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A Bollate via ai test salivari molecolari per tracciare il Covid nelle scuole

DiRed Viper News Manager

Apr 20, 2021


di Marialaura Iazzetti

MILANO – Farlo è semplicissimo. A differenza del tampone molecolare, non provoca nessun fastidio. L’affidabilità è assicurata. Da lunedì 12 aprile nel Comune di Bollate è partito il piano sperimentale di sorveglianza organizzato dal Comune e dal laboratorio di microbiologia dell’Università di Milano. Coinvolge tutti gli istituti scolastici del territorio: gli studenti sono sottoposti una volta alla settimana al test molecolare salivare per controllare la diffusione del contagio e bloccare in tempo possibili focolai.

“Abbiamo incominciato dalle elementari e dalla prima media. Ora abbiamo coinvolto le seconde e le terze, poi passeremo al liceo”, spiega Valentina Massa, professoressa di biologia applicata. Insieme a Elisa Borghi, professoressa di microbiologia clinica, al dottor Gian Vincenzo Zuccotti, preside della facoltà di Medicina della Statale, e a gli altri colleghi del laboratorio di microbiologia hanno sperimentato i test molecolari salivari: per scoprire se si è positivi al Sars-Cov-2 basta succhiare un bastoncino di cotone “come se fosse un lecca lecca”. Il test può essere eseguito autonomamente, senza ricorrere al personale sanitario. Proprio per questo motivo e per la poca invasività viene considerato particolarmente adatto per i bambini.

“È importante ricordare- continua Massa- che questi tamponi non sono rapidi, ma molecolari. Vengono inviati a un laboratorio che li analizza ed entro 24-36 ore si hanno i risultati”. Di tamponi salivari rapidi in questi giorni si sta parlando molto, perché le autorità sanitarie e il governo li stanno prendendo in considerazione come strumento attraverso cui monitorare gli studenti. Massa, però, non capisce per quale motivo non si stia valutando anche di utilizzare quelli molecolari, considerati più “affidabili”. Le ricerche del laboratorio della Statale sono partite quest’estate, quando l’università di Yale ha diffuso su twitter la notizia di un programma di tracciamento per i giocatori dell’Nba basato proprio sui test molecolari salivari. Il tampone aveva già ricevuto l’approvazione dalla Food and drug administration (Fda), l’agenzia americana che regola i farmaci.

“A questo punto abbiamo scritto ai ricercatori di Yale e gli abbiamo chiesto di poter studiare questi tamponi per utilizzarli nelle scuole”, racconta Massa. I primi risultati sono arrivati a ottobre e sono stati presentati all’Ats di Milano e alla Regione. I kit sono stati elaborati dall’azienda bresciana ‘Copan’ che si occupa di sistemi di prelievo e microbiologia. “La Regione il 12 gennaio ha mandato una richiesta formale al ministero della Salute per chiedere di convalidare questa nuova tipologia di test”, spiega Massa.

Senza l’ok del ministero, il tampone salivare molecolare non viene considerato uno strumento attraverso cui certificare al livello sanitario la positività di un soggetto. “Le quarantene ad esempio non possono partire”, aggiunge Massa. Fino ad oggi il ministero non si è ancora espresso e per chi ha lavorato al progetto sembra quasi paradossale: “Perché abbiamo validato i tamponi rapidi salivari e non quelli molecolari?”, si chiede Massa. Eppure, il principio scientifico che è alla base dei due test– l’idea che la saliva sia un campione promettente per rilevare la presenza del virus- è lo stesso. Quelli molecolari, però, sono più precisi e possono essere effettuati senza dover impiegare personale sanitario (già in difficoltà per le vaccinazioni).

“Lo studio che stiamo portando avanti a Bollate è sperimentale proprio perché il ministero non ci ha fornito ancora nessuna risposta. Dal punto di vista scientifico non ci serve a molto, stiamo fornendo un servizio alla comunità per aiutare il Comune a tracciare i contagi tra gli studenti“, sottolinea Massa. Il laboratorio della Statale aveva sperimentato il test già in alcune aziende e in una comunità famiglia. Attualmente sono stati analizzati più di 9.000 campioni di saliva. I ricercatori della Statale avrebbero voluto contribuire in modo più significativo alla ripresa delle attività scolastiche. Massa dice di essersi impegnata in primis “come mamma”, perché tenere aperte le scuole sarebbe dovuta essere una priorità.

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