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Crac Bagnolifutura, il Gip archivia l’inchiesta: “Non fu bancarotta”

DiRed Viper News Manager

Apr 21, 2021

I sospetti sulla regolarità dei bilanci di Bagnolifutura si sono rivelati infondati. E il fascicolo aperto dalla Procura all’indomani del fallimento della società di trasformazione urbana, nata per guidare verso la riqualificazione l’area dell’ex Italsider di Bagnoli, è stato chiuso ieri con un’archiviazione. Il giudice delle indagini preliminari Vincenzo Caputo ha accolto la richiesta del pm Francesco Raffaele che, dopo aver ereditato il fascicolo e valutato le argomentazioni e le documentazioni difensive, ha optato per chiudere il caso senza processo.

Cade, quindi, l’ipotesi di bancarotta fraudolenta. Cadono le accuse nei confronti dei vertici di Bagnolifutura: Mario Hubler, direttore generale di Bagnolifutura dal 2007 al 2012 (difeso dagli avvocati Riccardo Polidoro e Luciano Fotios Meletopoulos), Tommaso Antonucci, direttore generale dal 2012 al 2014 (difeso dall’avvocato Antonio Lauretano), Sabatino Santangelo e Rocco Papa, presidenti del CdA rispettivamente dal 2002 al 2006 e dal 2006 al 2010 (entrambi difesi dall’avvocato Giuseppe Fusco), Riccardo Marone, presidente del CdA dal 2010 al 2012 (difeso dall’avvocato Claudio Botti), Omero Ambrogi, presidente del CdA dal 2012 al 2014 e successivamente liquidatore del fallimento (difeso dall’avvocato Giambattista Vignola).

L’inchiesta era partita dal sospetto che «operazioni dolose» avessero causato il dissesto irreversibile della Bagnolifutura, dichiarata fallita dal Tribunale di Napoli il 25 maggio 2014. Il sospetto si era materializzato in un’ipotesi di bancarotta fraudolenta sulla scorta delle conclusioni dei curatori fallimentari, i quali ritennero «la società sottocapitalizzata», operante in un contesto «di progressivo deterioramento della situazione patrimoniale» e «accumulo di perdite». Agli amministratori della società si contestava l’aver fatto proprie decisioni assunte dai precedenti amministratori portando avanti «a oltranza» le passività. Tra i fatti al centro delle indagini, un mutuo di 60 milioni di euro per estinguere un mutuo precedente, la spesa da oltre 1,9 milioni di euro per la gestione e la ristrutturazione del pontile di Bagnoli, i costi per l’organizzazione dell’America’s Cup, il comodato d’uso alla polisportiva Circolo Ilva dell’area nei pressi dell’arenile di Coroglio e altre scelte di gestione.

Punto per punto la difesa ha smontato le ipotesi accusatorie, sottolineando che le scelte degli amministratori erano in linea con gli scopi sociali e le norme contabili. A partire dalla natura stessa di Bagnolifutura in quanto società di trasformazione urbana: fu costituita nel 2002 con soci il Comune di Napoli, la Regione Campania e la Provincia di Napoli e con il compito di procedere all’acquisizione, alla successiva bonifica e trasformazione dei suoli dell’ex Italsider. Nacque con un capitale di 516mila euro. I costi di bonifica e di recupero delle aree, inizialmente stimati in poco più di 151milioni di euro e anni dopo, in seguito a un nuovo accordo di programma, ricalcolati in quasi 283 milioni di euro, dovevano essere coperti con erogazioni e interventi da parte del Ministero dell’Ambiente, del Commissario di governo per l’emergenza rifiuti, dell’Autorità portuale di Napoli, mentre una serie di costi si prevedevano a carico della stessa Bagnolifutura.

Sin dall’inizio, quindi, la società partì sottocapitalizzata tenuto conto del debito di 69 milioni di euro costituito dalle indennità di esproprio dei suoli. In quasi dodici anni di vita della Bagnolifutura, si sono calcolati interessi passivi per circa 54 milioni di euro. I ricavi, per la società, sarebbero arrivati solo con la vendita delle aree bonificate e riqualificate. Ma si sa che piega ha preso la bonifica di Bagnoli: una storia tuttora sospesa al processo sulla regolarità della bonifica e sugli effetti ambientali che ancora pende in appello.

Intanto l’archiviazione disposta ieri mette un punto almeno al capitolo relativo alla contabilità della società, accertando la regolarità delle spese, l’assenza di vizi o falsi nella gestione dei bilanci, la correttezza delle scelte finite nei capi di imputazione come il comodato d’uso al Circolo Ilva (che, come sostenuto dalla difesa, era in essere già prima della nascita di Bagnolifutura) o come i costi per ammodernare e gestire il pontile, la cosiddetta passeggiata a mare. Costi che, come evidenziato dalle tesi difensive, non furono sostenuti a vuoto se è vero che il pontile è diventato una vetrina di Bagnoli, funzionale alla rivalutazione della zona e luogo di attrazione per turisti ed eventi.

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