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Cosa sono i distritpark, le aree che potrebbero far decollare il Porto di Napoli

DiRed Viper News Manager

Apr 21, 2021

Il futuro di Napoli è nel Mediterraneo e il porto deve diventare il pilastro della nuova economia della città. Proprio ieri, su queste pagine, il presidente della Svimez Adriano Giannola aveva lanciato la sfida: puntare sul mare e creare dei distritpark anche nel porto partenopeo.

Ma di cosa si tratta? «Si tratta di veri e propri distretti dedicati ad attività logistiche a valore aggiunto e ai servizi connessi – spiega Alessandro Panaro, capo del Dipartimento Maritime & Energy del centro Studi e Ricerche sul Mezzogiorno (Srm) – Sono ubicati all’interno o in prossimità di porti che hanno ampi spazi da dedicare alla movimentazione, alla lavorazione delle merci, allo stoccaggio e allo smistamento. Si integrano molto bene concettualmente con le Zone economiche speciali e le Zone franche doganali intercluse che, tra l’altro, stiamo cercando di costruire nel Mezzogiorno». In Marocco c’è un distritpark dove la Renault ultima la costruzione di prodotti che verranno poi esportati: in quattro anni ha raggiunto quota 40mila addetti. «I distritpark integrano il valore già alto che un porto può offrire a un territorio. Oggi molti Paesi europei come Olanda, Germania, Spagna e Belgio stanno puntando sull’efficienza logistica per aumentare la loro competitività – continua Panaro – Bisogna considerare che questo settore rappresenta già il 9% del pil nazionale e il 12% di quello mondiale e quindi è già forte e solido. Integrare bene il porto con le filiere logistiche terrestri, aeree e marittime e anche con il proprio tessuto industriale e di servizi è uno dei fattori di successo di uno scalo».

Anche Rotterdam e Barcellona hanno puntano sulla logistica fino a diventare rispettivamente il primo porto europeo per traffico di container e uno dei primi in assoluto nel Mediterraneo. Lo scalo olandese ha proprio tra i driver di crescita l’esistenza di parchi logistici e manifatturieri nelle proprie adiacenze che alimentano di continuo i traffici portuali. Barcellona, invece, vanta la presenza della famosa Zal (Zona ad attività logistica) che è un’eccellenza nel mondo: è stata la prima piattaforma logistica portuale stabilita in Spagna con l’obiettivo di trasformare il porto in un hub logistico euromediterraneo e di competere con i porti del nord Europa. Si tratta di un successo che potrebbe bagnare anche le coste napoletane, qualora si decidesse di costruire un distritpark nei pressi del porto. «Autorevoli stime dicono che investire 100 euro in un porto messo a sistema con attività industriali e logistiche ne genera circa 250 nell’economia – spiega Panaro – In Campania si sta cercando di realizzare una Zes che vedrà protagonisti i porti di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia. È uno strumento concepito proprio per ottimizzare le sinergie tra industria e logistica, il distretto logistico sarà conseguenza di quello che si riuscirà a fare: se la Zes sarà capace di attirare investimenti e ispessire il tessuto economico-logistico, allora si vedranno i risultati».

E proprio per le Zes il ministro per il Sud Mara Carfagna ha deciso di investire 600 milioni di euro, ma non basta: «Dobbiamo semplificare le procedure amministrative e burocratiche e rendere ancor più competitivo il porto e le nostre imprese», afferma Panaro. C’è molto da fare, ma potrebbe essere proprio questa l’onda giusta da cavalcare per il rilancio della città e per lo sviluppo del porto. «Lo scalo di Napoli ha margini di crescita importanti e ritengo che, se riuscissimo a strutturare una Zes, con una zona franca doganale interclusa, buone connessioni con gli interporti per favorire la crescita delle nostre imprese logistiche e attirare qualche grande investimento estero, allora potremmo dire di aver creato qualcosa di importante – conclude Panaro –  Il porto di nuova generazione va visto non solo come catalizzatore di traffico ma come driver di sviluppo di un territorio in grado di dargli una proiezione internazionale, intermodalità, innovazione attraverso la sinergia con i centri di ricerca, e di favorire la crescita di un’economia sempre più sostenibile perché agganciare lo sviluppo logistico al concetto di sostenibilità è quello che, tra l’altro, ci chiede di fare l’Europa attraverso il Recovery Fund. Quindi sta a noi rispondere a questa sfida complessa ma affascinante».

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