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Respingere i migranti è disumano e costoso

DiRed Viper News Manager

Apr 28, 2021

Caro Direttore,
ho letto con molta attenzione e partecipazione l’articolo che hai pubblicato sabato sul Riformista a commento dell’ennesima tragedia che si è consumata nel Mediterraneo. I giornali scrivono al “largo della Libia” quasi a voler spingere lontano da noi quanto è avvenuto. Il tuo articolo è un esempio di chiarezza politica, di partecipazione umana e di cultura umanistica.

Da diversi giorni sono turbato, angosciato e arrabbiato con me stesso e la mia impotenza rispetto a queste tragedie. Pensare che si cerchi di ostacolare con molti raggiri e mistificazioni le Ong che cercano di salvare e impedire delle morti mi sembra qualcosa di vergognoso e non fa onore al nostro paese e all’Europa. Si tratta nella maggior parte dei casi di persone che sono costrette a migrare per sfuggire alla miseria, alla guerra, al terrorismo, alla miseria e a privazioni inenarrabili mentre da noi si litiga per un’ora in più di apertura dei ristoranti, c’è di che indignarsi.
Mentre noi, giustamente e con gratitudine, elogiamo le persone che si sacrificano nella lotta contro la pandemia e per evitare che le nostre contrade si riempiano di lutti e sofferenze, nello stesso tempo, come hai ben messo in evidenza nel tuo articolo, da noi ci si anima per evitare che volontari effettuino soccorsi in mare.

Tu dici che è un dazio che si paga al populismo, alla propaganda di destra, ai sovranisti che mostrano solo una cultura dell’egoismo. E così, lasciamo morire le persone in mare senza vergognarci, senza alcun senso di colpa, e si resta indifferenti al fatto che la spesa militare globale continui a crescere e la povertà si estenda e il lavoro si rattrappisca. Nell’anno della pandemia, per le armi sono stati spesi un totale di 1981 miliardi di dollari USA (1647 miliardi di euro), come ha ben documentato l’Istituto svedese di ricerca sulla pace a Stoccolma (Sipri). Si tratta di un aumento del 2,6 per cento rispetto al 2019, mentre secondo il Fondo monetario internazionale, il prodotto interno lordo globale (PIL) è diminuito del 4,4 per cento a causa della crisi sanitaria e a pagare questa diminuzione saranno ancora una volta le persone più povere.

Se tutti gli stati destinassero quanto spendono in un giorno per armamenti in aiuto a progetti di miglioramento dei servizi sanitari nei paesi poveri, il mondo inizierebbe a respirare speranza. Una delle grandi bugie che circola come se fosse solo buon senso, è quella secondo cui il salvataggio, l’accoglienza siano per un paese come il nostro dei costi insostenibili e che il respingimento dei migranti sia un risparmio di risorse pubbliche. A mettere in discussione questa mistificazione ha provveduto un rapporto di ActionAid diffuso in questi giorni dal significativo titolo “The Big Wall” (Il Grande Muro) che ha iniziato a mettere in chiaro i vari capitoli di spesa, italiani ed europei, che sostengono il fronte della sorveglianza dei confini e della deterrenza verso l’arrivo dei migranti, compresi quelli di chi fugge dalle guerre, dalle persecuzioni di natura etnica, politica e religiosa. I dati, seppur incompleti e nascosti nelle pieghe di bilancio o diluiti nei finanziamenti alle forze dell’ordine, dei vari ministeri e dei vari apparati, sono comunque impressionanti e inducono a riflettere e a rifiutare tutte quelle logiche che si ammantano di buon senso e si affidano alla propaganda di certe forze politiche che sul timore del diverso cercano di costruire il loro consenso.

Tra il 2015 e il 2020 la Repubblica Italiana e l’Unione europea hanno speso un miliardo e 337 milioni di euro per cercare di fermare le persone che provenivano dall’Africa. Molti di questi soldi sono usati per il controllo delle frontiere, altre spese ingenti riguardano l’utilizzo di strumenti tecnologici sempre più avanzati non per scopi umanitari o per salvare vite. A queste risorse vanno aggiunte quelle impegnate in Libia e nel Niger. L’Unione europea ha destinato ai respingimenti eufemisticamente definiti “rimpatri” cifre consistenti (8,7 miliardi del Fondo Immigrazione e asilo e 12 miliardi a sussidio del controllo confini).

Tocca principalmente alla politica, alle forze che si ispirano a valori umanitari introdurre un piano immigrazione che consenta arrivi sicuri e accoglienza attiva. Ciò che mi sorprende non è che a tutt’oggi – lo dico da vecchio militante sindacale – il sindacato non abbia ancora messo in atto una forte mobilitazione su questi temi. Mobilitare le lavoratrici e i lavoratori è utile per spingere la politica su sentieri solidaristici e socialmente progressisti e affermare che ogni persona ha il diritto a una vita buona, ma serve anche a creare un ethos che impedica l’indifferenza.

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