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Perché Macron ha fatto arrestare i rifugiati politici italiani, cosa c’è dietro la decisione del governo francese

DiRed Viper News Manager

Apr 29, 2021

Sette ex terroristi italiani rifugiati in Francia negli anni Ottanta con la Dottrina Mitterrand sono stati fermati ieri dalla polizia. La notizia è arrivata direttamente dall’Eliseo: «Questa mattina (ieri, ndr), sette brigatisti italiani condannati per atti terroristici dalla giustizia italiana sono stati arrestati sulla base di mandati di arresto italiani. Tre non erano in casa e sono attualmente ricercati». Tra gli arrestati ci sono Enzo Calvitti (pena: 18 anni, 7 mesi), Giovanni Alimonti (11 anni, 6 mesi), Roberta Cappelli (ergastolo), Marina Petrella (ergastolo) e Sergio Tornaghi (ergastolo), tutti delle Brigate Rosse, ma anche Giorgio Pietrostefani (14 anni, 2 mesi) di Lotta Continua e di Narciso Manenti (ergastolo) dei Nuclei Armati per il Contropotere territoriale. In fuga ci sono Maurizio Di Marzio, Raffaele Ventura e Luigi Bergamin.

Secondo Macron la svolta «è anche in linea con la necessità imperativa di costruire un’Europa della giustizia, in cui la fiducia reciproca deve essere al centro». Soddisfazione è arrivata anche dal premier Mario Draghi: «Il governo esprime soddisfazione per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta. La memoria di quegli atti barbarici è viva nella coscienza degli italiani». Dello stesso spirito le parole della ministra della Giustizia Marta Cartabia: «Ha una portata storica la decisione della Francia di rimuovere ogni ostacolo al giusto corso della Giustizia per una vicenda che è stata una ferita profonda nella storia italiana, per l’alto tributo di sangue versato e per l’attacco alle Istituzioni della Repubblica. Il mio pensiero oggi va innanzitutto alle vittime degli anni di piombo e ai loro familiari, rimasti per così tanti anni in attesa di risposte». Proprio la Guardasigilli italiana, nel colloquio dell’8 aprile con il suo omologo francese Eric Dupond-Moretti, aveva chiesto espressamente che gli ex terroristi fossero assicurati alla giustizia prima che intervenisse una nuova prescrizione il prossimo 10 maggio.

E così è stato: «Sono fiero di partecipare a questa decisione – ha detto il ministro della Giustizia francese – che, lo spero, permetterà all’Italia dopo 40 anni di voltare una pagina della sua storia macchiata di sangue e lacrime». Maurizio Campagna, presidente dell’Associazione per le vittime del terrorismo, ha chiesto «di attivare subito la macchina della giustizia e siano applicate le pene affinché possano pagare per quello che hanno fatto». Plausi all’iniziativa sono giunti trasversalmente da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Italia Viva, Pd e M5s. Voce critica per quanto accaduto è stata quella di Jean-Luc Mélenchon, leader del gruppo La France insoumise: «Per fermare il ciclo di attentati di estrema destra e sinistra in Italia, la Francia accettò l’asilo degli accusati contro la pace. Da allora, tutti i governi di destra e di sinistra hanno rifiutato l’espulsione. Con Macron la Francia non mantiene più la parola. Brutto segno per l’avvenire».

Insieme a lui quella dell’avvocato di Cesare Battisti, Davide Steccannella: «Far scontare pene, 50 o 40 anni dopo i fatti, a persone ormai anziane, che hanno preso parte a un periodo storico ben preciso che ha segnato il nostro Paese e che da allora erano riparati in Francia, non ha alcun senso, se non quello di una vendetta di uno Stato che non ha mai saputo fare i conti con la propria storia». Di «vendetta» ha parlato altresì Oreste Scalzone, ex leader di Potere Operaio. «Disappunto» è giunto anche dal leader di Prc, Maurizio Acerbo.

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