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Omicidio Fortuna: Lo Presto (malato e in sedia a rotelle) torna in carcere, lo chiedono i giornali

DiRed Viper News Manager

Apr 16, 2021

Il Tribunale del Riesame ha accolto l’appello della Procura e ha ripristinato la custodia cautelare in carcere per Vincenzo Lo Presto, ritenuto responsabile in primo grado dell’omicidio di Fortuna Bellisario. L’uomo, costretto sulla sedia a rotelle, dopo due anni di detenzione era stato scarcerato il 23 febbraio scorso e per lui erano scattati i domiciliari. Non abbiamo alcun dubbio che la decisione del Riesame sia stata ponderata e anche sofferta. L’auspicio sincero è che l’eco mediatica che ha avuto la vicenda non abbia inciso più di tanto sulla decisione. Sul punto – e al di là del singolo caso – è indiscutibile che, quando il processo fuoriesce in modo così prepotente dalle aule di giustizia finendo e diventa un “processo popolare”, è difficilissimo per tutti i protagonisti mantenere il distacco e la serenità necessaria che costituiscono la pre-condizione per l’esercizio di ogni attività decisionale.

Riteniamo doveroso ribadirlo: parenti e amici di Fortuna sono stati ammirevoli, hanno manifestato il loro dolore con compostezza e sobrietà. Non è certo a loro che ci riferiamo quando parliamo di “processo popolare”, anche perché essi sono evidentemente protagonisti di un processo in cui si accertano le responsabilità per la perdita di una persona da loro amata. Il caso di Fortuna è, per molti versi, particolare e indubbiamente diverso da tanti altri casi in cui, partendo da tragiche vicende processuali, si sono imbastiti cinici show mediatici. In questo caso – è questa la nostra convinzione – i professionisti dei media non hanno cavalcato strumentalmente un’onda. Rispetto a questa vicenda, noi riconosciamo l’onestà intellettuale di chi ha pensato di partire da un tragico caso di cronaca per dar vita a un’operazione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su un tema indubbiamente centrale, quale la condizione della donna nel nostro Paese. Ed è probabilmente per questo che anche taluni protagonisti della giustizia, di solito non adusi alla spettacolarizzazione del processo, si sono lasciati andare ad alcune esternazioni che non abbiamo condiviso perché potenzialmente lesive dell’indipendenza e dell’autonomia del gup che aveva assunto la decisione.

Tuttavia, riteniamo che una simile operazione – per quanto mossa dalle migliori intenzioni – sia sbagliata. Occorre, infatti, aver chiaro che la risoluzione dei problemi non avverrà mai attraverso il ricorso al diritto penale. Nel processo penale si accerta un singolo fatto, lo si interpreta e poi si condanna o si assolve. Attraverso i processi non si riscrive la storia, non si debellano i fenomeni, difficilmente si cambia la società. Nessuna pena esemplare potrà avere efficacia dissuasiva di condotte spesso irrazionali; solo una nuova struttura materiale e culturale della società consentirà davvero alle donne di allontanarsi in tempo dai propri aguzzini.

E allora, fare di un singolo caso un paradigma, illudersi che una pena esemplare salverà altre donne in futuro rischia di produrre solo un’altra colossale ingiustizia; scaricare sulle spalle del malcapitato imputato (parte debole, per antonomasia, qualunque sia il reato contestato) un ulteriore peso: fungere da capro espiatorio, da simbolo di un vasto e stratificato problema che attanaglia la nostra società da secoli.

L’articolo Omicidio Fortuna: Lo Presto (malato e in sedia a rotelle) torna in carcere, lo chiedono i giornali proviene da Il Riformista.