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Inclusione e resilienza, la parole d’ordine del Recovery Plan: nelle strade c’è troppa sofferenza sociale

DiRed Viper News Manager

Apr 21, 2021
Quello del Recovery Plan per il Mezzogiorno è un tema soprattutto sociale. Ritengo che sia doveroso un momento di riflessione su come sarà declinato, secondo quelle che possono e devono essere le nostre aspettative e le nostre priorità, e su quali scelte porre in atto, date le definizioni dettate dall’Unione europea. Prima di tutto, il Recovery Plan nasce dal Next Generation EU, quindi è necessario partire da qui per capire di che cosa stiamo parlando. Il Next Generation EU è uno strumento di ripresa temporaneo da 750 miliardi, come chiarito dalla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen. Tale strumento contribuirà a riparare i danni economici e sociali immediati causati dalla pandemia, per creare un’Europa post-Covid più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide presenti e future. Questa è la definizione esatta e io tengo molto alle parole che qui vengono dette.

Nella definizione del NGEU – ne parlo anche in veste da imprenditore del sociale – non si discute della destinazione di fondi che servono a uscire da un “tunnel” per ritornare allo stato di cose precedente. Questo è l’approccio che viene adoperato generalmente nella discussione di questi giorni e io non lo condivido. Siamo fuori strada, perché è evidente che l’obiettivo sia quello di definire un Recovery Plan i cui fondi vadano destinati all’obiettivo di trasformare la società in cui viviamo. Il NGEU guarda alle nuove generazioni, al futuro, e le due parole chiave che vengono utilizzate sono non a caso “inclusione sociale” e “resilienza”. E quando parliamo di “resilienza”, parliamo di capacità di reagire a dei colpi, a un trauma, a qualcosa che ci ha fatto soffrire.  È una parola importante: significa avere la capacità di affrontare con un approccio nuovo e in maniera costruttiva situazioni che ci hanno ferito e colpito gravemente, il che ha un significato tanto più importante adesso che siamo stati colpiti da una terribile pandemia che ha sconvolto le nostre esistenze. Quindi riprenderci da questo periodo così difficile è faticoso. A mio avviso la politica e tutta la nostra società civile, gli enti del terzo settore e l’impresa “profit” si devono adoperare insieme – sottolineo “insieme” – per costruire una società più inclusiva e resiliente.

Parlo per esperienza diretta. Sono il presidente del comitato elettorale “Con Bassolino per Napoli”, ma sono anche un imprenditore del sociale. Sono oramai quasi 15 anni che lavoro e mi batto per l’inclusione sociale e lavorativa di persone che soffrono di disagio psichico. La cooperativa che gestisce la gastronomia sociale Sfizzicariello è completamente autofinanziata, è stata costituita nel 2007, proprio durante la crisi economica dei mutui subprime nata negli Stati Uniti e poi diffusasi in tutto il mondo; sin dal primo momento siamo andati avanti affrontando difficoltà di ogni tipo. Abbiamo affrontato le avversità della vita e gli ostacoli che ci siamo trovati davanti come soci della cooperativa, ma anche come familiari di persone che soffrono di disagio psichico. Solo lavorando tutti assieme siamo riusciti ad andare avanti, solo facendo squadra e ogni volta trovando soluzioni nuove per superare le difficoltà.

Quindi resilienza e  inclusione. Le persone con maggiori vulnerabilità – ne ho parlato in un mio manoscritto dal titolo Il mio Zibaldone: riflessioni sull’impatto sociale, politico e psichico durante il lockdown ai tempi del Covid-19 – sono le principali vittime di una situazione difficile come quella che stiamo vivendo. Parlo di chi soffre di disagio psichico, ma in generale di tutte le categorie più fragili. Di chi non ha un lavoro, di chi ha perso un lavoro, di chi non riesce più a portare avanti la propria attività. Ci sono molte persone senza dimora che dormono per strada, il numero è in aumento, ad oggi non abbiamo un quadro completo della situazione sotto questo aspetto. Mi accorgo di molte persone, molto più del periodo pre-pandemia, che vivono la propria vita senza scorgere una via di uscita alla propria situazione personale nel bene e nel male: come si suol dire “vedono tutto nero”.

In questo momento la sofferenza sociale dev’essere la priorità del Recovery Plan. L’inclusione sociale deve essere fondamentale, la pietra angolare sulla quale costruire qualsiasi proposta così come indicato dalle linee guida del Next Generation EU. Gli strumenti li conosciamo, sono l’innovazione digitale, il green, l’attenzione alla salute e all’istruzione, ma tutto questo va declinato secondo l’attenzione alla dignità umana dei cittadini e di tutti coloro che sono ai margini della nostra società. Solo così potremo non solo uscire da questa terribile crisi, ma costruire un modello di società migliore e creare un nuovo modello di sviluppo per il Paese e per il Mezzogiorno.

L’articolo Inclusione e resilienza, la parole d’ordine del Recovery Plan: nelle strade c’è troppa sofferenza sociale proviene da Il Riformista.