• Mer. Lug 28th, 2021

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

“Sogno di riempire lo stadio della mia città”: la storia di Plug, il rapper 14enne che racconta la sua generazione

DiRed Viper News Manager

Apr 29, 2021

“Sogno di unire tanti con la mia musica, di riempire lo stadio della mia città. E ci riuscirò con l’impegno, la determinazione e tanto studio”. Ha le idee chiare Plug, nome d’arte di Andrea Buono, napoletano, che a 14 anni già fa rap da quando ne aveva 8. La sua musica piace soprattutto ai suoi coetanei che si riconoscono e si ritrovano nei suoi testi, tanto che su Instagram annovera già 20mila follower e milioni di visualizzazioni su YouTube.

“Vengo da un posto dove non è facile emergere, voglio rappresentare la mia generazione e far capire che è importante avere un sogno e fare di tutto per realizzarlo. Anche se è difficile si può arrivare dove si vuole”, dice Plug. Il 14enne vive nel quartiere Vasto, a ridosso della stazione centrale. Chiacchierando ha un lapsus emblematico: “Per noi che viviamo in periferia…ah no siamo al centro di Napoli”, dice. Plug vive in un territorio centralissimo ma che per servizi e mezzi è come se fosse una periferia nel cuore di Napoli. Lui questo lo sente e lo racconta nelle sue canzoni.

“Non è facile per noi ragazzi perché c’è molta ghettizzazione – racconta – la mente non è abituata a sognare, ma è questa la cosa più importante. In ogni parte della città dove è più difficile vivere è più difficile emergere perché non ci sono molti mezzi per farcela”. Ma lui è stato tenace e dal piccolo garage che ha attrezzato sotto casa ha iniziato a scrivere la sua musica.

Ha vissuto tra i palazzoni di vetro e ferro del Centro Direzionale di Napoli, dove va a scuola e frequenta i suoi coetanei. Ci porta in un angolo in particolare: “Qui siamo ‘dietro l’erbetta’, quasi tutti i miei pezzi li ho scritti qui, è un posto molto importante per me – racconta con il sorriso e l’orgoglio stampato sul volto – Qui e dove vivo io, la natura non c’è anche se mi piace molto. E allora qui c’è questa specie di prato sintetico: mi stendo qui e immagino di stare su un prato vero e mi viene l’ispirazione. Anche se lo so che non ci somiglia manco un po’ a un prato vero”.

Il rapper ha scelto come nome d’arte Plug che in inglese significa “spina”, quella che si inserisce nella presa per la corrente. “L’ho scelto perché vorrei essere il collegamento tra i giovani d’oggi e la musica che è il messaggio che voglio portare. Non sono arrabbiato quando canto, sono solo sicuro di me stesso”. Per Plug la musica è riscatto da tante cose: dal seguire la massa e anche dal pregiudizio degli altri, compreso quello che aleggia sulla città. “Canto in napoletano perché voglio portarne la bandiera, è la mia lingua e mi fa sentire a mio agio”.

E quando finirà la scuola sogna di andare al Conservatorio. Suona il pianoforte sin da piccolo ma dice “non mi piace la musica classica, la voglio studiare per riuscire ad applicare all’hip hop le tecniche della musica classica. È questa la mia idea innovativa di musica. E il collegamento c’è anche qui: tra generi musicali e tra componimenti del passato e di oggi”. Non vede l’ora di poter entrare in conservatorio anche per studiare le tecnologie musicali.

Dopo brani di successo come “Saint Tropez” e “Iqos” da pochi giorni è su tutte le piattaforme digitali “Monet”, feat Lele Blade, tra i più affermati della scena rap, di recente certificato disco d’oro con i singoli “Loco” e “Fuego”. “Monet” è un brano rap, fresco e diretto, che racconta la caparbietà di un ragazzo che lotta per realizzare i sogni che sa di poter raggiungere, consapevole che anche se il percorso può essere difficile e non compreso da molti, il risultato finale sarà un opera d’arte sbalorditiva, come un quadro di Monet.

L’articolo “Sogno di riempire lo stadio della mia città”: la storia di Plug, il rapper 14enne che racconta la sua generazione proviene da Il Riformista.