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De Luca contro Figliuolo, ma la guerra imbarazza Letta e il Parlamento

DiRed Viper News Manager

Apr 13, 2021

Che Vincenzo De Luca avesse ambizioni da «Re Sole o imperatore austro-ungarico», come sottolineato da Sabino Cassese in una recente intervista al Corriere del Mezzogiorno, era chiaro. E lo è ancora di più ora che il presidente della Campania ha annunciato l’intenzione di vaccinare la popolazione regionale non solo in base alle fasce d’età ma tenendo conto anche dei settori economici di appartenenza dei vari cittadini, non appena sarà stata ultimata l’immunizzazione degli ultra80enni e dei fragili. Una strategia diversa da quella indicata dal governo Draghi, convinto della necessità di somministrare il siero antivirus prima ai più anziani e poi, via via, ai più giovani. Non a caso il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario per l’emergenza Covid, ha immediatamente replicato allo Sceriffo chiarendo che «la campagna vaccinale deve proseguire in modo uniforme a livello nazionale, senza deroghe ai principi che la regolano».

Al netto della contrapposizione tra Campania e Governo, resa ancora più evidente dal fatto che De Luca si è detto pronto ad abbandonare la Conferenza Stato-Regioni qualora alla sua Regione non venissero consegnate 200mila dosi di vaccino entro aprile, le parole del governatore impongono una riflessione sia sotto il profilo politico che sotto quello dell’articolazione dei poteri dello Stato. La prima: De Luca attacca frontalmente il governo Draghi. Non ci sarebbe nulla di strano, visto che il presidente campano ci ha abituato a critiche feroci nei confronti dell’esecutivo soprattutto quando a dirigere quest’ultimo era Giuseppe Conte. Il problema è che il governo Draghi è sostenuto da quel Partito democratico al quale il presidente della Campania è iscritto. Come se non bastasse, il figlio di De Luca è stato recentemente nominato vicecapogruppo dei dem alla Camera.

Come fa Enrico Letta, da poche settimane segretario del Pd, a ignorare gli strali di De Luca senior? Con quale faccia incassa le feroci critiche di quest’ultimo e, nello stesso tempo, “promuove sul campo” suo figlio? Con quale credibilità invita alla responsabilità la Lega di Matteo Salvini mentre un autorevole esponente del “suo” Pd demolisce la campagna vaccinale di Palazzo Chigi? Sono interrogativi ai quali il segretario dem dovrà dare risposta al più presto, se non vuole che la credibilità sua, del Pd e del governo Draghi sia irrimediabilmente compromessa.

La seconda questione riguarda la riforma del titolo V della Costituzione. Le parole di De Luca, infatti, restituiscono l’immagine di uno Stato che sul Covid raccomanda ma non ordina, critica ma non corregge, delega ma non accompagna; e, per altro verso, di Regioni agitate da perenni campagne elettorali, permeabilità agli interessi dei gruppi di potere locale, tendenza a procedere in ordine sparso con buona pace di quel diritto alla salute che andrebbe garantito in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. Lo scontro tra De Luca e Figliuolo, dunque, è un promemoria per il Parlamento: archiviata la pratica Covid, la riforma del titolo V dovrà essere rivista o almeno corretta.

L’articolo De Luca contro Figliuolo, ma la guerra imbarazza Letta e il Parlamento proviene da Il Riformista.