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Giudice scroccone terrore dei ristoratori: cibo e vino a sbafo nei migliori ristoranti intorno al Tribunale

DiRed Viper News Manager

Apr 22, 2021

Era diventato il terrore dei ristoratori milanesi in zona Palazzo di giustizia. Il modus operandi sempre lo stesso: entrare, sedersi, ordinare cibi raffinati e vini pregiati, e poi uscire, dopo aver salutato il proprietario, senza aver pagato il conto. È stato Gianluigi Nuzzi sulla propria pagina Fb a dare la notizia l’altro giorno del giudice scroccone, elencando anche i nomi di alcuni dei ristoranti frequentati, fra cui l’Horse Caffè in viale Montenero, Da Gennaro in via Orti, la Risacca Blu di viale Tunisia. Tutti ristoranti blasonati con clientela vip. Alla Risacca Blu sono di casa, quando vengono in Italia, la cantante Beyoncé ed il marito Jay-Z, tanto per fare un esempio.

Nuzzi aveva riportato anche le dichiarazioni dei malcapitati ristoratori. «Gli ho scritto chiedendogli di saldare il conto, li leggeva ma senza rispondere», aveva affermato il titolare della Risacca Blu. «Se spendeva molto? Ordinava certi rossi che io bevo solo a Natale», aveva poi aggiunto. Il Riformista ha cercato un riscontro fra i magistrati milanesi dell’incredibile notizia riportata da Nuzzi. Nessuno stupore: il comportamento del giudice era noto da tempo. Per la cronaca, ieri al Palazzo di giustizia di Milano non si parlava d’altro. Trattandosi di un alto magistrato legato ad una importante corrente dell’Associazione nazionale magistrati, tutti hanno sempre preferito chiudere un occhio sulle sue particolari abitudini. La toga, come detto, è molto conosciuta avendo sempre svolto, anche con incarichi di responsabilità, il giudice penale, sia in primo che in secondo grado.

La riapertura dei ristoranti prevista in Lombardia per il prossimo lunedì deve aver, allora, messo in allarme i ristoratori. Dopo mesi di chiusura forzata senza entrate, ritrovarsi il magistrato che dopo aver ordinato tartufo come se piovesse si alza e se ne va senza pagare non deve essere stata una bella prospettiva. Nessuno, pare, abbia mai fatto denuncia. Anche perché, dice un ristoratore che vuole mantenere l’anonimato, «sappiamo bene come vanno a finire certe cose: denunci ed il giorno dopo ti trovi la finanza nel locale». Non sappiamo se sia stata avviata nei suoi confronti un’azione disciplinare o una segnalazione alla Procura di Brescia, competente per gli illeciti commessi dai magistrati milanesi. Più probabile una “moral suasion” finalizzata al pagamento dei conti in sospeso, con l’invito a non farsi più vedere in quei ristoranti. Una conseguenza, però, ci sarebbe a proposito dei processi che ha in carico.

Processi importanti che vedono coinvolti “colletti bianchi” e dove la sua presenza potrebbe essere di grande imbarazzo. Sembra che i suoi capi stiano valutando un provvedimento per rimuoverlo da questi dibattimenti con imputati eccellenti. Uno doveva cominciare prossimamente. Un paio di anni fa un altro magistrato di Milano era balzato agli onori delle cronache: travestito da volpe con doppia coda, durante un controllo di polizia in un locale gay, aveva chiesto di non essere identificato da parte degli operanti. Il locale venne poi chiuso per droga.

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