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Per combattere la giustizia lumaca bisogna depenalizzare

DiRed Viper News Manager

Apr 28, 2021
Il dato pubblicato ieri su queste pagine, in merito all’avocazione delle indagini da parte delle Procure generali, ai sensi della cosiddetta riforma Orlando, è molto significativo per comprendere lo stato della nostra Giustizia e l’incapacità del legislatore a trovare soluzioni efficaci per eliminare l’intollerabile lentezza dei procedimenti penali. Cosa prevede la norma, ormai in vigore da tempo? Il sostituto procuratore della Repubblica, allo scadere del termine di durata massima delle indagini preliminari, deve decidere entro tre mesi se chiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale. In caso contrario, l’indagine sarà avocata dal procuratore generale presso la Corte d’appello.
Nel leggere il numero delle avocazioni dell’anno 2020 – 65 in Italia, di cui 7 in Campania – si potrebbe pensare che gli uffici di Procura siano efficienti e produttivi, in quanto capaci di chiudere la loro attività nei tempi stabiliti. Ma un altro dato, quello sui reati prescritti mentre il relativo fascicolo giace negli armadi delle Procure (ben 43.375), ci riporta immediatamente alla realtà. Il sistema non funziona e la riforma Orlando non ha tenuto conto della realtà degli uffici giudiziari. Se la norma fosse stata applicata correttamente, al cattivo funzionamento della macchina investigativa si sarebbe aggiunta la totale paralisi dei procedimenti. Una valanga di fascicoli avrebbe seppellito le Procure generali, incapaci d’iniziare o proseguire le indagini, per mancanza di uomini e mezzi. Solo l’intervento del Consiglio superiore della magistratura, che con non pochi equilibrismi ha interpretato in concreto i concetti di  «inerzia effettiva e apparente», ha evitato il pur prevedibile disastro.

Siamo alla vigilia di nuove riforme. Il Recovery Plan dovrà essere utilizzato anche per la Giustizia e sono stati annunciati investimenti per avere procedimenti giusti e di ragionevole durata, come previsto dall’articolo 111 della Costituzione. Occorrono certamente nuove risorse umane ed economiche, ma soprattutto interventi efficaci che diano all’opinione pubblica fiducia nel funzionamento della Giustizia e rilancino il significato di quella frase che compare in bella mostra nelle aule dibattimentali: «La legge è uguale per tutti». Oggi certamente non è così. Il numero di procedimenti pendenti è enorme e l’obbligatorietà dell’azione penale è solo una chimera. Le Procure della Repubblica indicano i reati da perseguire con priorità, mentre molti fascicoli attendono invano di essere, come si dice in gergo, “lavorati”, ma spesso sono del tutto ignorati, cioè vivono una breve illusione di vita per finire in prescrizione.
È tempo di colori, eppure la Giustizia non è da meno. Se è giusto assegnare il “codice rosso” ad alcuni delitti, cioè una corsia preferenziale nelle indagini, per i pericoli che tali azioni comportano, sarebbe altrettanto giusto garantire a tutti i cittadini – indagati e persone offese – una Giustizia conforme ai principi costituzionali. La rilevanza penale dei fatti lo impone! Ed è qui la soluzione. Differenziare ciò che è penalmente rilevante da ciò che potrebbe non esserlo più. Trovare altre strade praticabili di accertamento della verità, in sede civile e/o amministrativa e lasciare alle indagini penali le fattispecie pericolose per la società. Un’effettiva depenalizzazione consentirebbe di avere una Giustizia efficiente e uguale per tutti ed eliminerebbe l’attuale ambiguità dell’azione penale, per legge obbligatoria, ma esercitata sul territorio nazionale in modo non uniforme, quasi a macchia di leopardo.

L’articolo Per combattere la giustizia lumaca bisogna depenalizzare proviene da Il Riformista.