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Strage di Bologna, Bellini a processo: “Mi sento come Sacco e Vanzetti”

DiRed Viper News Manager

Apr 16, 2021

Come si sente? “Come Sacco e Vanzetti (i due anarchici italiani ingiustamente condannati a morte per omicidio e giustiziati negli Stati uniti negli anni ’20 del secolo scorso, ndr)”. Esordisce con questa frase, colta dai microfoni dell’emittente Trc prima del suo ingresso in aula, l’ex estremista di destra Paolo Bellini, a processo per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna.

Bellini, che sarà processato a seguito delle indagini della Procura generale bolognese sui mandanti e i finanziatori dell’attentato, che vede imputati anche Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia, non ha aggiunto altro. Proprio in questi minuti sta iniziando la prima udienza del procedimento. In aula, oltre ai rappresentanti dei familiari delle vittime, alla vicepresidente della Regione, Elly Schlein, e alla consigliera comunale del Partito democratico, Federica Mazzoni, c’è anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola.

BOLOGNESI: “BELLINI SI DIFENDA NEL MERITO E NON CON QUESTE BATTUTE ASSURDE”

Anche Mambro, Fioravanti, Ciavardini hanno detto che erano tutti vittime delle strage: a loro è andata male, perché hanno preso l’ergastolo“, quindi “dovrebbe stare attento Bellini a fare queste dichiarazioni, perché portano sfortuna”. Con queste parole Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, replica alla dichiarazione fatta da Paolo Bellini, che ha detto di sentirsi “come Sacco e Vanzetti”, prima di entrare in aula per la prima udienza del processo sui mandanti dell’attentato, che lo vede imputato assieme a Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia. Da parte sua, Bolognesi auspica che Bellini “si difenda nel merito e non con queste battute assurde, che fanno solo male alle vittime e alla città di Bologna”.

IL LEGALE DELLE VITTIME: “SI PROCESSA CHI VOLLE SABOTARE LA DEMOCRAZIA”

“Oggi si apre un processo a chi ha tentato di sabotare la democrazia italiana con la strage del 2 agosto 1980″. Questo il commento di Andrea Speranzoni, legale dei familiari dei parenti delle vittime dell’attentato alla stazione di Bologna, poco prima di entrare in aula per la prima udienza del processo, che si celebra davanti alla Corte d’Assise del capoluogo emiliano, a Paolo Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia.

Quella di oggi, con cui si apre il procedimento sui mandanti e i finanziatori della strage, “è un’udienza fortemente desiderata dai familiari, pertanto oggi è un giorno importante”, chiosa Speranzoni. Oggi, conclude il legale, “disveleremo le nostre prove, mostreremo i testimoni che intendiamo citare fin dal giorno 28, se tutto andrà bene, e spiegheremo l’impostazione che verrà data al processo, che si annuncia lungo, difficile e complesso”.

PER PG LA STRAGE “FU PAGATA DA P2, ED ESECUTORI MANOVRATI DA SERVIZI”

La strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna “fu finanziata dalla P2 e compiuta da elementi di estrema destra, non solo dei Nar ma anche di Terza posizione e di Avanguardia nazionale, manovrati dai Servizi deviati“. A dirlo, introducendo le prove della pubblica accusa, è il sostituto pg bolognese Umberto Palma nel corso della prima udienza del processo sui mandanti e i finanziatori dell’attentato.

Il riferimento ad Avanguardia nazionale è particolarmente significativo perché, come ricorda Palma, di quella formazione – guidata da “Stefano Delle Chiaie, a sua volta manovrato da un servitore molto infedele dello Stato come Federico Umberto D’Amato, di cui sappiamo che prese soldi in nero da Licio Gelli”- faceva parte Paolo Bellini, uno dei tre imputati nel procedimento iniziato questa mattina, accusato di concorso nella strage. Per finanziare l’attentato, prosegue poi Palma, furono utilizzati “fondi sottratti al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi”. Prima dell’avvio dell’esposizione della Procura generale avevano parlato i difensori di Bellini, Manfredo Fiormonti e Antonio Capitella, per chiedere la nullità del decreto di rinvio a giudizio per “genericità e indeterminatezza del capo di imputazione”, in cui, secondo loro, “non ci sono specifici richiami alla sua condotta legata alla strage”. Anche Anna Colubriale, legale dell’ex Carabiniere Piergiorgio Segatel, imputato per depistaggio, ha avanzato la stessa richiesta, ma la Corte, presieduta dal presidente del Tribunale bolognese Francesco Caruso, ha respinto entrambe le eccezioni. Ora l’udienza è stata sospesa, e riprenderà nel pomeriggio con gli interventi delle parti civili e dei difensori.

SCONTRO ACCUSA-DIFESA SUL FILMATO SUPER 8 GIRATO IN STAZIONE

Il processo sui mandanti e i finanziatori della strage del 2 agosto 1980 è appena iniziato, ma già si registrano le prime schermaglie tra le parti coinvolte. A scontrarsi, nel corso dell’udienza odierna in Corte d’Assise a Bologna, sono stati i difensori di Paolo Bellini, Antonio Capitella e Manfredo Fiormonti, e i rappresentanti della Procura generale bolognese. Al centro della querelle c’è il filmato Super 8 girato da un turista in stazione il giorno dell’attentato, in cui a un certo punto compare un uomo che, secondo l’accusa, sarebbe proprio Bellini, ex estremista di destra imputato per concorso nell’attentato. In sostanza, i legali di Bellini da un lato chiedono una nuova perizia sull’intero video, e dall’altro spingono perché questa perizia venga discussa immediatamente -quindi derogando all’ordine con cui di solito vengono prodotte le prove in dibattimento- perché, dicono, se dovesse emergere che l’uomo ripreso nel video non è Bellini allora il processo prenderebbe da subito una piega ben precisa, almeno per quanto riguarda la sua posizione.

Da parte loro, ovviamente, Fiormonti e Capitella si dicono certi che il loro assistito non fosse in stazione quel giorno, e sostengono che un loro consulente avrebbe già stabilito, confrontando il fotogramma del video in questione e alcune foto di Bellini dell’epoca, che l’uomo ripreso dal turista e l’imputato non sarebbero la stessa persona. La Procura generale, che per prima ha lanciato l’idea di procedere in modo diverso dal solito -proponendo di sentire di volta in volta i testimoni di tutte le parti utili ad approfondire i singoli temi al centro del processo, anziché far deporre prima tutti i testimoni dell’accusa, poi quelli delle parti civili, e infine quelli della difesa- si oppone alla proposta dei legali di Bellini, visto che tra l’altro la consulenza di cui hanno parlato Fiormonti e Capitella non è stata depositata, e quindi le altre parti non hanno potuto leggerla.

Sempre sul fronte ‘tecnico’, infine, l’accusa chiede di trascrivere 11 intercettazioni telefoniche e ambientali, che riguardano i familiari di Bellini, il factotum di Licio Gelli, Marco Ceruti, due finanzieri (uno dei quali partecipò a un interrogatorio di Gelli a Milano nel 1988 e avrebbe poi allegato agli atti in forma incompleta il cosiddetto ‘documento Bologna’, facendo sparire proprio l’intestazione con il nome della città emiliana) e Domenico Catracchia, amministratore di alcuni immobili di via Gradoli a Roma che furono usati come rifugi dai Nar, imputato in questo processo per false informazioni al pm.

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