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Cannabis, probabile scontro alla Camera: centrodestra contro la liberalizzazione

DiRed Viper News Manager

Apr 19, 2021

ROMA – Oltre al ddl Zan contro l’omofobia, si profila in Parlamento un altro scontro ‘caldissimo’ tra le forze politiche su un tema cosiddetto ‘sensibile’. Domani in commissione Giustizia alla Camera riparte l’iter delle proposte di legge per modificare l’articolo 73 del Testo Unico sulla droga (DPR 309/90), quello cioè che regola la produzione, il traffico e la detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope. Si tratta di due contrapposte proposte: da un lato quella della Lega, a prima firma Riccardo Molinari, che aumenta le pene per le ipotesi di lieve entità, prevedendo l’arresto obbligatorio per chi sia colto in flagranza ed elimina la possibilità di scontare la pena con modalità alternative al carcere; dall’altra quella dell’ex segretario dei Radicali italiani, Riccardo Magi (ora in Più Europa), sottoscritta da oltre una ventina di 20 deputati tra Pd e M5s dell’intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis. La proposta Magi vuole legalizzare l’autoproduzione domestica, depenalizzandone l’uso personale, e rafforzare l’attenuante della lieve entità per il traffico e la detenzione, che diventa una fattispecie autonoma. Magi, assieme a Emma Bonino e Benedetto Della Vedova, domani pomeriggio, a partire dalle 15, sarà in piazza Montecitorio per un flashmob di Più Europa a sostegno della proposta di legge per l’autocoltivazione e per la legalizzazione della cannabis.

In commissione Giustizia alla Camera non tira aria favorevole alla proposta Magi sulla cannabis a causa della resistenza del centrodestra. Il relatore, nominato per l’iter delle modifiche sulla materia delle fattispecie di reato di lieve entità per produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, è il leaghista Jacopo Morrone che dovrà redigere il testo base. Nei giorni scorsi, inoltre, è stata presentata una proposta del Movimento 5 stelle, a prima firma Caterina Licatini, che lunedì 12 aprile è stata abbinata d’ufficio alle altre due creando alcune perplessità tra le forze di centrodestra. Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno sottolineato che sarebbe stato necessario chiedere un nuovo ciclo di audizioni con il rinvio della discussione generale. La deputata azzurra Giusi Bartolozzi e Maria Teresa Bellucci (Fdi) hanno contestato che la terza proposta intervenga anche sull’uso della cannabis a fini terapeutici “con ciò determinando un ampliamento del perimetro dell’intervento normativo in materia”.

Il presidente della commissione, Mario Perantoni (M5s), ha però precisato che il testo verte sulla stessa materia delle altre due e che il riferimento ai fini terapeutici è solo nel titolo che richiama la titolazione generale del decreto n. 309 del 1990, il testo unico sulla droga, andando però ad aggiungere l’articolo 75-ter. Anche dalla Lega è arrivata la richiesta della valutazione di un eventuale integrazione dell’attività istruttoria, alla luce del terzo articolato depositato da M5s in materia di produzione e detenzione di cannabis per uso personale.

LE PROPOSTE ALL’ESAME DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DELLA CAMERA

– La proposta a prima firma Molinari (Lega) è volta ad inasprire le pene per le ipotesi di lieve entità del delitto di produzione, traffico e detenzione di stupefacenti prevedendo inoltre per colui che sia colto in flagranza di tale reato l’arresto obbligatorio. Vengono inoltre abrogate le norme che prevedono un trattamento di favore in caso di reati commessi da persone tossicodipendenti o da assuntori di sostanze stupefacenti o psicotropee.

– Nella proposta Magi si fa presente che la dichiarazione di incostituzionalità della cosiddetta ‘legge Fini-Giovanardi’ “ha reso ancora più urgente la revisione della legislazione sulle droghe e, specificamente, della disciplina di natura sanzionatoria e penale”. La proposta riduce complessivamente le pene, riportando il trattamento sanzionatorio in un alveo di proporzionalità dell’offesa. Differenzia il regime sanzionatorio in funzione della diversa natura della sostanza, al fine di graduare il trattamento punitivo in relazione alla gravità delle condotte. Per quanto concerne la coltivazione della cannabis, prevede che non è punibile chi, pur privo dell’autorizzazione, coltiva un numero limitato di piante di cannabis, idonee e finalizzate alla produzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, destinate a un uso esclusivamente personale. Viene escluso l’arresto obbligatorio in flagranza per alcune fattispecie di lieve entità. La terza proposta all’esame della Camera.

– La proposta Licatini (M5s), abbinata in commissione Giustizia a quelle della Lega e di Magi, introduce nuove disposizioni in materia di coltivazione della cannabis “al fine- viene spiegato- di scoraggiare il ricorso al mercato illegale e alle mafie e di contrastare i pregiudizi connessi all’assunzione di tale sostanza”. Si prevede che “quando l’attività di coltivazione della cannabis non sia concretamente idonea né sufficiente a ledere il bene giuridico della salute pubblica né a favorire la circolazione della droga alimentandone il mercato, non può risultare configurabile il reato di coltivazione di sostanze stupefacenti, costituendo tale attività una condotta inoffensiva, in linea con quanto affermato dalla recente giurisprudenza, consolidatasi negli ultimi anni e confermata recentemente dalle sezioni unite della Corte di cassazione con la sentenza n. 12348 del 16 aprile 2020”, che ha stabilito che la coltivazione domestica di cannabis per solo uso personale non costituisce reato. La punibilità non scatta, prevede l’articolo unico della proposta, “in caso di attività di coltivazione di cannabis di minime dimensioni, svolte in forma domestica e che per le rudimentali tecniche utilizzate, per lo scarso numero di piante, per il modesto quantitativo di prodotto ricavabile e per la mancanza di ulteriori circostanze dell’azione che ne indichino l’immissione nel mercato delle sostanze stupefacenti appaiono destinate in via esclusiva ad un uso personale del coltivatore”.

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