• Sab. Lug 31st, 2021

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

Blitz contro i rifugiati politici non è giustizia ma punizione infinita

DiRed Viper News Manager

Apr 29, 2021

La possibile estradizione dei rifugiati italiani degli anni 70 dalla Francia solleva per l’ennesima volta il problema della esecuzione della pena a decenni di distanza dai fatti sanzionati. Se la funzione risocializzante e ricostruttiva, come recitano costituzione e ordinamenti, vale nel caso in cui si è dato immediatamente inizio alla espiazione, a maggior ragione un tale criterio trova seguito quando questa interviene a distanza di quarant’anni e più dai fatti. In questo caso è opportuna un’applicazione della sanzione che, tutelando l’aspetto della retribuzione simbolica offerto alla comunità, salvaguardi anche il percorso di ricostruzione già largamente avvenuto. Altrimenti la sanzione si rivelerebbe un mero processo distruttivo, non del percorso che si è ritenuto sanzionare a suo tempo ma della successiva ricostruzione sociale.

Ad essere stigmatizzato si troverebbe unicamente questo secondo aspetto e non certo il primo, largamente metabolizzato dal tempo. Il rischio sarebbe quello di aggiornare la vecchia sanzione penale, con una perversa volontà tesa ad ostacolare, quasi negare, quella che è stata l’esistenza condotta dopo il reato e prima che intervenisse l’espiazione per il residuo pena, quasi che il percorso intrapreso all’esterno costituisse un esempio ben più fastidioso e reprensibile dei lontani episodi per i quali l’autorità giudiziaria aveva ritenuto sussistessero delle responsabilità penali. In quest’ultimo caso ci troveremmo di fronte ad un singolare atteggiamento che, pur affermando nei suoi presupposti teorici di perseguire un intento ricostruttivo, in concreto agirebbe in modo diametralmente opposto, distruggendo addirittura tratti di vita irreprensibili sul piano giudiziario.

Nel caso dei rifugiati italiani degli anni 70 si tratta di prendere atto che gran parte della sanzione giunge quasi, a volte oltre, tre decenni dopo la sentenza finale di condanna in presenza anche di tratti di pena non indifferenti già espiati. Negare l’intermezzo, ovvero la parte più lunga della loro esistenza, insieme al contesto storico che l’ha accompagnato, equivarrebbe a colpire un simbolo astratto. Esiste un rapporto insopprimibile tra giustizia e tempo. Un processo senza fine e una punizione infinita non sono giustizia.

L’articolo Blitz contro i rifugiati politici non è giustizia ma punizione infinita proviene da Il Riformista.