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Grazia per Ambrogio Crespi, il Capitano Ultimo: “Ha combattuto le mafie con film coraggiosi, che senso ha rieducarlo?”

DiRed Viper News Manager

Apr 23, 2021

C’è anche Sergio de Caprio, il noto Capitano Ultimo, tra gli aderenti alla domanda di Grazia per Ambrogio Crespi depositata ieri, all’attenzione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presso il magistrato di sorveglianza. La firma dell’ex colonnello dei Ros, colui che ha catturato il super boss Totò Riina, è un segnale importante per la campagna di sensibilizzazione, nata da una iniziativa di Nessuno Tocchi Caino, per chiedere la liberazione di Crespi, e a cui partecipano avvocati, giornalisti, politici, uomini di diritto e di chiesa, attivisti dei diritti umani.

De Caprio, colui che per anni ha portato in carcere i latitanti mafiosi, oggi sceglie di chiedere al capo dello Stato di scarcerare un uomo condannato per mafia; e lo fa con la sua associazione di volontariato grazie alla quale ha istituito una casa famiglia per l’accoglienza di persone disagiate. Potrebbe sembrare un paradosso questa adesione ma in realtà conferma che il vero paradosso è che Ambrogio Crespi sia rinchiuso – ingiustamente per molti – nel carcere di Opera dall’11 marzo in regime di alta sicurezza. Il regista, infatti, è stato condannato dalla Cassazione in via definitiva a sei anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, pur non essendo stato provato che ha procurato voti a Domenico Zambetti, assessore alla Casa della giunta Formigoni, alle regionali del 2010, servendosi di conoscenze in ambienti della ‘ndrangheta.

Eppure la Procura Generale aveva chiesto l’annullamento con rinvio della sentenza d’appello. L’11 marzo Ambrogio Crespi si è consegnato spontaneamente nel carcere milanese di Opera, pur dichiarandosi da sempre innocente. La condanna aveva destato sconforto e incredulità: «Come può – si era chiesto il fratello Luigi Crespi – finire in carcere il regista di Spes contra spem – Liberi dentro prodotto con Nessuno Tocchi Caino, menzionato al Festival di Venezia, per cui tra gli altri, il già ministro della Giustizia Andrea Orlando, Santi Consolo, ex capo del Dap, il procuratore generale di Napoli, Giovanni Melillo, e l’ex direttore del carcere di Opera, oggi a San Vittore, Giacinto Siciliano, hanno affermato che rappresenta un lenzuolo bianco contro le mafie perché capace di destabilizzarne la cultura?». Inoltre, come si legge nella domanda di Grazia, Crespi è stato anche regista di Terra Mia, un altro film contro le mafie, vincitore del Festival Internazionale del Cinema di Salerno, ma anche di altri documentari su Enzo Tortora e sul Capitano Ultimo.

Nelle 23 pagine che il presidente Mattarella dovrà valutare – e che il Riformista ha avuto modo di leggere – vengono elencati altri elementi volti a favorire «il riconoscimento dell’atto di clemenza della Grazia» o a «valutare una modalità diversa di esecuzione della pena che rispecchi il suo avvenuto percorso di rieducazione». Si chiarisce in particolare che «il caso è emblematico: un uomo dovrà affrontare una pena, a dispetto di tutto, esclusivamente afflittiva, che in ragione della personalità e del profilo dell’imputato non avrà una funzione riabilitativa, dunque non solo inutile in una delle sue funzioni essenziali, ma ormai inumana per la persona che la subisce». Infatti – sostengono gli avvocati che hanno formulato la richiesta, Andrea Nicolosi e Marcello Elia – per Crespi il carcere significherà solo «alienazione sociale e personale» perché strappato da un «contesto sociale sano da lui vissuto con un impegno personale e professionale che nutre il Paese di valori e messaggi ad elevato carattere civile e morale».

Proprio l’avvocato Andrea Nicolosi è tra i promotori della richiesta di Grazia e presidente del Comitato per Ambrogio Crespi: «Nel caso di Ambrogio Crespi – dice al Riformista – l’atto di clemenza presidenziale porrebbe fine alla esecuzione di una pena che, non potendo svolgere la sua funzione rieducativa, verso un soggetto già educato o ri-educato, è anticostituzionale e pregiudizievole non solo per il condannato ma anche per la società civile, privata di un cittadino di valore “oggettivo” che mette la sua capacità creativa al servizio del bene comune e concepisce e produce opere artistiche che nutrono di valori le coscienze individuali e la coscienza collettiva, che promuovono il benessere sociale e la cultura della legalità, della speranza, della pace, di cui in Italia c’è un disperato bisogno».

Intanto Ambrogio Crespi due giorni fa ha potuto rivedere, anche se a distanza per le norme anti-covid, sua moglie Helene dopo 42 giorni di distacco dovuto anche al fatto che appena entrato in carcere è risultato positivo al Covid ed è stato necessario un ricovero. Quante sono le possibilità che la domanda di Grazia venga accolta? Difficile, quasi impossibile fare ipotesi. Tuttavia vi forniamo alcuni dati dal sito della Presidenza della Repubblica aggiornati al febbraio 2020: dal suo insediamento (3 febbraio 2015), il Presidente Mattarella ha adottato 20 provvedimenti di clemenza individuale. Nei primi cinque anni di Presidenza, sono state sottoposte all’attenzione del presidente Mattarella altre 1507 domande (o proposte) di grazia oppure di commutazione di pene. Di esse 1032 sono state rigettate e 475 archiviate.

L’articolo Grazia per Ambrogio Crespi, il Capitano Ultimo: “Ha combattuto le mafie con film coraggiosi, che senso ha rieducarlo?” proviene da Il Riformista.