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Rider strappa il biglietto che inneggia al Duce nella consegna: licenziato per “privacy violata”

DiRed Viper News Manager

Apr 28, 2021

È arrivato in negozio per ritirare la consegna, un paio di bottiglie di vino e si è recato dal destinatario. Una volta arrivato ha trovato all’interno del pacco un biglietto che inneggiava al Duce. Così ha deciso di strapparlo davanti al destinatario. È successo a Bologna non in un giorno qualunque ma il 25 aprile. Il gesto è costato caro al rider che per questo motivo ha perso il posto di lavoro. Licenziato in tronco “per aver violato la privacy” e per un “comportamento scorretto” durante la consegna.

Protagonista della vicenda è un trentenne originario di Benevento, Luca Nisco, che ha raccontato la sua vicenda al Resto del Carlino. Da febbraio Luca lavorava per una nota piattaforma di consegne a domicilio. Quando il 25 aprile viene chiamato per la consegna trova il biglietto trascritto casualmente da un collega di Luca. Ma i due notano qualcosa di strano: non si trattava di un biglietto di auguri ma di un inno a Benito Mussolini. “Ci siamo guardati tutti in faccia imbarazzati, qualcuno ha commentato – dice Luca a Qn – Ho provato indignazione per quel messaggio, stupore che ancora oggi siano scritte certe cose”.

Una volta arrivato dal cliente ha deciso di strappare il biglietto, affermando che lì c’erano scritte solo oscenità. Subito dopo l’amara scoperta che la piattaforma di delivery aveva annullato tutti i suoi turni. Interpellata da Qn l’azienda ha spiegato che per policy si riserva “il diritto di non consegnare un biglietto in caso in cui sia contrario al decoro, all’ordine pubblico, offensivo”. Quindi quel biglietto non avrebbe mai dovuto accompagnare le bottiglie di vino: l’operatore che lo ha trascritto in primis “non ha seguito l’indicazione aziendale”, mettendo nero su bianco “un bigliettino contrario alla legge”. L’operatore è stato redarguito, senza conseguenze. Diversamente però da quanto accaduto a Luca. Il rider, secondo l’azienda, avrebbe “attuato due comportamenti scorretti”.

Il primo, la “palese violazione della privacy”, ovvero aver aperto il sacchetto per leggere il biglietto. E poi un “comportamento non in linea con i valori aziendali”, cioè l’aver strappato il messaggio. Ma Luca non si arrende ed è convinto a impugnare il suo licenziamento. “Sì ho sbagliato a strapparlo – dice – ma la reazione dell’azienda è eccessiva”.

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