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Imprenditore trascinato davanti al busto della “buonanima” di Sibillo: “E ora dacci il pizzo”

DiRed Viper News Manager

Apr 28, 2021

Il busto di Emanuele Sibillo utilizzato non solo come “reliquia” in sua memoria, ma come icona di devozione e intimidazione. Dalle carte dall’inchiesta dei carabinieri del comando provinciale di Napoli, coordinata dalla DDA, che oggi ha portato all’arresto di 21 presunti appartenenti al gruppo camorristico satellite dell’Alleanza di Secondigliano, è emerso come un commerciante della zona sia stato in passato letteralmente “trascinato” davanti all’altarino affinché riconoscesse la supremazia malavitosa dei Sibillo.

Un gesto simbolico che i membri della banda avrebbero compiuto prima di imporgli il pizzo. Era comunque prassi che le richieste di estorsione avvenissero in quel luogo, come evidenziato dagli almeno dodici casi accertati, di cui uno avvenuto – appunto – con violenza.

L’altare della Madonna, allestito al civico 26 di via Santissimi Filippo e Giacomo, nel cuore di Napoli, dove risiede la famiglia dei Sibillo, è stato smantellato questa mattina con l’aiuto dei Vigili del fuoco, che hanno portato via il busto del “baby boss”, chiamato ora dai suoi eredi “buonanima”.

Il palazzo era sorvegliato da ronde armate, come accade in molti altri quartieri della città, da Bagnoli a Scampia, dal Vasto a Fuorigrotta, controllati dall’Alleanza di Secondigliano. Secondo la Dda di Napoli, i Sibillo, conosciuti anche come “paranza dei bambini”, operano all’interno dell’Alleanza, seppur ricoprendo un ruolo “marginale e subordinato”, nella guerra che da anni va avanti con l’altro cartello criminale cittadino, quello dei Mazzarella.

Durante l’intervento dei militari ci sono stati momenti di tensione nell’androne del palazzo, con i familiari di Emanuele Sibillo che hanno cercato di opporsi per difendere la memoria del giovane: “È morto, basta, andate via”, sono le urla indirizzate ai carabinieri.

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