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Città segrete e Superlega, a Napoli l’indignazione si scatena solo per calcio e tv

DiRed Viper News Manager

Apr 20, 2021

Il programma televisivo firmato da Corrado Augias e la Superlega che dovrebbe sostituire la Champions League: a Napoli, praticamente, non si parla d’altro. Le polemiche legate al piccolo schermo e al calcio hanno catalizzato l’attenzione al punto tale che, in città, sembrano scomparsi il Covid e i timori legati all’andamento dei contagi, al ritmo delle vaccinazioni e alla riapertura degli esercizi commerciali.

È Città Segrete, in particolare, ad aver provocato l’ondata di rabbia e indignazione più forte. Secondo i napoletani la narrazione della città fatta da Augias ha lasciato troppo spazio agli stereotipi, alle “gesta extracalcistiche” di Diego Armando Maradona e alla parabola criminale del boss Raffaele Cutolo per il quale sono stati rispolverati filmati girati a Ottaviano negli anni Ottanta. Tanto che il senatore Domenico De Siano ha parlato di una Napoli «stereotipata e mostrata in maniera approssimativa, inadeguata e offensiva», mentre l’assessora Alessandra Clemente ha fatto sapere che protesterà con i vertici della Rai. Quanto alla Superlega, l’idea di una competizione alternativa alla Champions League e sostanzialmente riservata alle società calcistiche europee più ricche ha scatenato l’ira funesta di chi ancora coltiva un’immagine romantica del calcio e ritiene che lo sport non debba essere subordinato all’interesse economico dei club. Persino il premier Mario Draghi, il leader leghista Matteo Salvini e l’eurodeputato berlusconiano Antonio Tajani hanno preso posizione sul tema che, almeno a giudicare dagli interventi sui social network, toglierà il sonno a buona parte dei napoletani ancora per molto tempo.

Non interessa, almeno in questa sede, entrare nel merito delle due vicende. È vero, il racconto di Napoli offerto da Augias si è probabilmente rivelato stantio, retorico e poco profondo. Ma è altrettanto vero che negare il fenomeno della camorra a Napoli o ammetterne la descrizione solo in riferimento ad altre città è indice del peggior provincialismo. Allo stesso modo è giusto interrogarsi sulla strategia per consentire a un’industria come il calcio di svilupparsi in modo economicamente sostenibile, ma senza sacrificare «la funzione sociale dello sport» cui ha fatto riferimento Draghi e la sopravvivenza di squadre come il Napoli che, pur essendo meno ricche e blasonate di quelle che hanno dato vita alla Superlega, esprimono la passione di milioni di tifosi sparsi in tutto il mondo.

Il problema non sono il contenuto di Città Segrete, il futuro del calcio europeo o le visioni contrapposte che in città si registrano su questi temi. Il problema è che, a Napoli, la stessa rabbia e la stessa indignazione non si registrano quando si discute di un Consiglio comunale da mesi incapace di decidere, di un sindaco quasi completamente assorbito dalla campagna elettorale in Calabria e di un dibattito pubblico che, quando alle elezioni mancano ormai pochi mesi, stenta a decollare. Stesso discorso per la pantomima del debito ingiusto che l’amministrazione de Magistris aveva annunciato di non voler pagare, salvo poi stanziare 75mila euro per resistere alle prevedibili azioni giudiziarie dei creditori. Per non parlare del boom di errori giudiziari e della scellerata gestione della pandemia. Sarebbe il caso che, su questi temi prima ancora che su altri, molti napoletani – a cominciare dai candidati veri o “virtuali” per finire con la gente comune – dimostrassero maggiore interesse e responsabilità. Insomma, meno post sui social e più impegno concreto. Per il bene della città.

L’articolo Città segrete e Superlega, a Napoli l’indignazione si scatena solo per calcio e tv proviene da Il Riformista.