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Droga e cellulari introdotti nel carcere di Augusta, sedici misure cautelari

DiRed Viper News Manager

Apr 14, 2021

PALERMO –  Spaccio di droga all’interno del carcere di Augusta-Brucoli, in provincia di Siracusa. Dalle prime ore di questa mattina, oltre 70 finanzieri del Comando provinciale della guardia di finanza di Catania, con unità cinofile e militari della componente Antiterrorismo e Pronto impiego, stanno eseguendo una ordinanza di misure cautelari emessa dal gip del tribunale, su richiesta della Dda, nei confronti di 16 persone. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di droga, oltre che di associazione per delinquere finalizzata a procacciare cellulari per i detenuti dello stesso carcere e di corruzione di pubblici ufficiali per atti contrari ai doveri di ufficio.

In carcere sono finite 15 persone, mentre un sedicesimo indagato si trova ai domiciliari. L’indagine, svolta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catania in stretto collegamento con il Comando della polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Augusta a partire da settembre dello scorso anno, ha consentito di fare luce su una ramificata organizzazione criminale attiva tra Catania e la cittadina siracusana. La banda aveva l’obiettivo di reperire e spacciare cocaina, marijuana, hashish e skunk tra i detenuti e a far recapitare all’interno dell’istituto di pena anche cellulari e altre apparecchiature per la comunicazione.

Il traffico di droga sarebbe stato promosso da due detenuti del carcere, Dario Giuseppe Muntone e Luciano Ricciardi, che grazie a telefoni cellulari introdotti dall’esterno “dirigevano”, secondo la procura di Catania, le operazioni dei sodali all’esterno e organizzavano l’ingresso delle sostanze nell’istituto di pena. Altri indagati, invece, si occupavano di reperire la droga e confezionarla per l’ingresso nel carcere insieme con i cellulari. Acquistati gli stupefacenti, Michele Pedone, sovrintendente della Polizia penitenziaria in servizio presso il carcere, “aveva il compito, dietro compenso, del trasporto e dell’introduzione della droga nella stessa casa circondariale – dicono gli inquirenti – mentre Giovanna Buda ha garantito il costante approvvigionamento di telefoni cellulari e sim card, oltre che i relativi accessori, sempre a cura di Pedone”. Pedone, che è finito in carcere a sua volta, avrebbe ricevuto denaro per il trasporto della droga e dei cellulari all’interno della casa circondariale di Augusta. “Pedone, individuato anche grazie al contributo fornito dal gruppo di comando del carcere di Augusta, godeva all’interno dell’istituto di connivenze e coperture”, è la tesi della procura di Catania. Su questo aspetto sono in corso ulteriori indagini. Gli investigatori hanno scoperto cinque consegne di droga: Muntone e Ricciardi, una volta entrati in possesso delle sostanze, le rivendevano ad altri detenuti.

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