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“Lotta per la connessione e niente privacy ma insieme è più bello”: La pandemia in una famiglia di 11 persone (più ospiti)

DiRed Viper News Manager

Apr 21, 2021

La pandemia ha cambiato la vita e le abitudini di tutti. Non sempre è stato facile adattarsi, a essere costretti a riorganizzare le proprie vite dovendo rimanere in casa in due o in quattro persone. E se la famiglia fosse di 11 persone? Il Riformista ha trascorso una giornata di ordinaria pandemia con la famiglia Pollio di Qualiano in provincia di Napoli. Mamma, papà e ben 9 figli dai 7 ai 30 anni, di cui il primo, Antonio, affetto da sindrome di Down. Si può dire che la famiglia Pollio rappresenti un ventaglio complessivo di vite e anche di criticità vissute da tutti gli italiani durante la pandemia, tutte sotto lo stesso tetto. E la cosa bella è che la loro casa è aperta anche alle famiglie del circondario che hanno bisogno di aiuto. A tavola i posti non sono mai 11 ma c’è sempre “un amico in più”, come recita il musical “Aggiungi un posto a tavola”“Abbiamo lottato ogni mattina per avere il posto migliore per la connessione, privacy non ce n’è ma il fatto di essere in tanti è ancora più bello”, sono concordi nel dire i fratelli Pollio.

Il papà, Giovanni Pollio, 54 anni, è gioielliere. La mamma, Anna Bifulco, 51 anni, è una donna poliedrica. Dedica tutta la sua vita alla sua famiglia e a quelle che ne hanno bisogno. Nel 2009 ha fondato la Cooperativa “I Congiunti”, “perché abbiamo congiunto delle realtà, dai bambini agli adulti ai disabili e anziani”, spiega. Con la cooperativa Anna coinvolge nelle attività anche i figli: i maggiori sono diventati educatori nelle comunità per minori gestite dalla famiglia e i più piccoli non mancano di dare una mano anche nel momento di raccolta e distribuzione del cibo alle famiglie in difficoltà. Il loro operato è acceso da una grande fede Cristiana.

“Durante il primo lockdown abbiamo iniziato ad assistere 300 nuclei familiari con la raccolta e distribuzione del cibo che riusciamo a sostenere anche nell’ascolto con l’aiuto di sociologi psicologi e assistenti sociali”, spiega Benedetta, 28 anni Responsabile della Cooperativa di famiglia e universitaria al terzo anno di Biotecnologie Mediche. Accanto alla bella villa in cui abitano a Qualiano, c’è un’altra villetta dove i Pollio, con l’aiuto dei Padri Rogazionisti, hanno aperto una comunità alloggio per minori in difficoltà. E la porta del loro giardino è sempre aperta per chi ha bisogno di aiuto o solo di essere ascoltato. Il telefono di Anna suona in continuo così come il campanello della porta. E tutti e 11 i membri della famiglia accolgono tutti con un bel sorriso.

“Per mantenere l’ordine c’è bisogno di una grande disciplina da parte di tutti”, racconta Anna, il sergente della famiglia. La settimana e i giorni in pandemia sono divisi tra porzioni di tempo dedicati a scuola e lavoro e quelli da dedicare alla casa e alla cura della famiglia. “Tutto parte da una buona gestione del bucato – racconta la mamma – poi il pranzo in orari precisi e a seguire tutto il resto”. Il tutto gestito in turni.

“La dad è stata la vera sfida – spiega Maria Victoria, 18 anni, all’ultimo anno del Liceo – la connessione in 11 cadeva sempre. Abbiamo cambiato varie volte gestore ma nella nostra zona è già molto debole di per se. Cambiando a turno le postazioni alla fine ce l’abbiamo fatta”. “Io mi sono trasferito in collegio a Roma con mio Fratello Giambattista di 12 anni perché con la dad non riuscivamo a fare nulla”, racconta Celestino, di 17 anni che frequenta il IV liceo.

Ora il ritorno a scuola, anche se la pandemia continua a limitare gli spostamenti dei Pollio. “Odio la mascherina a scuola, il fatto che dobbiamo essere tutti lontani e non ci sono nemmeno i giochi. Non mi piace la scuola così, sembra che ci andiamo solo per prendere i voti”, dice Francesco, 7 anni, nipote di Anna ma che per stare in compagnia sta spesso a casa Pollio dove può anche giocare liberamente in giardino.

Antonio invece è un batterista. Soffre di sindrome di Down e per lui suonare è fondamentale: “Suono da quando ero piccolo, faccio lezione con il mio maestro. Ora però non posso farlo e suono qui nel garage”, racconta con orgoglio. I suoi gli hanno dedicato uno spazio per suonare perché tra dad e lavoro in casa sarebbe diventato impossibile. “Per Antonio quel rapporto e quel modo di esprimersi è fondamentale, ne sta soffrendo moltissimo”. E come lui tanti altri che la pandemia ha penalizzato, spesso cadendo nel dimenticatoio delle istituzioni.

“Certo non è facile stare tutti insieme a portare avanti ognuno la sua vita senza poter uscire, ci sono musi lunghi e liti a volte, ma per noi l’unione fa la forza”, dice Anna. Tra tante difficoltà i Pollio non mollano e a casa loro è sempre una festa e un continuo aprire il cuore a tutti. Il loro motto è “Nel servirci l’un l’altro, diveniamo liberi”. È una frase che hanno scelto tutti insieme e l’hanno incisa sul tavolo della cucina dove mangiano. Ed è proprio il loro tenere il cuore aperto a tutti che li ha resi un vero luogo di pace e serenità.

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