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I dati preliminari Ocse 2020 e i fondi della cooperazione per affrontare la pandemia

DiRed Viper News Manager

Apr 16, 2021

Il 13 aprile l’Ocse ha rilasciato i dati preliminari sull’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) nel 2020. Come ci aspettavamo l’Italia nel 2020 rimane allo 0,22% nel rapporto tra Aps e reddito nazionale lordo (Rnl), un dato molto basso uguale a quello raggiunto nel 2019.

Se invece che al rapporto percentuale Aps/Rnl si guarda agli importi in termini assoluti si assiste a una diminuzione di circa 270 milioni di euro rispetto all’anno precedente. In effetti se non fosse stato per il calo del reddito nazionale lordo, causato dal lockdown dovuto alla pandemia, il rapporto Aps/Rnl sarebbe ulteriormente calato invece che rimanere stabile.

Quest’anno poi i dati presentati riportano anche una prima stima dei fondi che ciascun paese ha destinato a progetti per affrontare la pandemia in corso. Si tratta di informazioni parziali che dovranno poi essere riviste a dicembre, quando saranno presentati i dati definitivi, ma che comunque esprimono chiaramente le tendenze in corso. La presentazione dei dati preliminari è infatti importante sia in termini di trasparenza nella gestione delle risorse, sia per iniziare a capire quali paesi si sono impegnati di più per dare una risposta a livello globale alla pandemia.

L’aiuto pubblico allo sviluppo torna a crescere ma l’Italia resta ferma

I primi dati sui fondi destinati alla cooperazione nel 2020 parlano di una crescita complessiva del 3,5% in termini reali rispetto al 2019. Un aumento che porta l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) dei paesi membri del comitato Ocse Dac a 161,2 miliardi di dollari.

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0,32% il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo e reddito nazionale lordo dei paesi Ocse Dac nel 2020.

Dopo una stagnazione durata anni quindi il volume complessivo dell’Aps dei paesi Dac è tornato finalmente a crescere passando dallo 0,30% Aps/Rnl del 2019 allo 0,32 del 2020. Anche il dato relativo ai paesi europei è in deciso aumento passando dallo 0,43 allo 0,50% Aps/Rnl, pari a 72 miliardi e 677 milioni di dollari, escludendo dal calcolo il Regno Unito.

Sono 16 su 29 i paesi Dac che nell’anno della pandemia hanno aumentato i fondi destinati alla cooperazione in rapporto alla loro ricchezza nazionale. Tra questi si trovano paesi come la Germania (da 0,61% Aps/Rnl nel 2019 a 0,73 nel 2020) o la Francia (da 0,44% a 0,53) ma purtroppo non l’Italia.

0,22% il rapporto Aps/Rnl raggiunto dall’Italia nel 2020. Lo stesso dato dell’anno precedente.

Nonostante gli stanziamenti indicati nella legge di bilancio lasciassero intendere un aumento delle risorse, anche per il 2020 i fondi destinati dall’Italia alla cooperazione restano bassi e ben distanti dagli obiettivi internazionali su cui ci siamo impegnati.

L’Italia, come gli altri paese del comitato Ocse Dac si è impegnata a raggiungere lo 0,7% Aps/Rnl entro il 2030.
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Oltre all’obiettivo dello 0,7% Aps/Rnl entro il 2030 l’Italia si era anche posta il traguardo intermedio dello 0,30% Aps/Rnl entro il 2020. Anche se sono ormai 2 anni che questo obiettivo appariva sempre più difficile da raggiungere, i dati pubblicati da Ocse certificano definitivamente come l’Italia abbia mancato il proprio impegno. E questo in un anno in cui, a causa della pandemia, le risorse per la cooperazione assumono ancora più importanza.

I fondi destinati alla lotta al Sars-Cov-2

Quando nei primi mesi del 2020 è diventato evidente il carattere globale dell’epidemia da Sars-Cov-2 i programmi di cooperazione previsti da ciascun paese per quell’anno erano già definiti se non addirittura in attuazione. Ciò nonostante diversi paesi e istituzioni hanno comunque destinato una quota delle risorse alla lotta al coronavirus, anche se solo una parte di queste risultano addizionali mentre altre, già previste, sono state riorientate a questo scopo.

$ 20,9 mld l’importo che i membri del comitato Ocse Dac hanno destinato alla lotta al Covid-19 nel corso del 2020, stando ai dati preliminari.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: mercoledì 14 Aprile 2021)

Se da un lato sono proprio le risorse aggiuntive destinate alla lotta al Covid-19 ad aver portato i fondi complessivi per la cooperazione al loro massimo storico, dall’altro non si tratta di importi così elevati, in particolare se si considera la gravità del momento che stiamo attraversando.

Secondo le stesse previsioni dell’Ocse comunque ci si attende che questi importi risulteranno significativamente più alti quando a dicembre saranno presentati i dati definitivi. Per molti donatori infatti il processo di raccolta e sistematizzazione di questi dati è ancora in corso.

I principali contributori

Dei 20 miliardi presi in esame, 11,9 sono stati messi a disposizione dagli stati mentre l’Unione europea, intesa come istituzione e non come insieme di stati, ne ha forniti 9, risultando, almeno secondo i dati preliminari, il primo contributore nel contrasto agli effetti della pandemia.

All’interno dell’Ocse opera il comitato per l’aiuto allo sviluppo, noto con l’acronimo inglese “Dac”. Fanno parte di questo comitato 30 membri tra cui l’Italia e l’Unione europea.
Vai a “Che cosa sono i paesi dac”

Quanto agli stati è il Giappone ad aver destinato più risorse della cooperazione alla lotta al coronavirus ($2,9 mld), seguito da Francia ($2,2 mld), Regno Unito ($1,7 mld) e Germania ($1,4 mld).

L’Italia anche su questo piano ha fornito il suo contributo, ma in misura decisamente limitata.

$ 97,5 mln i fondi della cooperazione destinati dall’Italia alla lotta al coronavirus, stando ai dati preliminari.

Con poco meno di 100 milioni di dollari infatti l’Italia si classifica al quindicesimo posto tra i paesi donatori per fondi rivolti al contrasto della pandemia. Meno di quanto abbiano fatto paesi con a disposizione risorse decisamente più limitate, come la Spagna (231 mln) o il Belgio (129 mln).

In ogni caso anche altri donatori importanti hanno destinato poche risorse a questo settore. Ad oggi ad esempio, risulta che gli Stati Uniti abbiano messo a disposizione solo 437 milioni. Più dell’Italia certo, ma abbastanza poco se si considera il volume complessivo della loro economia.

La lotta alla pandemia e il settore sanitario

È bene tenere presente comunque che non tutte le risorse destinate alla lotta alla pandemia sono rivolte all’ambito sanitario, anzi.

Solo una quota minoritaria dei fondi per la lotta alla pandemia è destinata al settore sanitario.

Se si considerano complessivamente i paesi Dac solo l’11% dei fondi per il contrasto al Covid riguardano questo settore mentre il restante è rivolto più in generale a programmi di sostegno legati alle conseguenze sociali ed economiche della pandemia.

L’Italia in questo contesto presenta un dato (11,5%) in linea con la media dei paesi Dac. Tuttavia tra i diversi donatori esiste una notevole variabilità su questo piano. Dei fondi indicati dagli Stati Uniti ad esempio il 100% sono rivolti a progetti in ambito sanitario mentre per la Germania si tratta dello 0%.

Destinare nel 2020 risorse al settore sanitario è una scelta orientata ad affrontare le sfide più immediate poste dalla pandemia. Al contrario concentrare i propri sforzi a sostenere la società e l’economia dai drammatici effetti di questa situazione è un programma più orientato al medio-lungo periodo.

Anche in questo caso però è bene tenere presente il carattere parziale di questi dati. Non è affatto detto che ai 437 milioni che gli Stati Uniti hanno integralmente rivolto al settore sanitario non se ne aggiungano poi altri, sempre riferiti al 2020, indirizzati invece a un contesto più allargato.

 

Foto Credit: UNICEF Ethiopia – Flickr (Licenza)

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