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Ancora fango sulla memoria di Regeni: documentario egiziano online prova a screditarlo

DiRed Viper News Manager

Apr 29, 2021

Giulio Regeni “è sparito nell’ottobre del 2015 in Turchia”, ed è “entrato e uscito dall’Italia senza che le autorità lo sapessero”. Sono alcune delle accuse e dei depistaggi che un documentario caricato la notte scorsa su Youtube lancia nei confronti del ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo, in Egitto, nel febbraio del 2016. Il video si intitola “The story of Giulio Regeni” ed è formato da tre parti, per la durata complessiva di 50 minuti. Si presenta come “il primo documentario che ricostruisce i movimenti di Giulio Regeni al Cairo”, è in lingua araba con sottotitoli in italiano ma gli autori sono ignoti, così come ignota è l’origine di una pagina Facebook omonima spuntata nella notte.

Anche il tempismo con cui è stato rilasciato il documentario è sospetto: a breve si terrà l’udienza preliminare del procedimento, davanti al gup di Roma, che vede imputati quattro appartenenti ai servizi segreti egiziani: Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, accusati del sequestro, delle torture e dell’uccisione di Regeni. Nell’atto di chiusura delle indagini i pm parlano di sevizie durate giorni messe in atto anche attraverso oggetti roventi, calci, pugni, lame e bastoni. Il tutto avveniva nella stanza 13 di una villetta al Cairo nella disponibilità degli 007 nordafricani.

La ricostruzione del video riporta diversi errori, il nome stesso di Giulio viene storpiato più volte. Il filmato è intervallato da una serie di interviste, rilasciate anche da Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, l’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta e l’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare Leonardo Tricarico. I fatti, molti dei quali già noti, vengono distorti e orientati per gettare discredito sul ricercatore italiano. Gli intervistati hanno preso le distanze dal documentario, affermando che le loro parole sono state interpretate e manipolate.

Passaggio chiave è quello in cui un avvocato egiziano parla di una presunta “lettera che l’Interpol italiano inviò a quello egiziano il primo febbraio 2016“, ossia due giorni prima del ritrovamento al Cairo del corpo martoriato del ricercatore friulano, per dire che “Regeni era scomparso nell’ottobre 2015 in Turchia”. “Ciò significa – si dice nel video – che Regeni è entrato in Italia ed è uscito senza che le autorità italiane lo sapessero”, sostiene il legale Wesam Ismail parlando di “una realtà molto strana” che la Procura di Roma avrebbe “trascurato”.

Raggiunta da Open, Elisabetta Trenta ha dichiarato di essere stata ingannata “in quanto contattata da un presunto giornalista dell’emittente saudita Al Arabiya intenzionato a coinvolgerla in un documentario sulle relazioni tra Italia ed Egitto”. “Se avessi saputo – ha aggiunto l’ex ministra – che la mia intervista sarebbe finita in un documentario che considero vergognoso e inaccettabile, naturalmente non avrei mai dato il mio consenso”. Nel filmato Gasparri afferma che “non ci sono solo i misteri del Cairo e i misteri di Cambridge, ci sono anche i misteri della Procura di Roma, su cui si dovrebbe fare luce”.

Il senatore azzurro si è difeso: “Ho rilasciato un’intervista a un giornalista egiziano, di cui ho il filmato, in cui ho detto che bisogna indagare sull’Università di Cambridge dove ci sono docenti probabilmente vicini ai Fratelli musulmani. Anche i giudici della Procura di Roma com’è noto si sono recati in Inghilterra senza aver ottenuto alcuna risposta. Ma nessuna parola di discredito su Regeni”. Sulla stessa linea anche il generale Tricarico: “Non ho giustificato chi ha ucciso Giulio Regeni, ho detto che bisognava indagare di più su Cambridge per capire meglio quello che è avvenuto. Le mie parole, che sottoscrivo punto per punto, sono state rese funzionali alle tesi del filmato che io non condivido”.

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