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Come sta andando il 2×1000 ai partiti

DiRed Viper News Manager

Apr 26, 2021

Nelle prossime settimane molti italiani presenteranno la propria dichiarazione dei redditi. Come ogni anno, alla fine della dichiarazione, ogni contribuente può scegliere se destinare una parte della propria imposta, il cosiddetto 2×1000, a una forza politica.

 

 

Una scelta che si aggiunge, e non va confusa, con le quote di Irpef che possono essere destinate ad altri soggetti. Ad esempio l’8×1000 per le confessioni religiose e il 5×1000 per enti e associazioni che svolgono attività socialmente rilevanti.

Il 2×1000 è la forma di finanziamento pubblico ai partiti che ha sostituito i rimborsi elettorali. Con la dichiarazione dei redditi, i contribuenti possono decidere di destinare una quota della loro irpef (lo 0,2%, cioè il cosiddetto 2×1000) a un partito anziché allo stato.
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Un canale di finanziamento sempre più importante per le forze politiche.

Sono ormai sette anni che questo strumento, introdotto con un decreto dell’allora governo Letta, può essere utilizzato dagli italiani. Dal 2017 ha sostituito definitivamente i rimborsi elettorali, ormai aboliti. Rispetto a questi ultimi, il 2×1000 ha rappresentato un cambio di paradigma enorme. È ancora finanziamento pubblico, in quanto si tratta di fondi che derivano dalla fiscalità generale. Ma mentre i rimborsi elettorali erano automatici, e venivano erogati in base ai voti ricevuti dalla lista nelle elezioni, il 2×1000 è volontario e la sua entità dipende da quanti contribuenti optano per una precisa forza politica nella dichiarazione dei redditi. Questo significa che ogni anno si apre una vera e propria competizione tra i partiti per raccogliere questa forma di finanziamento.

Vediamo come funziona, perché con il tempo è diventata una risorsa sempre più importante per i partiti e quali forze sono state maggiormente premiate negli ultimi anni dalle scelte dei contribuenti.

Quanto vale il 2×1000

Il primo e più significativo cambiamento del 2×1000, rispetto ai rimborsi elettorali, è sicuramente l’entità. I vecchi rimborsi infatti valevano fino al 2012 oltre 180 milioni di euro, cifra dimezzata dalla legge 96/2012, durante il governo Monti. Il 2×1000 invece ha un tetto annuo molto più contenuto: 25,1 milioni di euro.

L’altra novità rispetto ai rimborsi è che al 2×1000 possono accedere solo i partiti iscritti in un apposito registro. Requisito per l’iscrizione, deliberata da una commissione terza composta da magistrati, è uno statuto conforme a principi di democrazia interna. Inoltre, mentre i rimborsi erano predeterminabili in base ai risultati elettorali, l’importo effettivo del 2×1000 ogni anno è imprevedibile perché dipende dalle scelte dei contribuenti in sede di dichiarazione.

In parallelo con l’abolizione dei rimborsi elettorali, è variata la cifra stanziata dallo stato per il 2×1000. Nel 2014 erano 7,75 milioni, nel 2015 9,6 milioni, nel 2016 17,7 milioni. Dal 2017 la somma in palio è pari a 25,1 milioni.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mef
(ultimo aggiornamento: mercoledì 21 Aprile 2021)

25,1 milioni di euro in palio ogni anno per il 2×1000.

Risorse che quindi non sono affatto scontate e su cui, in queste settimane, le varie forze politiche stanno lanciando la propria campagna per invitare i cittadini a sceglierli come destinatari del 2×1000. Dai più grandi, come Lega, Pd e Fdi, a forze intermedie, come Forza Italia, ai più piccoli come Azione, Sinistra italiana, Italia viva, Articolo 1-Mdp, +Europa e Possibile.

30 i partiti in lizza per le dichiarazioni dei redditi nel 2021.

M5s finora non ha avuto accesso al 2×1000. Le cose potrebbero cambiare con la rifondazione dei prossimi mesi.

Una competizione che riguarderà, nel 2021, 30 partiti registrati, in aumento rispetto ai 19 che concorrevano per le dichiarazioni dei redditi 2014. Dalla fondazione, finora è rimasto escluso il Movimento 5 stelle. In parte per una scelta identitaria, in parte anche perché tra le condizioni per entrare nel registro ci sono una serie di requisiti di trasparenza e democrazia interna. Tra queste, la previsione di assemblee congressuali con cadenza definita, trasparenza sull’organizzazione interna, rispetto del diritto alla difesa e al contraddittorio in caso di espulsioni.

Sarà interessante capire se questa scelta cambierà come conseguenza del processo di rifondazione avviato dall’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte. Un percorso che, stando alle prime intenzioni, potrebbe comportare una strutturazione anche territoriale del movimento, alle prese con le richieste di “arretrati” da parte dell’associazione Rousseau.

Se anche il M5s sceglierà questa strada, la competizione sarà ancora più accesa. Ma ad oggi, quali sono stati i partiti più premiati dal 2×1000?

I partiti più premiati

Nel 2020 sono stati quasi 1,4 milioni i cittadini che hanno optato per il 2×1000, ovvero circa il 3,3% dei contribuenti, per un totale di 18,9 milioni di euro erogati. Si tratta del dato più elevato dall’inizio della serie storica, che aveva visto una flessione netta nel 2018, per poi tornare a crescere negli anni successivi.

L’anomalia sul dato 2014 è dovuta al fatto che era il primo anno di applicazione e la procedura di scelta era diversa. Nello specifico, la scheda per selezionare il partito non era allegata all’ordinaria modulistica fiscale ma doveva essere scaricata autonomamente dal sito internet dell’agenzia delle entrate.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mef
(ultimo aggiornamento: mercoledì 21 Aprile 2021)

Fin dall’introduzione dello strumento, le 2 forze più premiate sono state soprattutto Partito democratico e Lega. Un dato che si è confermato nelle dichiarazioni 2020. Il Pd, con poco meno di mezzo milione di contribuenti, è il partito con più scelte, seguito dalla Lega per Salvini premier. Anzi, possiamo parlare tranquillamente di “Leghe”, visto che dal 2018 competono per i fondi sia il vecchio partito (Lega nord per l’Indipendenza della Padania) sia quello nuovo (Lega per Salvini premier). Insieme, cubano oltre 260mila preferenze da parte dei contribuenti.

Nella classifica sono presentate solo le forze politiche che hanno raccolto almeno 15mila opzioni nel 2×1000 del 2020.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mef
(ultimo aggiornamento: mercoledì 21 Aprile 2021)

Il terzo partito con più scelte è quello di Giorgia Meloni, con oltre 160mila opzioni. Da notare come ai primi posti per numero di scelte si trovino anche partiti minori, come Rifondazione comunista e la Federazione dei verdi. Un dato che, assieme a quello dei partiti maggiori, mostra come siano soprattutto i partiti più strutturati, in termini di radicamento territoriale e di militanza, a raccogliere più preferenze nella scelta del 2×1000.

53.800 i contribuenti che hanno scelto Rifondazione comunista nel 2020. Un dato che supera ampiamente altri partiti con maggior consenso elettorale.

In termini di fondi raccolti, è il Partito democratico a intercettare la maggior parte del 2×1000: 7,4 milioni di euro nel 2020 (circa il 39% di quanto erogato nell’anno). Seguono le due Leghe, con 3 milioni di euro complessivi (quasi il 16% dei fondi) e Fratelli d’Italia, con oltre 2 milioni di euro. A cambiare radicalmente tra le 3 forze politiche è però l’andamento nel tempo. Con tendenze che, pur con prudenza di analisi, possono essere lette in controluce rispetto allo stato di salute dei partiti.

Ai fini dell’elaborazione sono stati considerati solo i partiti che hanno ricevuto, cumulativamente dall’introduzione del 2×1000, almeno 1,5 milioni di euro.

Solo dal 2017 la somma in palio è pari a 25,1 milioni. Nel 2014 erano 7,75 milioni, nel 2015 9,6 milioni, nel 2016 17,7 milioni.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mef
(ultimo aggiornamento: mercoledì 21 Aprile 2021)

L’andamento del 2×1000 può variare in funzione dello stato di salute dei partiti.

Il Pd, che per tutta la serie storica è stato il partito di gran lunga più premiato dal 2×1000, ha registrato negli ultimi anni un andamento altalenante. Con una crescita che si interrompe nel 2018, nell’anno delle elezioni per il parlamento, un dato forse da ricondurre anche alla delusione per l’esito nelle politiche da parte dei suoi elettori. Il calo del 2×1000 erogato nel 2018 (-11% di scelte e -1,2 milioni di euro optati) è infatti in buona parte da ricondurre al calo del Partito democratico, che in quell’anno riceve oltre 100mila opzioni in meno, per una perdita di quasi 1 milione di euro. L’anno successivo, con l’elezione di un nuovo segretario, tornano a crescere sia le opzioni (oltre 570mila nel 2019) che i fondi ricevuti (8,4 milioni, quasi un milione e mezzo in più dell’anno precedente). Nel 2020, è ridisceso sotto le 500mila opzioni e a 7,4 milioni di euro.

496.844 i contribuenti che hanno optato per il Pd nel 2020, in calo rispetto ai 572.686 dell’anno precedente.

Tendenza diversa per i due principali partiti del centrodestra. Prese insieme, le 2 Leghe hanno avuto una fase di crescita ininterrotta fino al 2019 quando hanno raggiunto quasi 340mila contribuenti per un totale di 3,8 milioni di euro erogati. Una ascesa che, come avevamo avuto modo di raccontare in passato, è stata speculare a quella rilevata nelle elezioni (politiche ed europee) e nei sondaggi. Dopo l’uscita del partito dalla maggioranza di governo, così come è diminuito il consenso nelle rilevazioni demoscopiche, sono calate anche le opzioni per il 2×1000 (260mila nel 2020) e i fondi ricevuti (-800mila euro).

-21,8% i fondi da 2×1000 incassati dalle Leghe nel 2020 rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo Fratelli d’Italia segna un aumento di circa 1 milione di euro (+88%).

Un calo a tutto vantaggio dell’alleato-rivale Fratelli d’Italia. Negli ultimi anni il partito di Giorgia Meloni è cresciuto sia in termini di scelte (164.133 nel 2020, erano 93mila nel 2019 e addirittura 55mila nel 2018) che di fondi erogati (2,2 milioni, quasi il doppio dell’anno precedente). Un andamento analogo a quello registrato nei sondaggi, e che costituisce un altro fronte di sfida tra le due maggiori forze del centrodestra.

Uno strumento ormai imprescindibile per le forze politiche

Capire come andrà la raccolta del 2×1000 quest’anno sarà interessante sotto vari punti di vista. In primo luogo, perché l’andamento del 2×1000 – dipendendo dalle preferenze dei contribuenti – riflette in parte anche lo “stato di salute” dei partiti, e soprattutto la loro capacità di mobilitare i propri simpatizzanti.

Una competizione che, in un contesto di tagli al finanziamento pubblico e crisi del ruolo del partiti, è diventata particolarmente accesa. Oggi il 2×1000 rappresenta una delle due gambe che sostengono le forze politiche, mentre l’altra sono i contributi da persone fisiche, in gran parte dai propri eletti. Nel 2018, su circa 40 milioni di euro di entrate dei partiti registrati, 14 milioni sono arrivati dal 2×1000 e 21 da contributi di persone fisiche (di cui almeno 17 dagli eletti ai vari livelli).

36% delle entrate dei partiti nel 2018 derivavano dal 2×1000.

Per questa ragione, la sfida per il 2×1000 rappresenta un momento davvero cruciale per le forze politiche, in una fase storica che le vede molto più indebolite rispetto al passato. Incalzate da soggetti che negli ultimi anni hanno dimostrato maggiore possibilità di intercettare finanziamenti: dalle fondazioni ai gruppi parlamentari, dai comitati elettorali ai singoli candidati. In una proliferazione di strutture che rende sicuramente più difficile il monitoraggio su come si finanzia la politica nel nostro paese.

Foto credit: Leon Dewiwje (Unsplash)Licenza

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