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A Napoli non bastano i soldi, contro la crisi servono idee riformiste

DiRed Viper News Manager

Apr 14, 2021
L’appuntamento elettorale che stiamo per affrontare è sicuramente il più importante per la città di Napoli dal dopoguerra a oggi. Non solo perché arriva dopo un evento drammatico e unico come la pandemia che ha trascinato nelle viscere di una crisi, anch’essa senza precedenti, il sistema economico a livello globale. Ma anche perché questa crisi è arrivata in un momento in cui, per il Sud, i dati erano già allarmanti e ora rischiano di esplodere in senso negativo. E sappiamo che, se Napoli e la Campania non si riprendono, a soffrire sarà l’intero Mezzogiorno e il resto del Paese.

In questa fase storica, la città tocca il punto più basso sul piano amministrativo e civile. Luigi de Magistris, sindaco “fuori sede”, concentrato su una paradossale campagna elettorale in Calabria, lascia un’amministrazione che ha bloccato la crescita di Napoli isolandola dal contesto nazionale, inondandola di sciocchezze e lasciando un debito di oltre due miliardi di euro. Ciò è stato possibile anche per l’assenza di una vera opposizione, al contrario silente o collusa, che ha lasciato la città in balia del Masaniello che ora cerca una via di fuga dalle sue responsabilità. I disastri sono sotto gli occhi di tutti. Il punto è come uscirne e capire come il fronte riformista, oggi frammentato e politicamente inconsistente, possa contribuire a questa missione.

Con l’associazione Riformismoggi abbiamo promosso una serie di incontri, sulle nostre pagine di Facebook e Youtube, per animare il confronto sui temi cruciali per il riscatto di Napoli e della sua area metropolitana puntando a coinvolgere, oltre i partiti, la società civile, con lo scopo di spostare il dibattito dai nomi ai contenuti. Il primo di questi convegni, dal titolo Periferie: il centro della proposta politica per Napoli, cui hanno partecipato il presidente della Municipalità di Scampia-Miano-Chiaiano Apostolos Paipais, l’ex sindaco e governatore Antonio Bassolino, il manager di cooperative sociali Sergio D’Angelo e il leader dei Giovani Industriali partenopei Alessandro Di Ruocco, ha ribadito che la ripresa economica e civile della città deve partire dal risanamento delle periferie.
Il secondo, dedicato al rapporto tra Covid, povertà e criminalità, ha visto la partecipazione di Gennaro Migliore, Giulio Di Donato, Francesco Emilio Borrelli, Isaia Sales e Severino Nappi e ha posto l’accento sul rischio che si saldi un fronte unico tra pandemia, miseria e camorra che colpirebbe al cuore e definitivamente la città. Con la presentazione del libro Nco: le radici del male del pm anticamorra Catello Maresca, inoltre, è stato riportato in evidenza il ruolo fondamentale dello Stato che, se vuole, può trionfare come è avvenuto con la sconfitta del clan dei Casalesi, l’ultima vittoria di rilievo contro una criminalità la cui storia recente ha avvelenato città e provincia. Da questi incontri sono emerse proposte concrete, spunti per un programma di governo, impegni prioritari per un’azione più efficace contro il crimine, provvedimenti urgenti per la scuola e la formazione e per investimenti produttivi capaci di creare nuovi posti di lavoro. A causa dell’enorme debito che ci lascia de Magistris, servirà una legge speciale per Napoli. Ma essa non dovrà avere un mero contenuto finanziario. Dovrà contenere anche strumenti per affrontare le tre emergenze che ci assillano: quella criminale, quella economia e quella sociale.
La città non versa in una condizione ordinaria, anche se se ne parla poco per lo scarso peso della rappresentanza politica locale nel contesto nazionale. Napoli è oggi la “grande malata” del Sud e del Paese. Occorre agire e la politica, se ancora vuole dare un senso a se stessa, deve proporre soluzioni nuove ed efficaci, anche ricomponendo una frattura che si è creata negli ultimi 20 anni. Ridefinire le proposte, creare e rendere fattibile con la concretezza tipica della tradizione socialista e riformista le condizioni di crescita e sviluppo, è ciò che dobbiamo cercare di fare. Un patto riformista per Napoli è la sfida che i socialisti, apolidi e non, devono lanciare in vista delle prossime amministrative. Per riprendere un percorso, per riscrivere la storia, per salvare Napoli.

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