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La sedia sull’auto, gli occhiali rotti (“te li ricompro”) e la spedizione di morte: prese le belve di Maurizio Cerrato

DiRed Viper News Manager

Apr 23, 2021

In tre lo tenevano bloccato mentre una quarta persona lo accoltellava al torace. E’ questa la ricostruzione del brutale omicidio di Maurizio Cerrato, il 61enne di Torre Annunziata morto ammazzato lunedì 19 marzo mentre tentava di difendere la figlia che aveva parcheggiato la propria auto in uno spazio occupato arbitrariamente con una sedia da una famiglia residente in IV Novembre.

Nella serata di giovedì 22 novembre i carabinieri della sezione Operativa della Compagnia di Torre Annunziata hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla procura di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso, nei confronti di quattro uomini. Si tratta dei fratelli Giorgio, 41 anni, e Domenico Scaramella, 50 anni, e di Antonio Venditto, 26 anni, e Antonio Cirillo, 33 anni. Sono tutti stati condotti nel carcere di Poggioreale in attesa della convalida.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, sono state due le aggressioni subite da Cerrato e dalla figlia Maria Adriana, 20 anni. La prima è avvenuta poco dopo le 20 quando la giovane, al ritorno dal lavoro, ha trovato la ruota della sua auto forata per ritorsione. Nel pomeriggio infatti aveva parcheggiato la vettura in strada occupando lo spazio delimitato con una sedia dalla famiglia di uno dei quattro fermati. La reazione della giovane non si è lasciata attendere e, dopo aver chiamato il papà in suo soccorso, ha posizionato la sedia in questione sul tetto dell’auto della famiglia che – ricostruisce la Procura – occupava abusivamente lo spazio sulla pubblica via.

La prima aggressione e la difesa: “Te li ricompro gli occhiali”

Così mentre Cerrato cambiava la ruota dell’auto, si è consumata la prima aggressione verbale e fisica. Ad intervenire uno dei due fratelli Scaramella che ha prima insultato e poi aggredito violentemente al volto il 61enne con il crick della macchina. Quest’ultimo ha provato a difendersi e, reagendo, ha rotto gli occhiali di Scaramella. “Te li ricompro ma finiamola qui” le parole di Cerrato prima della spedizione di morte.

La spedizione di morte

Poco dopo infatti Scaramella è ritornato in via IV Novembre supportato da altre tre persone, tra i quali il fratello e un altro suo familiare. Ne è nata una seconda, brutale, aggressione nel corso della quale Cerrato veniva violentemente e ripetutamente picchiato prima di essere accoltellato al torace da uno dei quattro mentre gli altri tre lo tenevano fermo. Poi la disperata corsa al pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia da parte della figlia e di un suo amico, con Cerrato steso sul sedile posteriore in una pozza di sangue. Nonostante l’intervento dei medici l’uomo è deceduto nel giro di pochi minuti.

L’omertà e l’inquinamento delle prove

Nel corso delle indagini – rilevano Procura e carabinieri – si sono dovute registrare da un lato l’assoluta mancanza di collaborazione da parte delle persone presenti al fatto e che avevano assistito all’omicidio e, dall’altro, alcune condotto di inquinamento probatorio quali l’occultamento dell’arma del delitto, la predisposizione di un alibi fittizio da parte di uno dei fermati e il tentativo di lavare, subito dopo il fatto, gli indumenti indossati da un altro die fermati, trovati già nella lavatrice della sua abitazione poco dopo il fatto.

Le parole della moglie

“Non sentiamo di dire a loro niente, non meritano le nostre parole, sono solo vigliacchi. Mio marito non l’avrebbero mai ammazzato se non fosse stato da solo. Ci volevano quattro di loro, ci volevano le armi”. Così Tania Sorrentino, moglie di Maurizio Cerrato,  all’esterno della procura di Torre Annunziata insieme alla figlia Maria Adriana nel giorno dell’arresto dei 4 presunti responsabili della morte del marito.

Il cordoglio dei colleghi

Il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger e tutto il personale di vigilanza sono vicini al terribile dolore della famiglia del loro collega Maurizio Cerrato, barbaramente ucciso per futili questioni di parcheggio a Torre Annunziata. “Ci stringiamo intorno alla moglie e alle figlie per una brutalità che non conosce eguali” dice Bellenger. “Abbiamo perso un amico sincero, un collega leale, una bella persona che cominciava il suo lavoro tutte le mattina con il sorriso” lo ricordano in lacrime i colleghi, sgomenti per l’accaduto. Cerrato aveva lavorato dal 2002 al 2012 a Capodimonte fino alla richiesta di trasferimento al Parco Archeologico di Pompei, proprio per stare più vicino alla famiglia.

 

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