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Consiglio comunale di Napoli paralizzato, era meglio avere un commissario…

DiRed Viper News Manager

Apr 30, 2021

La seduta del Consiglio comunale  di Napoli in programma ieri mattina è stata sciolta dopo appena un’ora per mancanza del numero legale. Non sarebbe una notizia, visto che il progressivo deterioramento della maggioranza del sindaco Luigi de Magistris ha da tempo paralizzato l’attività dell’assemblea civica. L’episodio di ieri, però, merita una riflessione perché è un fulgido esempio di cialtroneria bipartisan.

I consiglieri di Partito democratico, Movimento 5 Stelle e del gruppo La Città, infatti, si sono assentati per protestare contro la mancata soluzione del problema delle 160mila multe inflitte ai napoletani che hanno violato l’area pedonale tra Decumani e via Duomo. Pronta la reazione del sindaco che ha parlato di «comportamento inqualificabile e strumentale» puntando il dito contro quella parte di minoranza che vorrebbe intestarsi «lo squallido merito politico» dell’imminente cancellazione dei verbali. Qualcuno si chiederà: che c’entra la cialtroneria? C’entra, c’entra. Per comprenderlo basta riflettere sulla trasformazione di parte del centro storico di Napoli da zona a traffico limitato in area pedonale.

Il provvedimento era stato strombazzato dal sindaco come misura indispensabile per rivitalizzare l’attività di bar e ristoranti devastati dal primo lockdown. In realtà – e il Riformista, a suo tempo, non ha mancato di sottolinearlo – si trattava di un film già visto nel quartiere di Chiaia, dove il “modello baretti” ha reso invivibile una delle zone più belle della città. Che cosa avrebbe dovuto fare de Magistris? Riqualificare aree come il Centro direzionale e delocalizzarvi parte della movida. Oppure accorciare le distanze la centro e periferie dirigendo i flussi di persone da Chiaia a Ponticelli o dal Vomero a Scampia. Oppure, ancora, seguire l’esempio del collega fiorentino Dario Nardella e sfruttare la pandemia per definire un nuovo assetto urbanistico della città. Il sindaco, invece, ha spinto sull’acceleratore della demagogia partorendo una misura dall’impatto economico modesto per gli esercenti, ma imbarazzante per il Comune. A causa della «segnaletica insufficiente», infatti, Palazzo San Giacomo si trova ora costretto ad annullare circa 160mila multe da 90 euro l’una e a fare i conti con «passaggi amministrativi delicati» e «complicazioni giuridiche, economiche e finanziarie».

E la minoranza? Quella che ieri ha fatto mancare il numero legale è la stessa che, per quasi dieci anni, ha tenuto un comportamento ambiguo nei confronti dell’amministrazione arancione. È il caso del Pd, che ha considerato Dema come una costola del centrosinistra prima di prenderne le distanze più o meno nettamente, per finire con Forza Italia e Napoli Popolare, i cui rappresentati ieri hanno contribuito a far venir meno il numero legale dopo aver garantito al sindaco, a dicembre scorso, i voti indispensabili per approvare il bilancio e scongiurare l’onta del commissariamento. Uno scenario, quest’ultimo, destinato a riproporsi di qui a fine maggio, quando l’amministrazione arancione dovrà portare in Consiglio comunale l’ennesimo documento contabile con cifre sballate.

Dunque, da una parte c’è un sindaco che con la demagogia danneggia i napoletani e la credibilità del Comune; dall’altro un’opposizione che un giorno punta il dito contro Dema e il giorno successivo gli strizza l’occhio; in mezzo un Consiglio comunale ormai paralizzato e incapace di decidere alcunché: dite la verità, non era meglio il commissario?

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