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“Noi difendiamo il Riformista”, migliaia di messaggi di amicizia dopo l’attacco di Pm e Ordine dei giornalisti

DiRed Viper News Manager

Apr 17, 2021

Abbiamo ricevuto in questi due giorni migliaia di messaggi di solidarietà. Di persone note, di intellettuali, di giornalisti, di avvocati, di magistrati, di cittadini. Non ci sentiamo soli. Abbiamo la netta sensazione di poter continuare tranquilli la nostra battaglia contro le degenerazioni e le sopraffazioni di una parte della magistratura italiana, e in particolare del partito dei Pm. Pensiamo di poter resistere anche al fuoco amico, un po’ vile, che viene dall’ordine dei giornalisti, e cioè da quella parte della nostra categoria più sottomessa alla forza e all’egemonia culturale delle Procure.

Abbiamo subìto intimidazioni pesanti, sia attraverso le querele dei Pm sia con le censure e gli avvertimenti minacciosi dell’ordine dei giornalisti. Ma non sempre le intimidazioni vanno a segno. Abbiamo capito proprio in queste ore che il Riformista è più radicato di quanto potessimo pensare. Siamo contenti e continuiamo la nostra battaglia. Senza farci spaventare dalla gigantesca potenza di fuoco di chi vuole annientarci. La nostra potenza di fuoco è piccola piccola. Però noi abbiamo idee e ragione, loro, purtroppo, no. Qui di seguito pubblichiamo una parte minuscola dei messaggi che abbiamo ricevuto ieri sulla mail e su WhatsApp.

Col Riformista mi sento più libero
Renato Brunetta

Esprimo tutta la mia solidarietà, la mia stima e il mio affetto al direttore Piero Sansonetti per la raffica di querele e azioni civili che sta subendo. L’opera del Riformista a guida Sansonetti è stata determinante in questi anni per mettere al centro del dibattito pubblico la questione giustizia e per sfidare il pensiero unico sul tema. Io con il Riformista in edicola tutti i giorni e con gli editoriali di Sansonetti mi sento più libero.

 

Scarpinato? Spiegategli bene il golpe in Cile…
Giancarlo Lehner

Caro Direttore,
mi sono a lungo occupato dei nostri magistrati di lotta e di governo, pagandone, fra l’altro, le conseguenze, avendo trascorso decenni nei tribunali di tutta la Penisola. Riguardo alle preoccupazioni per la sopravvivenza del tuo quotidiano, l’unico foglio con merito in prima linea per la giustizia giusta e il ripristino della lettera della Costituzione, fossi in te mi guarderei soprattutto dal procuratore Roberto Scarpinato, che passerà alla Historia per la micidiale supponenza non sempre sorretta da sicure basi culturali. Ricordo, così, soltanto per spaventarti un po’, il suo leggendario saggio apparso su MicroMega, dove Scarpinato, ignorando le date della storia, scrisse: «Chi conosce la storia occulta dell’Italia e la potenza delle grandi strutture criminali, sa che non è azzardato, né frutto di un cupo pessimismo antropologico, ritenere che la situazione attuale ricorda… quella che venne a crearsi in Cile negli anni Ottanta [sic!] conclusasi tragicamente con la fine del presidente Allende». Ci si può fidare della scientificità di chi fissa la fine del povero Allende negli «anni Ottanta»? Magari si dirà che sono prevenuto, data la mia origine israelita, ma mi parve un tantino antisemita il saggio col titolo (Dio dei mafiosi) e un sottotitolo (Per una ‘teologia’ di Cosa Nostra. L’etica adattata alla logica di una sola grande ‘famiglia’, dove si può uccidere perché si obbedisce a ordini superiori. Una piramide che vede nel Dio del Vecchio Testamento l’ultimo – e il più terribile – dei padrini), nel quale, appunto, il dottor Scarpinato inviò un avviso di garanzia al Creatore non per concorso esterno e neppure per associazione mafiosa, ma per essere indubitabilmente il Capo dei Capi della mafia. Quindi, tanto per non fare sconti ai cattolici, rinviò a giudizio anche Sancta romana Ecclesia: «Riprendendo il tema della cultura mafiosa, non è forse azzardato ipotizzare che l’interiorizzazione del valore dell’autorità e dell’obbedienza proprie di certa cultura cattolica abbia potuto costituire una precondizione perché su questo humus si innestasse, senza traumi e senza fratture, mediante un’inconscia sinergia ibridante, la ‘sacramentalizzazione’ dei valori dell’obbedienza cieca e della gerarchia da parte del popolo di Cosa Nostra…». Data codesta terrificante Weltanschauung, credo sarebbe giusto preoccuparsi se Scarpinato dovesse partire lancia in resta contro Il Riformista.

 

Dobbiamo scendere in piazza
Amedeo Laboccetta

L’attacco a colpi di querele nei confronti del Riformista, e del suo Direttore in particolare, il coraggioso e bravo Piero Sansonetti, deve assolutamente spingere gli uomini liberi in Italia a prendere posizione. Quando si crede veramente in una battaglia di libertà e di vera giustizia, la solidarietà si pratica e non si predica. Qualcuno, anzi che dico, più di qualcuno, vorrebbe mettere a tacere questa voce coraggiosa e libera. Che da sempre va controcorrente. Tutto questo è inaccettabile. Non lasciamo soli Sansonetti e tutti i giornalisti del Riformista. Bisogna prendere posizione e manifestare pubblicamente. Ci si veda in tanti a Roma per bloccare il progetto di tappar la bocca a Sansonetti. Per fortuna di uomini liberi e giornalisti coraggiosi l’Italia è piena. Basta saperli organizzare per promuovere la resistenza della libertà di stampa.

 

 

Ma quelli che dirigono l’Odg si vergognano almeno un po’?
Fabrizio Cicchitto

Ha detto giustamente Luciano Violante che il primo sdoppiamento delle carriere dovrebbe avvenire fra quelle dei pm e quelle dei cronisti giudiziari. Nel caso del Riformista siamo di fronte a due scandali fra loro intrecciati: i pm che fanno querele in modo sistematico, seguendo il principio che da un lato cane non morde cane e anzi dall’altro lato si unisce al compagno di cordata per aggredire e stendere il disturbatore. Poi c’è lo scandalo costituito dall’ordine dei giornalisti, uno scandalo istituzionale perché la sua ispirazione originaria è quella di un corporativismo di ispirazione fascista (il direttore responsabile deve appartenere per forza all’ordine). Poi da molto tempo la gestione dell’ordine è in mano ai portavoce dei potentissimi cronisti giudiziari, a cui fanno da sponda (i cronisti giudiziari contano nell’ordine dei giornalisti come i pm nell’Anm e nel Csm). Poi esistono le colpe individuali: il Riformista ha un gravissimo difetto che si traduce in una colpa da perseguire possibilmente non con una pena transitoria ma con il recupero di una condanna che purtroppo non sta nell’ordinamento giuridico italiano: vale a dire la pena di morte da raggiungersi attraverso strangolamento finanziario. La colpa del Riformista è gravissima. Pubblica notizie che non si leggono sul Corriere della Sera, su la Repubblica, su la Stampa perché lì i cronisti giudiziari fanno buona guardia. Così l’altro ieri il Riformista ha pubblicato una assai imbarazzante numero di file in cui forse è contenuta l’intercettazione del trojan sulla cena Palamara-Pignatone. La notizia è uscita solo sul Riformista e lì è rimasta. Ma comunque è sempre fastidiosa. E il dottor Cantone deve comunque misurarsi con essa. È chiaro che una voce di questo tipo va silenziata a ogni costo anche perché essa svolge un ruolo essenziale per garantire la libertà di informazione, una missione davvero impossibile. Ma coloro che dirigono l’ordine dei giornalisti non si vergognano almeno un po’? Non a caso Vittorio Feltri si è dimesso da esso.

 

Solidarietà al Riformista, voce di coraggio
Federico Mollicone

Esprimiamo la nostra solidarietà alla testata il Riformista, voce di coraggio su molti temi delicati. Uno di questi è certamente la vicenda del sistema Palamara che sembra tuttora persistere all’interno della magistratura offuscando il valido e coraggioso lavoro di molti magistrati onesti ed equilibrati. A Piero Sansonetti e al giornale che dirige rivolgiamo la nostra vicinanza. Spiace invece l’atteggiamento del presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna, che ha rivolto toni denigratori verso un direttore e una redazione che per istituto dovrebbe difendere da eventuali aggressioni esterne. Proprio Verna lo avevamo apprezzato nella difesa del giornalista Silvio Leoni – ingiustamente rinviato a giudizio e poi archiviato – con l’unica colpa di aver intervistato il presidente di un Tribunale: per questo Leoni subì perquisizioni e il sequestro del telefono personale e sulla vicenda abbiamo già annunciato un question time al ministro Cartabia per chiedere che invii gli ispettori alla procura di Ancona.

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