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Girolamini, fine della gogna per Marcello Dell’Utri: “Nessun patto con De Caro”

DiRed Viper News Manager

Apr 20, 2021

Dipinto come un «dottor Jekyll che si trasforma in un Mr. Hyde, anzi il Mister Hyde che si trasforma. E se uno non è bibliofilo non può capirlo». Messo sotto processo, e alla gogna mediatica che spesso scatta parallela, per il suo amore per i libri antichi. Un amore che in aula lo spinse a dire che «i 40mila volumi che mi sono stati sequestrati mentre ero detenuto a Parma sono una cosa che mi ha fatto un male che non si ha idea…ho dovuto mettere tre stent per questa cosa, perché mi ha fatto più danno questo che la carcerazione». Parliamo di Marcello Dell’Utri, l’ex senatore processato e assolto dall’accusa di aver contribuito al saccheggio dei Girolamini, la storica biblioteca di via Duomo. Ieri sono state depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione rinunciato a gennaio, 46 pagine nelle quali i giudici della prima sezione del Tribunale di Napoli hanno ripercorso le tappe dell’inchiesta e degli oltre due anni di dibattimento.

L’ex direttore Massimo Marino De Caro ammise di aver sottratto volumi antichi dalla monumentale biblioteca ed è stato nel frattempo condannato. Il coinvolgimento di Dell’Utri, invece, come emerge dalla sentenza di assoluzione, è stato frutto di una ricostruzione accusatoria che in dibattimento non ha trovato conferme. All’assoluzione il collegio è arrivato, come scrivono gli stessi giudici, attraverso «un’istruttoria completa ed esauriente, arricchita dal contributo di consulenti delle parti nella specifica materia del libro antico». «Ciò – si legge nella motivazione – ha consentito al collegio di svolgere compiutamente la propria funzione simile a quella dello storico: ricostruire un fatto del passato attraverso l’analisi delle fonti di prova, raccolte senza avere la pretesa di voler accertare la verità di quel fatto che potrebbe non coincidere con la sua rappresentazione processuale».

Un certosino lavoro di ricostruzione di fatti e circostanze, date e dettagli, per arrivare, così come prospettato dalla difesa (Dell’Utri è stato assistito dagli avvocati Claudio Botti del foro di Napoli e Francesco Centonze del foro di Milano) all’assoluzione «perché il fatto non sussiste» e stabilire che Dell’Utri non era a conoscenza della provenienza di quei 14 volumi antichi e preziosi avuti in regalo da De Caro. È questo che ha fatto cadere l’accusa di concorso morale nel peculato per il quale era stato condannato De Caro, accusa che gli inquirenti avevano ipotizzato credendo che ci fosse stato un accordo tra il senatore e l’ex direttore della biblioteca siglato prima che De Caro sottraesse i libri dalla sede di via Duomo.

La storia di Dell’Utri si aggiunge quindi alle tante storie di processi mediatici che si gonfiano nelle aule di tribunale, di casi giudiziari destinati a lasciare segni indelebili nella vita di chi ne è protagonista. «Non ritenevo giusto andare a sequestrare 40mila volumi antichi dalla mia biblioteca – disse Dell’Utri nel corso del processo a proposito del filone milanese (poi archiviato) sulla sua personale biblioteca di via Senato a Milano – La Procura di Milano li ha tenuti per sei anni, questi volumi. Non ha trovato un libro proveniente né dalla Girolamini né da altre biblioteche o conventi o chicchessia da cui fossero stati sottratti. Ha archiviato tutto dopo sei anni, mi ha restituito volumi con un tir e ancora oggi stanno lì in biblioteca a cercare di rimetterli a posto, anche perché molti sono stati rovinati da questo sequestro. È un argomento che mi fa male ancora oggi».

L’articolo Girolamini, fine della gogna per Marcello Dell’Utri: “Nessun patto con De Caro” proviene da Il Riformista.