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La Consulta non decide sull’ergastolo ostativo, dramma per 69 detenuti

DiRed Viper News Manager

Apr 17, 2021

La norma che vieta la liberazione condizionale agli ergastolani per reati di mafia che non collaborano con la giustizia è stata dichiarata incostituzionale ma potrà essere applicata ancora, almeno fino a quando il Parlamento non deciderà di intervenire. Il termine per la decisione è stato fissato al maggio 2022, un tempo lunghissimo cui le sorti di tanti condannati – in Campania se ne contano 69, tra cui ergastolani ostativi ed ex detenuti al 41 bis che sono nel carcere di Secondigliano – saranno immodificabili nonostante tutto questo sia stato dichiarato non conforme ai principi della Costituzione. «Dopo tanta attesa la Consulta ha scelto di non decidere. Non possiamo non manifestare sincero sconcerto per questo atteggiamento ideologico»: è la posizione del Carcere possibile, la onlus della Camera penale di Napoli che da anni si occupa dei diritti dei detenuti.

«Riteniamo che l’ergastolo ostativo sia incompatibile con la Carta costituzionale – spiega l’avvocato Anna Maria Ziccardi, presidente del Carcere possibile – Ci aspettavamo una pronuncia più coraggiosa dalla Corte Costituzionale che invece ha rimesso alla politica il compito di sciogliere questo nodo, addirittura concedendo un anno di tempo che non è poco. Rimettere alla politica un intervento di riforma significa continuare a infliggere ai detenuti una pena contraria ai principi europei e del nostro ordinamento». Quanto peso potrebbero aver avuto il clima politico attuale, le ragioni dell’Antimafia, le polemiche meno garantiste? «La Corte Costituzionale – sottolinea l’avvocato Sabina Coppola, consigliere del direttivo del Carcere possibile – ha affermato chiaramente che la norma viola la Costituzione ma poi, come se si trattasse di una questione non giuridica ma di politica criminale, ha aggiunto di non potersi pronunciare in tal senso perché ciò rischierebbe di inserirsi in modo inadeguato nell’attuale sistema di contrasto alla criminalità organizzata».

«In questo modo – aggiunge Coppola – si rischia di dare ragione erroneamente a tutti quelli che hanno tentato di far credere che una declaratoria di incostituzionalità dell’articolo 4 bis, ormai dichiaratamente illegittimo, avrebbe determinato una sorta di automatismo inverso secondo il quale, anche in assenza di collaborazione con la giustizia, tutti gli ergastolani ostativi avrebbero potuto ottenere la liberazione condizionale. Ma il messaggio non dev’essere questo perché riconoscere l’illegittimità della norma significa solo superare l’aberrante meccanismo delle preclusioni assolute, consentendo al magistrato di sorveglianza di valutare caso per caso il ravvedimento del reo».

«Se la Consulta avesse avuto il coraggio che non ha avuto e la coerenza che non ha avuto con se stessa di dichiarare incostituzionale, e non solo affermarlo, la norma sull’ergastolo ostativo – precisa l’avvocato Elena Cimmino, vicepresidente del Carcere possibile – da oggi l’ergastolano avrebbe potuto chiedere, non ottenere, una valutazione del proprio percorso all’interno del penitenziario in espiazione pena. Il ravvedimento va indagato, per questo la valutazione caso per caso è la più giusta. Insomma – aggiunge – si tratta di chiedere ai giudici di fare i giudici». Invece è tutto rinviato al prossimo anno. «E se entro il 22 maggio 2022 il Parlamento non interverrà, ci terremo una norma dichiaratamente incostituzionale – conclude Cimmino – Tra l’altro il Parlamento nel 2019 era stato già invitato dalla Cedu a risolvere quello che è stato definito un “problema strutturale” della pena incomprimibile e non mi pare che abbia accolto l’invito».

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