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Errori giudiziari, come cancellare la vergogna degli innocenti in carcere

DiRed Viper News Manager

Apr 16, 2021

La mancata riforma della giustizia, i tempi eccessivamente lunghi del processo. E poi, il ricorso talvolta eccessivo che alcuni pm fanno della misura cautelare e la gogna mediatica che inesorabilmente scatta ogni volta che un sospetto investigativo si accompagna all’applicazione di una misura cautelare personale. Eccoli i nodi del sistema giudiziario, le origini di molti drammi degli innocenti in carcere. Eccoli i quattro temi da affrontare.

Da giorni Il Riformista ha puntato l’attenzione sul fenomeno degli errori giudiziari e delle ingiuste detenzioni, raccogliendo opinioni e riflessioni fra esponenti del mondo giudiziario, accademico, ecclesiastico. La somma delle considerazioni ha portato a stilare una sorta di elenco dei punti più critici del sistema giustizia. Che visti da un’altra ottica, quella più riformista, quella più attenta alle proposte per migliorare il futuro che alle lamentele per come si è sempre fatto in passato, possono anche essere viste come quattro possibili aree di intervento per trovare soluzioni al problema, ridurre il numero annuale degli errori giudiziari e fare in modo che sempre meno innocenti finiscano in carcere e alla gogna mediatica prima ancora di subire un processo vero e proprio. Quattro punti, dunque. Per definire lo scenario e trovare una possibile soluzione al dramma di chi finisce in cella senza aver commesso alcun reato.

Un primo punto riguarda l’uso della misura cautelare personale. La custodia cautelare è materia sulla quale il legislatore, negli anni, è più volte intervenuto per mettere paletti alle cosiddette “manette facili”, eppure il problema continua ad essere uno dei nodi irrisolti del sistema. Sbaglia chi crede che sia una questione di nicchia, troppo marginale per richiedere una seria attenzione da parte dell’opinione pubblica. L’associazione Errorigiudiziari.com raccoglie da 25 anni i numeri sulle ingiuste detenzioni: i casi sono centinaia ogni anno e tra le città maglia nera Napoli è in cima alle classifiche ormai da anni. La custodia cautelare finisce per essere un’anticipazione della pena e quando al termine del processo si stabilisce che l’imputato è innocente, il periodo in carcere a cui lo si è condannato prima del tempo diventa uno sbaglio al quale è difficile rimediare.

Se a questo si aggiungono le lungaggini giudiziarie, cioè i tempi lunghi del processo – che è poi il secondo punto critico del sistema giustizia -, si possono immaginare le proporzioni drammatiche del fenomeno. Immaginate un innocente che finisce in carcere, con la carriera e spesso anche la vita personale irrimediabilmente segnate da questa esperienza. E immaginate che per dimostrare la propria innocenza questa persona dovrà aspettare la fine dell’iter processuale che in media in Italia può arrivare a durare anche dieci e più anni. È palese, come del resto dicono da tempo immemore tutti fra avvocati e magistrati, che un primo serio intervento deve riguardare i tempi del processo, quei tempi che sulla carta dovrebbero essere “ragionevoli” ma nella realtà sono quasi sempre biblici. Occorre dunque una riforma del sistema giustizia: e qui andiamo direttamente al terzo punto critico.

La mancata riforma degli ultimi anni è una delle cause all’origine di molti errori giudiziari: ora, guardando al futuro, è la riforma, quella organica della Giustizia, la chiave per snellire la selva di norme, alleggerire la burocrazia delle procedure e definire i casi giudiziari in tempi ragionevoli riducendo arretrati ed errori. Infine c’è la gogna mediatica: è il quarto nodo critico. Non fa parte delle disfunzioni interne al sistema giudiziario, ma ne è una diretta conseguenza. Basti pensare a quanto la presunzione di innocenza sia stato un principio troppo a lungo dimenticato quando, di fronte alla notizia di un arresto, seppure in fase cautelare e seppure sulla base di sospetti ancora non suffragati da alcuna prova, i giornali si sono fiondati a descrivere i dettagli più nascosti scovati tra le righe di intercettazioni trascritte e stralci di testimonianze, sbilanciando l’informazione sempre più a favore delle ricostruzioni investigative iniziali.

Occorre dunque uno sforzo collettivo per risollevare le sorti della giustizia e dei diritti di tutti. Intanto, la prossima settimana, sarà discussa alla Camera la proposta di legge presentata dal deputato di Azione Enrico Costa: «Si introduce una nuova e specifica ipotesi di responsabilità disciplinare per chi abbia concorso, per negligenza o superficialità, anche attraverso la richiesta di applicazione della misura della custodia cautelare, all’adozione di provvedimenti di restrizione della libertà personale per i quali sia stata disposta la riparazione per ingiusta detenzione». Si vedrà.

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