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Omicidio Fortuna Bellisario, il marito Vincenzo torna in carcere dopo la campagna mediatica

DiRed Viper News Manager

Apr 15, 2021

Gli effetti delle campagne mediatiche. Come previsto dalla Camera penale di Napoli, l’ottava sezione del Tribunale del Riesame di Napoli ha disposto il ripristino della custodia cautelare in carcere per Vincenzo Lo Presto, il 43enne condannato a dieci anni di reclusione nel processo con rito abbreviato per l’omicidio preterintenzionale della moglie Fortuna Bellisario, delitto avvenuto a Napoli nel 2019.

Lo Presto, è stata la decisione dei giudici del collegio E, dovrà restare in carcere fino al pronunciamento definitivo, ovvero la sentenza della Cassazione, a causa del ricorso presentato dai legali del 43enne. Una decisione, quella del Riesame, ‘annunciata’ al Riformista lo scorso 11 marzo da Marco Campora e Angelo Mastrocola, rispettivamente presidente e segretario della Camera penale di Napoli.

I due tiravano in ballo in particolare l’intervista concessa a Repubblica da Elisabetta Garzo, presidente del Tribunale di Napoli, sul caso: “Le spinte provenienti dall’esterno sono talmente forti che ormai travolgono, talvolta, anche i protagonisti della giurisdizione, tanto che finanche il presidente del Tribunale si è lasciato andare, in un’intervista pubblica, a valutazioni critiche in ordine ai provvedimenti emessi dal gup. Nonostante il garbo e la cautela delle affermazioni, infatti, dall’intervista emerge chiaramente – allorquando si afferma che “forse la vicenda doveva essere valutata con ancora ulteriore rigore” o “magari, non avrei destinato quell’uomo nella stessa casa dove era avvenuto il massacro della donna” – una presa di distanza dalle valutazioni del gup”.

E il Riesame ha effettivamente accolto l’istanza presentata il 15 marzo scorso dalla Procura di Napoli, che chiedeva il riconoscimento nei confronti di Lo Presto del reato di omicidio doloso e non di omicidio preterintenzionale, chiedendo dunque una pena maggiore.

Dal 23 febbraio Lo Presto era stato posto agli arresti domiciliari nell’abitazione della madre nel Rione Sanità, una decisione accolta con sit-in e proteste da familiari e amici di Fortuna, uccisa secondo l’accusa con una stampella mentre i figli di 7, 10 e 11 anni erano con la nonna. Ma il 43enne era stato scarcerato per motivi di salute: per problemi di deambulazione è costretto stare su una sedia a rotelle.

Sergio Simpatico, avvocato di Lo Presto, confida nella Cassazione, dove “non possono trovare ragione le interferenze mediatiche”. Il legale ha sottolineato alll’Ansa che “l’assenza del dolo è ineccepibile, anzi, il mio assistito ha subito un torto in quanto aveva diritto alla scarcerazione un anno prima. Sottolineo – ricorda l’avvocato – che non è possibile generare un ematoma subdurale con percosse incapaci di provocare danni alla scatola cranica”.

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