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Vietato vestirsi da prostituta, a Cassina de’ Pecchi il regolamento di polizia diventa un “attacco alla dignità della donna”

DiRed Viper News Manager

Apr 28, 2021

Un cortocircuito normativo che esaspera i dettami della Legge Merlin sulla prostituzione o  “l’ennesimo attacco alla dignità della donna”? A Cassina de’ Pecchi, comune dell’hinterland milanese, è in atto uno scontro furente sul regolamento di polizia urbana proposto dall’amministrazione comunale, che sarà discusso il 30 aprile prossimo in consiglio comunale.

Nel testo, ancora da approvare, si legge nell’articolo 23 che “in luogo pubblico è vietato contrarre ovvero concordare prestazioni sessuali oppure intrattenersi con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che, per atteggiamento, ovvero per l’abbigliamento ovvero per le modalità comportamentali manifestino comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”.

Termini che si prestano facilmente ad essere fraintesi o interpretati in maniera ‘larga’: così infatti non sarebbe solo vietata la prostituzione, ma anche evitare di indossare “l’abbigliamento” da prostituta. E chi è che definisce il look da prostituta? Basta una minigonna?

Contro il regolamento proposto dalla giunta guidata dalla sindaca leghista Elisa Balconi si sono scagliate le opposizioni, sia quelle di centrosinistra che quelle di centrodestra, essendo infatti l’Ente guidato da una giunta ‘monocolore’. “E’ una cosa assurda, chi stabilisce se è consono o no?”, si è chiesto Andrea Maggio di Uniti per Cassina, la lista d’opposizione che riunisce Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Il Partito Democratico locale parla invece di “ennesimo attacco alla dignità della donna”, chiedendosi “quale atteggiamento e quale abbigliamento considerino una manifestazione o una intenzione di attività di meretricio”.

La polemica sul regolamento segue quella dei giorni scorsi in cui Giuliana De Sanctis, assessore alla Sicurezza e alla Pubblica istruzione del Comune, aveva affrontato il tema del catcalling postando su Facebook un video dello scrittore Roberto Parodi in cui si fa presente alle ragazze che “il fatto che voi abbiate tutti i diritti di andare in giro vestite come una cubista del Pacha di Ibiza non significa che sia intelligente farlo”. Per quell’uscita anche la sindaca Balconi, così come i consiglieri di maggioranza, erano stati costretti a prendere le distanze, con l’assessore che aveva poi rimosso il post.

Le accuse sul regolamento sono state invece rispedite al mittente dalla sindaca leghista, che in un comunicato pubblicato sulla pagina Facebook del Comune ha precisato che “ogni donna come ogni uomo può circolare vestita/o come desidera sul nostro territorio: ciò che la legge vieta è il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione”.

L’articolo Vietato vestirsi da prostituta, a Cassina de’ Pecchi il regolamento di polizia diventa un “attacco alla dignità della donna” proviene da Il Riformista.