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Carcere ai giornalisti, Vitiello accelera: “Subito la riforma in Parlamento”

DiRed Viper News Manager

Apr 25, 2021

Il diritto di cronaca dei giornalisti, quello a essere informati dei cittadini, il rischio della gogna mediatica per chi è protagonista di fatti di cronaca giudiziaria. E ancora, la libertà di stampa, il diritto di critica, la presunzione di innocenza, la durata (eccessiva) dei processi, il diritto alla reputazione, le querele temerarie, il carcere per i giornalisti e la riforma di cui da anni si discute senza mai approdare a nulla di concreto. I temi sono tanti e si intrecciano tra loro in una discussione che va avanti ormai da tempo mentre di anno in anno continua a crescere il numero dei cronisti minacciati dalla camorra o querelati da chi vuole mettere un bavaglio al loro lavoro di inchiesta. E la politica che fa? Ne abbiamo parlato con Catello Vitiello, deputato di Italia Viva, avvocato penalista e componente della Commissione Giustizia della Camera.

«Effettivamente, nel 2004, la Corte europea dei diritti dell’uomo, in occasione di un ricorso di due giornalisti condannati per diffamazione in quanto autori di un articolo nel quale accusavano un giudice di essere coinvolto in fatti di corruzione, ha ricordato in proposito il proprio insegnamento secondo cui la stampa svolge l’essenziale ruolo di “cane da guardia” della democrazia, rilevando il delicato equilibrio tra il diritto di espressione e la tutela della reputazione delle persone, senza mai dissuadere i media dal dovere di segnalare all’opinione pubblica casi apparenti o supposti di abuso dei pubblici poteri». È labile il confine fra diritti e interessi diversi. «Così accade, per esempio, con il timore di sanzioni detentive – aggiunge il deputato Vitiello – La pena detentiva per un reato a mezzo stampa può essere compatibile con la libertà di espressione dei giornalisti, quando altri diritti fondamentali siano stati seriamente offesi. La politica deve farsi carico di garantire che questo equilibrio venga rispettato, anche precisando i casi tassativi in cui la pena detentiva sia extrema ratio posta a garanzia di diritti di pari valore costituzionale».

Da tempo si discute di riforme, ma alle parole ancora non seguono i fatti. A proposito della possibilità del carcere per i giornalisti condannati, a giugno scade il termine che lo scorso anno la Corte Costituzionale ha stabilito affinché sia rivista in Parlamento la norma che prevede la reclusione per i giornalisti condannati per diffamazione: a che punto siamo? «Le proposte di legge sono diverse e tutte ferme – spiega il componente della Commissione Giustizia – La Consulta ha chiesto al Parlamento di rivedere il bilanciamento di cui parlavo, tra libertà di manifestazione del pensiero e tutela della reputazione individuale, proprio in particolare con riferimento all’attività giornalistica. Personalmente, ritengo che occorre una riforma seria».

Di che tipo? «Una riforma – sottolinea Vitiello – che punti, da un lato, a rivedere la distinzione fra il giornalista dipendente e quello freelance dal punto di vista del trattamento lavorativo e del riconoscimento della tutela legale; dall’altro, a regolamentare lo spazio della libertà di informare e di formare la pubblica opinione stabilendone con precisione i limiti dettati dagli altri diritti fondamentali in gioco, come la reputazione della persona e la vita privata. Visto che una buona parte delle querele sono legate al mondo giudiziario, sarebbe anche utile ridefinire l’ambito del diritto di cronaca giudiziaria, i cui confini non possono ritenersi sovrapponibili al diritto di cronaca lato sensu inteso. Di conseguenza – conclude – anche la tutela legale del giornalista investigatore dovrebbe essere garantita e trattata in maniera specifica».

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