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Draghi a Tripoli per tutelare l’interesse nazionale

DiRed Viper News Manager

Apr 13, 2021

Il 24 maggio 2020 è stata una data storica per la sovranità dell’Italia in tema di politica energetica. Fino a quel momento, le direttive europee imponevano all’Italia di scorporare dalla proprietà del gasdotto Greenstream (516 km dalla Libia all’Italia) i pochi chilometri all’interno del territorio italiano, in ottemperanza dell’astratta visione – una delle tante dell’Unione Europea – di promozione della concorrenza. Ora, la proprietà del Greenstream è una joint ventures fra l’Eni e la compagnia nazionale della Libia. Cioè un tassello della politica energetica e industriale del nostro paese, che dalla Libia trae il 7% del fabbisogno di gas. Quindi, lo scorporo avrebbe comportato di sottrarre all’Eni la proprietà dell’ultimo tratto per metterla, presumibilmente, in mani straniere.

In extremis, il 24 maggio 2020, i direttori generali delle direzioni energia e infrastrutture del Mise (oggi inglobate nel nuovo ministero della transizione ecologica) firmarono un decreto di deroga a questa imposizione. Quasi una riedizione di celebre motto “non passa lo straniero” della famosa canzone del Piave. Anche quello era un 24 maggio, ma del 1915. In assenza della deroga, lo scorporo avrebbe avuto conseguenze ben immaginabili dal punto di vista del coordinamento della sicurezza per l’Italia, della efficienza economica e della gestione ingegneristica: il gas fluisce nel tubo internazionale sotto il Mare Mediterraneo, poi si ferma alla dogana italiana, cambia tubo e prosegue!

Cosa hanno in comune un decreto ministeriale e la visita del Presidente Mario Draghi in Libia? Una visione strategica delle relazioni economiche e politiche internazionali del nostro paese che mette al primo posto l’interesse nazionale, trovando le soluzioni per ribadire la sovranità nazionale dell’Italia nel complesso quadro internazionale. Così come allora l’Italia ottenne il controllo integrato del Greenstream con deroga alla legislazione europea, oggi il presidente Draghi cerca il riconoscimento della posizione strategica dell’Italia nelle relazioni con la Libia. Draghi ha sancito che l’Italia vuole essere strategica per la Libia, non la Libia per l’Italia. Questo è un punto delicato, se si ricordano i tentativi nel passato di altri paesi interessati alla questione libica per potersi accaparrare lo sfruttamento delle risorse energetiche piuttosto che per sostenerne la ricostruzione.

In particolare, per l’Italia la Libia è al quarto posto come fornitore di gas naturale dietro a Russia, Algeria e Qatar e di petrolio dietro a Azerbaigian, Iraq e Arabia Saudita, per un totale di circa 1700 milioni di dollari lo scorso anno. Ma l’Italia è il primo esportatore manufatturiero verso la Libia con un totale di circa 600 milioni di dollari (prima di Spagna, Germania, Paesi Bassi e Francia). Nel commercio complessivo, per noi la Libia è il 19mo posto per importanza come paese dal quale importiamo, perché i nostri partner principali, si sa, sono UE Usa Cina e Russia. Dunque, il Presidente Draghi ha impresso un segno preciso alla politica estera italiana: noi non andiamo in giro solo per fare affari, ma per essere anche partner per lo sviluppo, il benessere, la ricostruzione nei paesi che ne hanno bisogno, per una idea mondiale di pace e prosperità. Vale la pena di ricordare Luigi Einaudi: «Sovra ogni altra cosa è necessario distruggere le idee da cui la guerra è stata originata». Draghi lo fa.

L’articolo Draghi a Tripoli per tutelare l’interesse nazionale proviene da Il Riformista.