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“In sei in una cella per quattro”, ex detenuto chiede e ottiene il risarcimento per danni

DiRed Viper News Manager

Apr 28, 2021

In cella con meno di tre metri quadri a disposizione, così come indicato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La Cassazione ha confermato il risarcimento del danno per un ex recluso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, che per poco più di un anno, tra il 2010 e il 2011, era rimasto con altri cinque detenuti nei reparti Tevere e Volturno dell’istituto Francesco Uccella, in celle però omologate per quattro.

Il Ministero della Giustizia era stato condannato nel 2918 dal Tribunale di Isernia al pagamento di un risarcimento per l’uomo quantificato in quasi 3mila euro. L’ex detenuto aveva deciso di rivolgersi ai giudici dopo aver finito di espiare la pena ai domiciliari. Il dicastero aveva impugnato il ricorso presupponendo che l’azione risarcitoria fosse decaduta: la norma prevede infatti che questa venga esercitata entro sei mesi dalla cessazione dello stato di detenzione.

Il collegio giudicante della Suprema corte ha sancito un principio destinato a rappresentare un importante precedente in materia. Devono infatti ritenersi equivalenti le espressioni che si riferiscono da un lato alla “cessazione dello stato di detenzione” e dall’altro alla “cessazione della espiazione della pena detentiva”, in quanto entrambe coincidono con il fine pena, “ossia con l’esaurimento della esecuzione della pena detentiva, indipendentemente dalle modalità di esecuzione della stessa”.

L’uomo aveva finito di espiare la pena agli arresti domiciliari il 20 ottobre 2015, e ha presentato il ricorso il 19 aprile 2016, quindi entro i sei mesi dal termine dell’esecuzione della pena detentiva. Non c’è stata quindi decadenza, considerando il periodo di detenzione domiciliare.

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