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Il Comune di Milano oscura i titoli del capo dei vigili, Ciacci aveva i requisiti?

DiRed Viper News Manager

Apr 21, 2021

Il gabinetto del sindaco di Milano ha chiesto che venga presentata una querela – a tutela dell’Amministrazione – nei confronti degli organi di informazione, fra cui Il Riformista, che nei giorni scorsi, dopo il servizio televisivo delle Iene, si sono occupati della nomina del comandante della Polizia locale del capoluogo lombardo. Ad assistere Beppe Sala, come si legge nella delibera di giunta, gli avvocati della civica Avvocatura. Le spese di lite, prosegue la delibera, sono al momento “indeterminabili”.

Nell’attesa che i magistrati decidano se nei vari articoli sono stati posti in essere “fatti lesivi” per l’immagine del comune di Milano e di Sala, sarebbe interessante sapere se Marco Ciacci aveva i titoli per ricoprire l’incarico di comandante della polizia locale di Milano. Nella delibera di assunzione, firmata da Sala, i titoli posseduti da Ciacci risulterebbero essere stati “omissati”. L’ex responsabile della sezione di polizia giudiziaria della polizia di Stato presso il Palazzo di giustizia di Milano venne scelto da Sala, a settembre del 2017, per sostituire l’allora comandante Antonio Barbato, dimessosi dall’incarico per circostanze mai del tutto chiarite. I titoli “omissati” sono una singolarità, trattandosi di un incarico pubblico. La nomina di Ciacci, che in passato aveva coadiuvato le indagini di Ilda Boccassini nei confronti di Silvio Berlusconi nel procedimento Ruby e che, divenuto comandante della polizia locale, era intervenuto in un sinistro stradale mortale, dove non vennero fatti accertamenti tecnici, causato proprio dalla figlia della pm antimafia, non era stata effettuata ai sensi dell’articolo 110 del Testo unico degli enti locali del 2000. La procedura utilizzata era stata quella del “comando”. La differenza non è di poco conto.

I Comuni possono conferire, fornendone esplicita motivazione, incarichi dirigenziali in dotazione organica a soggetti esterni con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, in possesso di particolare e comprovata qualificazione professionale, non rinvenibile nell’Amministrazione. Queste persone devono aver svolto attività in “organismi ed enti pubblici o privati o aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali”, o “aver conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e/o scientifica desumibile dalla formazione universitaria e post-universitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete e qualificate esperienze di lavoro, maturate per almeno un quinquennio, anche presso amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli incarichi, in posizioni funzionali previste per l’accesso alla dirigenza, o provenienti dalle aree della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato”. La ratio della norma è chiara: si possono assumere, a tempo determinato, professionalità che non sono in quel momento reperibili all’interno dell’Amministrazione.

Ed infatti, il regolamento del Comune di Milano prevede che un incarico dirigenziale apicale, come quello di comandante della polizia locale, possa essere affidato a un soggetto esterno all’ente soltanto dopo avere esperito una ricognizione interna, volta ad accertare la mancanza di figure qualificate e idonee ad occuparlo. Nel caso del comandante della polizia municipale sarebbe stato difficile assumere un “esterno” essendo presenti all’interno del Comune di Milano diversi dirigenti in possesso di tutti i requisiti previsti. Dunque, nessuna ricognizione e assunzione tramite l’istituto del comando, con richiesta all’allora capo della polizia Franco Gabrielli di “prestare” Ciacci.
Il “comando”, però, è per un periodo limitato di tre anni, durante il quale l’amministrazione provvede a “rimborsare” i costi sostenuti per lo stipendio al “datore di lavoro” originario. In questo caso il Ministero dell’Interno.

Il paletto dei tre anni è stato “by passato” da Sala lo scorso anno, disponendo per Ciacci una proroga di un altro anno, fino al prossimo mese di settembre. Se l’assunzione fosse stata effettuata con l’articolo 110, invece, poteva durare per l’intero mandato del sindaco, senza bisogno di proroghe. Il Comune di Milano ha diramato una nota sul disinteresse di Ciacci per la polizia locale di Milano. “Ciacci era già dirigente della polizia di Stato e responsabile della Sezione di polizia giudiziaria, per cui il comando come dirigente della polizia locale non ha certo rappresentato per lui un avanzamento di carriera.” I maligni fanno presente, però, che Ciacci prima di diventare comandante della polizia locale guadagnava circa 70.000 euro l’anno, che ora sono diventati 140.000. Un sacrificio sopportabile.

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