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Next Generation Eu, per il Mezzogiorno la grande occasione arriva dall’Europa

DiRed Viper News Manager

Apr 20, 2021

C’avevano già pensato i grandi meridionalisti dell’ultimo trentennio a indicare la strada: non c’è possibilità di riduzione del divario territoriale, se non in un contesto europeo. Oggi siamo ad un salto di qualità decisivo sia per la quantità di risorse, sia per gli strumenti messi a disposizione. Penso per esempio alle questioni ambientali ed energetiche: serviranno ingenti risorse pubbliche e private, e una grande capacità di politica estera. Le recenti vicende in Turchia, così come in Libia, ma pure Suez, ci stanno insegnando che il Mediterraneo è il nostro mare, è il mare d’Europa.

Stabilire relazioni commerciali, energetiche, diplomatiche nel Mediterraneo sarà uno dei compiti principali assegnati dalla pandemia alle nuove generazioni. In poche parole, per le sue stesse caratteristiche, NextGenerationEu ci impone, e lo impone soprattutto al Mezzogiorno e alle sue classi dirigenti, di uscire dalla marginalità. Stiamo parlando della più grande quantità di risorse per investimenti dai tempi dell’impegno di ricostruzione post-bellica, concentrati nell’arco dei prossimi sei anni. Oltre 200 miliardi di euro per il paese, dalle ricostruzioni che leggo, oltre 80 miliardi, pare 82 miliardi, solo per il Mezzogiorno. A pensare alle performance del recente passato sulla Politica di Coesione, tremano le vene e i polsi. Come ha ricordato nei giorni scorsi la ministra per il sud, Mara Carfagna, della programmazione 2014/2020 è stato impiegato solo il 25% delle risorse, tanto che giacciono circa 140 miliardi di euro. L’impegno a combinare queste risorse con quelle previste dal Piano è un impegno che ho molto apprezzato.

E chiarisco subito il mio pensiero: per fare bene non basterà una buona governance, é necessario un nuovo approccio. Il NextGenerationEu è stato concepito come un insieme di misure in grado di affrontare vecchi e nuovi divari: quello territoriale, quello di genere e quello generazionale in particolare. Il divario territoriale è, essenzialmente, per il Mezzogiorno, divario di genere e generazionale. Offrire più opportunità alle donne e ai giovani meridionali significherà, di fatto, ridurre il divario territoriale. Abbiamo l’occasione, vale per tutti gli Stati membri, ma per l’Italia in particolare, di accompagnare questa stagione di investimenti con riforme strutturali che ne consentano il pieno ed efficace dispiegarsi. Altre volte nella storia nazionale abbiamo assistito a fasi di ingenti risorse pubbliche per il Mezzogiorno, con alterne fortune. Mai, queste, da sole, hanno ridotto il divario in maniera strutturale.

Spesso si sono rivelate inefficaci, qualche volta dannose, finendo con l’inquinare il libero mercato e la concorrenza in quest’area del paese. Delle tre riforme attese, fisco, lavoro, giustizia, per esempio, si hanno pochissime notizie. Continuare a contare su una politica fiscale che schiaccia sia il lavoro che l’impresa, un mercato del lavoro che di fatto esclude donne e giovani da tutele e riconoscimenti di meriti come il nostro, un’amministrazione della giustizia, in particolare civile, che frena investimenti e imprese, aggiungo un’organizzazione della Pubblica Amministrazione pre-digitale, significa non aver fatto tesoro delle esperienze della storia del Mezzogiorno. Servono, queste riforme, a tutto il Paese. Ma al Mezzogiorno servono il doppio. E saranno vitali almeno quanto gli investimenti pubblici. Insomma, se in passato abbiamo fatto i riformisti senza fare le riforme, ora non è più possibile.

Siamo quindi di fronte ad uno snodo cruciale, che sarà al centro di un momento di confronto organizzato dalla Fondazione Mezzogiorno Europa martedì 20 aprile alle ore 17,30 in cui analizzerò questi temi con il sottosegretario Enzo Amendola, la ministra Mara Carfagna, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, il rettore dell’Università Vanvitelli Giovanni Francesco Nicoletti, il vicepresidente di Confindustria Vito Grassi, il direttore del Corriere del Mezzogiorno Enzo D’Errico e il Presidente di Fondazione Mezzogiorno Europa Umberto Ranieri. Perché soltanto mettendo a sistema il contributo di tutte le istituzioni e gli stakeholders, con approccio integrato, il NextGenerationEu potrà affermarsi realmente come la piattaforma funzionale a una crescita sana del Mezzogiorno.

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