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Beppe Grillo scopre il garantismo per il figlio Ciro indagato per stupro: “E’ un coglione ma non c’è stato niente”

DiRed Viper News Manager

Apr 19, 2021

Ciro Grillo e i suoi tre amici “sono quattro coglioni, non quattro stupratori”. Così Beppe Grillo interviene per la prima volta con un video su Facebook sulla vicenda giudiziaria che riguarda il figlio 19enne Ciro, accusato di stupro da una ragazza italo-svedese e sotto inchiesta assieme a tre amici, che nei prossimi giorni potrebbero essere rinviati a giudizio dalla Procura di Tempio Pausania.

Grillo quindi, per difendere il figlio accusato di un reato gravissimo, scopre improvvisamente il garantismo, soltanto dopo aver fondato il partito più manettaro della storia italiana.

Nel video, poco meno di due minuti in cui il fondatore del Movimento 5 Stelle usa toni durissimi per commentare la vicenda, attacca magistrati e stampa. “Mio figlio – spiega Grillo – è su tutti i giornali come uno stupratore seriale insieme ad altri tre ragazzi. Io voglio chiedere, voglio una spiegazione perché un gruppo di ‘stupratori seriali’, compreso mio figlio dentro, non sono stati arrestati. La legge dice che gli stupratori vengono arrestati e messi in galera e interrogati in galera o ai domiciliari”. Invece, aggiunge Grillo, “sono lasciati liberi per due anni, perché? – si chiede -. Perché non li avete arrestati subito? Ce li avrei portai io in galera, a calci nel culo“.

Poi il garante del Movimento 5 Stelle tenta di smontare personalmente le accuse della 19enne che ha denunciato il figlio e i suoi tre amici per il presunto stupro avvenuto nella villa del comico genovese a Porto Cervo, nell’estate del 2019. “Vi siete resi conto che non è vero niente che c’è stato lo stupro. Perché una persona stuprata la mattina, al pomeriggio fa kitesurf e dopo 8 giorni fa la denuncia vi è sembrato strano. Bene, è strano – è la teoria di Grillo – E poi non è l’avvocato a parlare o io, che sono il padre, a difendere mio figlio: c’è il video. C’è tutto il video, passaggio per passaggio, si vede che è consenziente, si vede che c’è il gruppo che ride, che sono ragazzi di 19 anni che si stanno divertendo, che sono in mutande e saltellano col pisello così perché sono 4 coglioni, non 4 stupratori e io sono stufo perché sono due anni“, aggiunge Grillo, visibilmente adirato.

Nell’ultima parte, come un fiume in piena, Grillo aggiunge: “Se dovete arrestare mio figlio, che non ha fatto niente, allora arrestate anche me, perché ci vado io in galera“.

LA VICENDA – Nei giorni scorsi Ciro Grillo e i tre amici indagati sono stati ascoltati dai magistrati della Procura di Tempio Pausania. Secondo quanto trapelato, tutti hanno ribadito la loro innocenza e la tesi di un rapporto consensuale con la 19enne. Di parere opposto gli inquirenti, che indagano per stupro di gruppo: la vittima del ‘branco’ sarebbe stata “afferrata per i capelli per bere mezzo litro di vodka e costretta ad avere rapporti di gruppo”, si legge negli atti.

In un verbale dei magistrati si legge in particolare che “verso le sei del mattino mentre R. M. (amica della vittima, ndr) dormiva”, la 19enne italo-svedese è “stata costretta” ad avere rapporti sessuali in camera da letto e nel box doccia del bagno, con uno dei ragazzi, mentre “gli altri tre indagati hanno assistito senza partecipare”. La ragazza avrebbe quindi perso conoscenza “fino 15 quando è tornata a Palau”, scrivono i pm. I quattro indagati secondo i magistrati l’avrebbero costretta ad avere “cinque o sei rapporti” sessuali.

Entro la settimana i magistrati sardi potrebbero chiedere al gip, il giudice per le indagini preliminari, il rinvio a giudizio, con gli avvocati difensori che sperano nell’archiviazione del caso.

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