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Biagio Carabellò, sono suoi i resti trovati nel canale a Bologna: accanto al corpo anche il cellulare

DiRed Viper News Manager

Apr 21, 2021

Biagio Carabellò era scomparso nel nulla il 23 novembre 2015. Il 23 marzo 2021 dei resti sono stati trovati in un canale in un parco Bolognese. I risultati delle analisi annunciano che quei resti potrebbero essere i suoi, dando nuovo impulso a un’indagine che da sei anni era ferma in un vicolo cieco.

La Procura ha comunicato i risultati specificando che sono stati raffrontati i dati odontoiatrici riferiti al 46enne scomparso nel 2015 con l’arcata dentale rinvenuta insieme ai resti. Dal confronto é emersa la corrispondenza tra “peculiarità anatomiche, patologiche e terapeutiche” con l’uomo, oltre all’assenza di incompatibilità. “Ciò è sufficiente – scrive in una nota la Procura – per identificare il cadavere nella persona di Biagio Carabellò”.

Il caso è stato già archiviato per ben due volte ma la famiglia di Biagio non ha mai creduto che si fosse trattato di un allontanamento volontario o di suicidio, convinti che si fosse trattato invece di un omicidio. Martedì mattina sul luogo del ritrovamento dei resti è stato fatto un sopralluogo con i carabinieri del nucleo investigativo, i Ris e l’amatomopatologa Cristina Cattaneo, esperta di identificazione di cadaveri senza un nome, nominata consulente dalla Procura. Sono stati ritrovati anche il cellulare di Biagio, da cui qualcuno ha tolto la scheda Sim, e una siringa, oltre ad altri resti ossei. Per gli inquirenti sarà importante soprattutto analizzare il telefono.

Biagio scomparve nel 2015 mentre andava a lavoro. All’epoca delle prime indagini fu ritrovata nell’appartamento di Biagio una giacca sporca di sangue. La criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone che all’epoca aveva già lavorato al caso arrivò alla conclusione che si era trattato di un delitto d’impeto. Qualcuno aveva provato a togliere dalla giacca le macchie di sangue.

Il sangue su quella giacca apparteneva proprio a Biagio, stando all’esito dell’esame del Dna basato sulla madre dello scomparso. “La giacca non era indossata da Biagio al momento del delitto – aveva osservato la criminologa – ma probabilmente era limitrofa al punto in cui è stato aggredito”. L’ipotesi è che il delitto sia stato commesso al chiuso, vicino a quella giacca: alcune testimonianze riconducono Carabellò riconosciuto fuori di casa il giorno della scomparsa, una giornata molto fredda”.

Nel 2017 poi una lettera anonima segnalò che il corpo di Biagio si trovava nel parco di Villa Angeletti, zona che fu setacciata dal Soccorso Alpino ma senza riscontri. Quell’anonimo aveva ragione, il corpo è stato ritrovato proprio lì. In passato le indagini sono state costellate di colpi di scena tra lettere anonime e testamenti falsificati. Attualmente l’indagine è a carico di ignoti. La nuova inchiesta sarà coordinata dalla Pm Elena Caruso. Il ritrovamento riapre quello che per anni è stato un vero e proprio giallo.

“Biagio non aveva avuto una vita facile a livello familiare e la donna che amava è morta di tumore a 45 anni – ha detto il legale della famiglia Carabellò, Barbara Iannuccelli in un’intervista a E’tv – tutto questo lo aveva reso debole, e di questa debolezza e fragilità qualcuno ha approfittato”. Quel qualcuno per molti potrebbe essere un’amica di Biagio e della sua compagna che intascò il testamento poi rivelatosi falso. L’avvocato ha inoltre ricordato la frase “Ti faccio fare la fine di Biagio” che un conoscente dello scomparso avrebbe rivolto alla propria fidanzata, vittima di maltrattamenti.

La circostanza fu raccontata dalla stessa donna nel corso della trasmissione Chi l’ha visto. Secondo Iannuccelli, “la mancanza del cadavere era il tassello mancante all’immenso puzzle di attività investigative svolte dalla Procura e dai carabinieri, ora aspettiamo fiduciosi che questo tassello finale porti a fare giustizia per l’omicidio di Biagio Carabellò”, ha continuato l’avvocato. Ora la famiglia può finalmente dare degna sepoltura a Biagio.

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