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Roma, fuga dalla campagna elettorale: nessuno vuole il Campidoglio

DiRed Viper News Manager

Apr 26, 2021

La campagna elettorale di Roma non decolla. Più che una caccia al candidato, nella Capitale, è in atto la fuga dalla competizione. Al momento, Raggi e Calenda a parte, la vera corsa è quella a mollare la possibilità di competere per il Campidoglio. Nel centrodestra Guido Bertolaso, ad ogni domanda sul tema, risponde che non si vuole candidare. Ma in molti sostengono si tratti di un bluff: al momento è lui il solo competitor che unisce Salvini, Meloni e Berlusconi. Ed è solo lui che per ora insidia i pensieri  della Raggi. A riprova che l’ex Protezione civile sia tutt’altro che fuori dai giochi c’è il post dello scorso 21 aprile (Natale di Roma) in cui lanciava un amore sperticato per la Capitale, scoccando una frecciatina al vetriolo contro la “Sindaca di Nimes”, in chiaro riferimento alla gaffe della foto del Colosseo.

Guido Bertolaso

ZINGARETTI DICE NO
Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, intanto, ribadisce il suo no alla candidatura a sindaco di Roma. Ha spiegato le ragioni a Rai News24. «Io non ne faccio una questione personale ma un tema politico: sono il primo presidente della Regione Lazio eletto per due volte di fila. Abbiamo risanato sanità, trasporti, abbiamo fatto investimenti anche sul digitale. Sono stato eletto per servire la mia comunità: non posso interrompere questo lavoro durante una emergenza sanitaria come questa facendo un’altra scelta», ha spiegato il governatore. «Non è un tema personale ma un tema di responsabilità», ha continuato Zingaretti. «Nella mia vita ho sempre messo al primo posto la missione. Devo ringraziare i cittadini per essere stato eletto due volte e ora, con la campagna vaccinale al centro, come faccio a pensare “Arrivederci, vado via?” Tra l’altro le candidature in campo per il centrosinistra sono più che credibili», ha aggiunto Nicola Zingaretti. «Poi ovviamente mi fa un grande piacere che molte cose siano riconoscibili e riconosciute», ha concluso. Anche su questo fronte, però, sono pochi a credere che l’ex leader Pd si metta completamente da parte. E, mai in questo fronte, decisive saranno le prossime settimane in cui si metterà a punto la macchina delle Primarie. Oggi, intanto, vertice tra Gualtieri e Letta: l’ex ministro, tanto per non esser da meno dei suoi colleghi, non vorrebbe competere. Il segretario Dem farà di tutto per convincerlo.
BUCHE, DECORO E FINTE GAFFE
Davanti ai classici giochi di partito per la scelta del candidato (o non candidato) giusto la Raggi sta mettendo a punto lo sprint finale per tentare la rielezione. E lo sta facendo puntando tutto sulla manutenzione stradale. Migliaia di chilometri di asfalto sistemato e tocchi strategici assestati nei punti giusti (come il restyling di piazza Venezia, da dove sono state tolte buche talmente vecchie che erano quasi di competenza della Sovrintendenza. Altro punto cardine per convincere i romani è il decoro e la pulizia della città. La Raggi è stata chiara con i suoi: “Si deve vedere la differenza con il passato”. Nonostante i guai con le amministrazioni dell’Ama ora sembra esser riuscita a trovare la chiave giusta e anche la pulizia della città non è più un miraggio. Certo, per lei non ci saranno sconti: basti guardare la gaffe sul Colosseo di Nimes. Ma su questo punto, ad esser onesti, la prima cittadina è stata messa nel tritacarne senza avere responsabilità: la Federgolf, infatti, si è scusata per l’errore nella pubblicazione della foto sbagliata. E lo ha fatto con un post ufficiale: ”La Ryder Cup Europe nei giorni scorsi ha realizzato e pubblicato sui propri canali ufficiali un video promozionale riguardante la Ryder Cup 2023, in programma al Marco Simone Golf & Country Club di Guidonia Montecelio (Roma), per la prima volta in Italia. Il filmato riportava al suo interno una immagine errata. Pertanto il video è stato modificato dalla stessa Ryder Cup Europe”. La smentita della Federazione italiana Golf sul caso dell’arena di Nimes spacciata per il Colosseo nello spot sulla Ryder Cup. Quindi, ma in pochi (nessuno?) hanno sottolineato come il Campidoglio fosse estraneo all’errore.

Nicola Zingaretti

CALENDA IN AZIONE
Un altro che sta lavorando sodo. E, soprattutto, l’unico che ci mette la faccia è Carlo Calenda. Testa bassa e tante idee. Ha mostrato i muscoli al Pd che voleva imporgli la linea, è preparato, competente e ha voglia di fare. Non si mette paura di quello che troverà. Strategia e razionalità, legate (anche se sembra un paradosso) a quella sana follia di mettersi contro tutto e tutti. Gli altri fanno tavole rotonde, vertici, parole: lui risponde coi fatti. Al massimo deride tutti con un tweet («Dopo tanti finti “sondaggi” commissionati dalle parti in causa a beneficio di retroscena giornalistici, eccone uno oggettivo commissionato dal Sole24Ore. Interessante».  Due girate di manica alla camicia e mette in fila i problemi. Virginia Raggi lo teme non poco. Lui lo sa e gioca di fioretto. Se il centrosinistra, come sembra, dovesse bussare alla sua porta sarebbe già una vittoria per lui.
IL RESTO DEL MONDO

Tobia Zevi

Chiudono il cerchio delle candidature Andrea Bernaudo e Tobia Zevi. Entrambi bravi, specialmente Zevi. Ma forse poco strutturati per reggere botta nella disputa vera. Il loro apporto varrà tanto in un eventuale tornata di ballottaggio. Ma questa è ancora fantapolitica.

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