sui salari degli operai, sui diritti a una riduzione dell’orario di lavoro, sul divorzio e l’aborto, sulla guerra, sul modo nel quale combattere la lotta armata e l’attacco mafioso. Su questi temi destra e sinistra spesso si divisero in modo anche molto aspro. Ieri, dopo lungo silenzio, la sinistra finalmente è tornata a dar battaglia. Su Fedez, stavolta. Sì: su Fedez.

Fedez è un cantante, ma anche un influencer (per la verità non so benissimo cosa voglia dire questa parola, ma su Wikipedia si trovano diverse spiegazioni) e da qualche settimana, credo, un combattente per i diritti civili. Uomo puro, giovane, non avvezzo alle mediazioni. Le mediazioni, voi lo sapete bene, sono quelle cose orribili che in genere travolgono e immiseriscono la politica. Il compromesso storico, l’articolo 7 della Costituzione, il governo Draghi… Fedez ha deciso di battersi per i diritti degli omosessuali, e io penso che sia una causa nobilissima. Da secoli gli omosessuali sono discriminati e offesi. Fedez lotta con passione, anche sfruttando, giustamente, la posizione di forza che gli viene dall’essere un personaggio famoso nel mondo dello spettacolo e dei social media: mena fendenti e non si risparmia.

Il primo maggio, per dare più forza al suo impegno a favore della legge Zan (la legge che disciplina i reati di offesa agli omosessuali, modifica la legge Mancino contro i reati di opinione fascista o razzista, e la amplia, e rifonda l’idea di identità di genere), ha scatenato una protesta furiosa contro la Rai. La protesta, si è scoperto poi, era infondata, perché Fedez sosteneva che la Rai aveva tentato di censurarlo, e per dimostrare questa accusa ha messo in rete un video della sua telefonata con una dirigente Rai che però era tagliato, mentre dal video integrale si capisce che la malcapitata dirigente Rai tutto aveva fatto meno che censurare). Però la polemica è rimasta in piedi. Un po’ perché comunque sul tema della difesa dei diritti degli omosessuali il mondo politico e l’opinione pubblica si dividono. C’è una maggioranza che difende questi diritti ma c’è anche una minoranza omofobica, in modo palese o occulto. E quindi la rivolta di Fedez contro la presunta omofobia della Rai ha sobillato gli animi politici e ha permesso, dopo tanti anni, anche alla sinistra di gettarsi nell’arena e picchiare duro. Letta è sceso in campo e si è fatto spalleggiare anche da Conte. Conte si è scagliato contro la lottizzazione della Rai (che oggi è in mano a leghisti e grillini) che lui stesso aveva realizzato in modo sistematico negli anni scorsi. (Probabilmente Conte non sempre viene informato delle cose che fa, e alle volte, giustamente, queste cose, quando viene a saperle, lo indignano…).

La polemica, come succede in questi casi, è stata largamente guidata dai giornali, nei loro siti e nell’edizione cartacea. Soprattutto dai grandi giornali. In particolare dal Corriere della Sera, da Repubblica e dalla Stampa. Questi tre incrociatori dell’informazione italiana, tutti e tre, ieri, dedicavano titoli di scatola, in apertura di prima pagina, a Fedez. “Ciclone Fedez sulla Rai”, titolava Repubblica con una grafica modificata rispetto al solito per dare più rilievo all’avvenimento clamoroso. Anche il Corriere ha modificato la sua grafica e ha titolato: “Il caso Fedez agita i partiti. Rai sotto accusa”. La Stampa a seguire: “Fedez: questa Rai è vergognosa”. Tutti gli altri argomenti sono passati in secondo piano. Tutti? Sì, soprattutto uno: Magistratopoli.

Vi abbiamo parlato di questo scandalo sull’ultimo numero del Riformista. Credo che lo conosciate. In sintesi, è successo che un magistrato milanese, interrogando un avvocato che negli ultimi tempi è spesso stato considerato molto attendibile dai Pm – tanto da avere lui, con le sue accuse, scatenato il processo a Palamara – ha messo a verbale notizie molto scottanti e clamorose. Che riguardavano l’avvocato Conte e soprattutto una presunta Loggia segreta, situata a Roma a piazza Ungheria, che – pare – teneva in pugno il governo della magistratura italiana. Nomine, equilibri, designazione di procuratori, vice, aggiunti, presidenti dei tribunali e tutto il resto. Loggia segreta e illegale, ovviamente. E se le accuse di questo avvocato, che si chiama Piero Amara, fossero veritiere, ci sarebbe da tirar giù in quattro e quattr’otto tutto l’establishment e il gruppo di potere della magistratura, e da cancellare lo stesso Csm, incapace di fare il suo lavoro.

Il problema è che questo magistrato che aveva raccolto le rivelazioni del pentito Amara aveva provato ad andare avanti nell’inchiesta, ma era stato bloccato dal suo superiore. E allora era corso a Roma e – illegalmente – aveva consegnato tutto a Piercamillo Davigo, membro del Csm, che – illegalmente – aveva ricevuto il malloppo e l’aveva – illegalmente – tenuto segreto per molti mesi. O forse – peggio ancora – ne aveva parlato, più o meno sommariamente – al vicepresidente del Csm, Ermini, e addirittura al presidente della Repubblica. Se fosse vero, sarebbe uno scandalo di proporzioni mai viste. Se invece non fosse vero che il presidente della Repubblica sia stato informato, resta sempre forse lo scandalo più clamoroso del dopoguerra, perché rende evidente che gran parte della struttura dirigente della magistratura italiana, nella sostanza, è illegale e priva di qualunque credibilità. E che anche le inchieste e le sentenze, di conseguenza, sono in gran parte illegali e – di fatto – corrotte.

Ma lo scandalo non finisce qui. In ottobre Davigo lascia il Csm per ragioni di età e miracolosamente il malloppo insabbiato ricompare nelle redazioni di due giornali: Repubblica e il Fatto. Cioè i due giornali che, insieme al Corriere, sono sempre stati alla testa del partito delle procure. Chi li ha dati ai giornalisti? La segretaria di Davigo. Cosa fanno i giornalisti, abituati a pubblicare qualunque intercettazione o documento segreto o velina gli venga passato da una Procura? Stavolta insabbiano tutto. Pensano: non è il caso di mettere in cattiva luce i magistrati. Mica son politici! Mica son Renzi o Berlusconi! E così oggi succede che i nomi dei partecipanti a questa misteriosa Loggia, se esiste, li conoscono alcuni magistrati, pochi, alcuni giornalisti e basta. E li usano a loro piacimento. Voi, a questo punto, vi stupite se i grandi giornali non hanno nessuna voglia di occuparsi di magistratopoli, dentro la quale sono infognati anche loro fino al collo? Già, neanche voi vi stupite. Però stavolta – diciamolo – è grossa grossa: come si fa a tacere? Fedez. Ecco che, in modo del tutto involontario, Fedez corre in soccorso. E apriti cielo. Per oggi lasciamo stare lo scandalo, dicono i grandi giornali, perché Fedez picchia alla porta.

Al Fatto Quotidiano, però, sta storia di Fedez non piace. Anche perché al suo direttore piace la canzone italiana, ma solo Renato Zero, credo, che spesso imita quando gioca a fare il karaoke e lo ha fatto anche sulla Rai, stonando solo un po’. Il rap di Fedez invece non lo entusiasma affatto. E allora trova un altro scoop che gli permette di sfuggire alla questione magistratopoli. Indovinate? Sì, lui: Renzi. Lo scoop glielo offre su un piatto d’argento il programma Rai Report. Travaglio lo sbatte in prima pagina, come gli capita non di rado, stavolta perché Renzi è stato beccato a chiacchierare in un autogrill con un certo dottor Mancini che è uno 007. È proibito parlare con Mancini? No, però… ma chi è Mancini? È l’uomo che Conte – l’unico premier amato da Travaglio – voleva alla guida dei servizi segreti. Poi non se ne fece niente perché cadde il governo.

È molto grave incontrare il candidato alla guida dei servizi segreti? Pare di sì. Parola di un direttore che una volta, a sua insaputa, se ne andò in vacanza con un poliziotto che poi fu condannato per favoreggiamento di un imprenditore a sua volta condannato per mafia…. Ciliegina sulla torta di questa inaudita commedia è il documento della corrente della magistratura guidata da Davigo, cioè dall’uomo che è al centro dello scandalo. Il comunicato giunge a paragonare Davigo a Falcone. Dico sul serio, eh. Uno come può commentare un delirio così? Infermieraaaa!!!!

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