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Ciro Grillo, inchiesta al ralenti: Procura in affanno ma Bonafede voltò le spalle

DiRed Viper News Manager

Apr 27, 2021

Il caso Ciro Grillo, indagato per violenza sessuale a Porto Cervo del luglio di due anni fa, arriva tra pochi giorni al rinvio a giudizio. Nella migliore delle ipotesi, saranno trascorsi ventidue mesi dal fatto: un arco temporale lungo, soprattutto dopo l’introduzione del codice rosso che indica priorità massima per i reati a sfondo sessuale.
«Indagini complesse possono portare via molto tempo anche nella fase preliminare», chiariscono gli organi della magistratura che abbiamo sentito. Beninteso che la complessità è a sua volta affrontata diversamente dalla dotazione organica, dagli uomini e dai mezzi disponibili. E qui si apre un dossier assai spinoso: la Procura di Tempio Pausania, malgrado avesse avvertito della gravità del caso – il figlio del leader del primo partito politico italiano accusato di stupro, un fatto unico nella storia – è stata tenuta sotto al minimo dell’organico necessario per il regolare funzionamento degli uffici.

L’11 maggio 2018 arriva a Tempio Pausania il nuovo Procuratore capo, Gregorio Capasso, da Latina. Era già stato a Crotone, altra frontiera. Ma rispetto ad altre situazioni, quella gallurese sembra essere stata a lungo considerata, e certo a torto, una frontiera di serie B. Eppure ha un territorio vasto e particolarissimo: poco popolata durante l’anno, diventa tra le principali mete turistiche nella stagione estiva. E se il dato della popolazione residente la incolla a una irrisoria dotazione di personale giudiziario, la Procura gallurese deve far fronte durante quattro mesi l’anno ad un numero impressionante di reati, civili e penali. Risse, accoltellamenti, ubriachezza molesta sono all’ordine del giorno. Usura, armi. E tanta droga. La quantità di stupefacenti sequestrata in Costa Smeralda è la seconda in Italia, dopo la Campania.

Al Procuratore capo Gregorio Capasso si tributa il merito della buona volontà: «Fa il massimo del possibile, che è molto poco data la situazione», ci dicono dalla redazione de La Nuova Sardegna i colleghi della giudiziaria. Insediatosi solo l’anno prima, avviando le indagini su Ciro Grillo le premesse erano più che energiche: «L’inchiesta è secretata – aveva detto all’Ansa il procuratore capo a fine agosto – Posso solo dire che daremo una forte accelerata alle indagini per arrivare alle conclusioni il prima possibile, nel rispetto della tutela della vittima e degli indagati».
Il prima possibile è diventato 22 mesi. E non per caso. La situazione di carenza nell’organico e nelle dotazioni è diventata dal luglio 2019 insostenibile, la Procura è stata letteralmente azzoppata. Ad inizio indagini, il dottor Capasso aveva firmato l’ordine di sequestro dei cellulari degli indagati.

I Carabinieri avevano raggiunto Ciro Grillo il 29 Agosto, in Versilia, mentre in contemporanea scattavano le perquisizioni a carico degli altri indagati. Sottoposti all’esame del perito incaricato dalla Procura, i cellulari avevano restituito il loro carico di messaggi, foto e altri elementi utili alle indagini, fra cui – presumibilmente – l’ormai famigerato video girato durante lo stupro. Poi, la Costa Smeralda si è trasformata nel porto delle nebbie. I tempi lunghi, come a voler concedere una speranza ad una diversa conclusione della vicenda. A un ripensamento, forse, o a una diversa presa di posizione delle parti. Cristallizzato lo stato dei fatti al luglio 2019, siamo arrivati ormai al maggio 2021. «Abbiamo denunciato l’incredibile paralisi degli uffici giudiziari di Tempio, dove si rasenta l’interruzione di pubblico servizio», ci dice Carlo Selis, presidente dell’ordine degli avvocati di Tempio Pausania.

«È un momento di gravissima crisi per il tribunale di Tempio. Abbiamo parlato più volte di denegata giustizia, il tribunale non riesce a lavorare. Segue un territorio vasto e importante, sotto dotato rispetto alle esigenze. Siamo sottodimensionati, mancano magistrati, procuratori, dipendenti amministrativi. Il dottor Capasso non ha un sostituto». Ed è stato chiesto, in questi due anni, a gran voce. Da parte dell’Anm e da parte degli avvocati.
«Al ministro Bonafede in questi ultimi due anni abbiamo mandato ogni tipo di sollecitazione. Noi avvocati nel 2020 abbiamo fatto sei mesi di astensione dal lavoro; abbiamo protestato perché c’è chi tiene bloccata questa Procura. E sa cosa ha fatto il Ministero? Anziché parlare con noi, ci ha comminato 20.000 euro di sanzione». Le regole sull’astensione dal lavoro degli avvocati sono rigide, ma lasciarli del tutto inascoltati è stato ingeneroso.

«Più volte negli ultimi due anni abbiamo fatto presente l’inadeguatezza della struttura, anche in virtù del delicatissimo svolgimento delle indagini su Ciro Grillo. Da Bonafede nessuna replica. Anzi. La situazione è andata peggiorando, con l’avvitamento del carico pendente, il 72% di magistrati chiede subito di andare via, il turn over più alto d’Italia. Perché chi viene qui si rende conto che non ci sono le condizioni», si sfoga Selis. «Abbiamo chiesto l’intervento della politica, ma Bonafede non è mai venuto qui», aggiunge. Guarda caso. «Capasso è un magistrato che si è dato da fare, nei limiti dell’organizzazione possibile. Ma senza un sostituto, cosa può fare da solo? Questo tribunale gestisce interessi economici molto grandi. Moltissimi processi per stupefacenti, perché Olbia è un centro di traffico». E il caso Grillo. «Manca chi smaltisce il lavoro – prosegue l’avvocato Selis – e basta un dato del penale per capirci: abbiamo un tasso di prescrizione del 80%, otto processi su dieci non si concludono con una sentenza di merito, ma con la prescrizione. La media italiana è la metà, 40%».

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