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Guantanamo è simbolo di illegalità e violazioni, deve chiudere: Biden prova dove Obama ha fallito

DiRed Viper News Manager

Apr 25, 2021

Il 16 aprile scorso, 24 senatori “liberal” hanno esortato Biden a chiudere Guantanamo. La loro posizione è netta: «Guantanamo è simbolo di illegalità e violazioni dei diritti umani. Ha danneggiato la reputazione dell’America, alimentato il fanatismo anti-musulmano, e indebolito la capacità degli Stati Uniti di contrastare il terrorismo e combattere per i diritti umani e lo stato di diritto in tutto il mondo.»

Nessuno tocchi Caino segue con regolarità le vicende di Guantanamo, e dei processi militari che non riescono nemmeno a iniziare. In quel luogo si addensano molte contraddizioni del sistema giudiziario statunitense, e più in generale di un sistema democratico quando decide di prendere delle scorciatoie. Al termine della guerra Ispano-Americana nel 1898, gli Stati Uniti “liberarono” Cuba dal dominio coloniale spagnolo, e per “riconoscenza” le nuove autorità insediate concessero in usufrutto gratuito eterno l’estremità orientale dell’isola, quella dove era sbarcato Cristoforo Colombo. Gli Usa ci impiantarono una base navale, che però non fu mai considerata di fondamentale rilevanza, nemmeno dopo la rivoluzione comunista, perché a meno di 200 chilometri dalla Florida, dove era più facile ed economico tenere navi e personale.

Guantanamo è invece tornata utilissima quando, pochi mesi dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, l’amministrazione Bush decise di “rastrellare” sospetti qaedisti in giro per il mondo. Con modi spicci, utilizzando “informatori” e non vere e proprie indagini, gli Usa sequestrarono cittadini stranieri, li tennero per mesi e anni in prigioni segrete della Cia all’interno di basi militari in altri paesi e li interrogarono utilizzando varie forme di tortura. Se queste persone fossero state portate a giudizio in un normale tribunale, i difensori avrebbero, ovviamente, contestato le torture. Le quali sono tutte avvenute con il tacito consenso delle autorità dei paesi che ospitavano i “black sites”, i “siti neri” della Cia.

Nel tentativo di tenere in equilibrio alcuni dei diritti “incomprimibili” della difesa, ma anche i “diritti” della Cia a non far arrestare i propri funzionari e i “diritti” del governo Usa a non crearsi gravissime crisi diplomatiche con i paesi che avevano collaborato, si è pensato alla strana soluzione “oltreoceano” di Cuba, e a processi celebrati in corti militari e non federali. Con queste premesse Guantanamo nel corso di ormai quasi 20 anni ha “ospitato” circa 780 prigionieri. I processi non sono mai riusciti a partire, troppe le questioni preliminari che si sono rivelate insormontabili, e troppi soprattutto i detenuti nei confronti dei quali l’amministrazione non è nemmeno riuscita a formulare accuse precise. Tolti una decina di casi, nessuno dei detenuti di Guantanamo, a 20 anni dall’arresto, è mai stato nemmeno rinviato a giudizio. Uno solo è stato processato e condannato. Nel corso degli ultimi anni, 731 detenuti sono stati “restituiti” ai paesi da cui erano stati prelevati, nove sono morti di malattia e alcuni liberati. Oggi ne rimangono 40. Pochi, ma comunque un grosso problema.

I senatori delineano i passi da intraprendere: ripristinare l’ufficio del Dipartimento di Stato, smantellato dall’amministrazione Trump, adibito alla negoziazione con i governi stranieri per trasferire i prigionieri in altri paesi; negoziare trasferimenti all’estero per tutti coloro nei cui confronti l’amministrazione non riesce a formulare incriminazioni precise; utilizzare i tribunali federali per perseguire accordi di patteggiamento con i detenuti e consentire loro di scontare la detenzione residua all’estero. Le probabilità di successo di Biden non sono chiare. Obama appena entrato in carica emise un ordine di chiusura, ma la procedura venne bloccata da una veemente opposizione, non solo repubblicana. E a guardar bene, in effetti, anche questa lettera è firmata solo da metà dei senatori “liberal” che dovrebbero aiutare Biden in questo passo storico.

A margine di tutto questo, ma è il margine migliore, dobbiamo ricordare che tutte queste informazioni, e altre, sono aggiornate da un sito del New York Times che si chiama “The Guantanamo Docket”. Tutti i “prisoners” sono identificati per nome e tracciati in tempo reale. È un servizio “di democrazia” sconosciuto in Italia dove, ad esempio, i detenuti al 41 bis sono “oscurati” da una specie di segreto di stato che i “grandi” media non ritengono di dover scalfire, e lasciano a quelli “piccoli” come questo il compito di difendere lo stato di diritto.

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