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“Basta Pm e professori, a Napoli serve un politico esperto”, parla il filosofo Roberto Esposito

DiRed Viper News Manager

Apr 13, 2021

«Napoli ha bisogno di mani esperte. Non credo in un magistrato né in un professore universitario. La città è abitata da intelligenze di primo ordine, c’è bisogno di qualcuno che sappia valorizzarle»: ecco Napoli vista attraverso gli occhi del filosofo Roberto Esposito.

De Magistris si appresta a salutare la città: qual è il suo giudizio su questa amministrazione?
«Complessivamente non è buono. Anche se bisognerebbe distinguere aspetti diversi, relativi alle zone di Napoli e agli ambiti di competenza. Per esempio, nel settore turistico non si può dire che non sia stato fatto nulla. Ma si tratta più di iniziative sparse, magari volenterose, che di un progetto complessivo di città. È mancata sia una visione di Napoli sia le capacità di realizzarla».

Se dovesse indicare un’immagine per rappresentare la Napoli di oggi, quale sarebbe?
«Per profilare un’immagine di Napoli non si può che partire dal contesto geopolitico, cioè dalla collocazione di Napoli al centro del Mediterraneo. Questo non significa trascurare altre dimensioni che riguardano lo sviluppo produttivo, il terreno industriale, il settore dei servizi. Ma Napoli non è Milano. Io credo che si debba recuperare la specificità di Napoli come capitale, storica e culturale, del Sud. Oggi, per valorizzarle, le realtà locali non vanno omologate, ma differenziate secondo la loro vocazione originaria».

Che giudizio ha della gestione della pandemia da parte dell’amministrazione  comunale?
«Piuttosto confusa, anche perché spesso orientata a una competizione con la Regione. Il risultato di questa situazione è stato l’assenza di un lavoro comune e combinato, come ci si sarebbe aspettato. E come si è fatto altrove, per esempio nel Lazio, dove Regione e Comune hanno spesso collaborato».

Quanto ha pesato sulla città un sindaco in perenne collisione con la Regione?
«Ha pesato molto in negativo. Entrambi i protagonisti ne sono usciti male. Che sindaco e presidente non si guardino neanche negli occhi dà il segno di dove possa arrivare una competizione che diventa conflitto aperto sotto gli occhi di tutti».

Biagio de Giovanni ha recentemente definito il potere di De Luca come un “centro direzionale unico”. Vale lo stesso anche per il Comune? Ha visto un uomo solo al comando?
«No. De Magistris è tipologicamente diverso da De Luca. Almeno inizialmente ha cercato di costruire una squadra, da cui è venuto anche qualcosa di buono. Anche se De Luca ha una capacità di organizzazione e gestione politica superiore, proprio per l’assetto dirigista, direi quasi militare, del suo potere».

Il dibattito politico per Napoli è quasi inesistente. Possibile che la sinistra non abbia ancora un candidato sindaco e un programma e che la destra, storicamente moderata e garantista, insegua un pm come Catello Maresca?
«In realtà la sinistra avrebbe un candidato naturale, Antonio Bassolino, molto valido sia sul piano delle capacità personali sia su quello dell’esperienza. A lui, precisamente alla sua prima sindacatura, risale la fase migliore della città. E anche il suo maggior riscontro d’immagine sul piano nazionale e internazionale. Certo, Bassolino non è un uomo nuovo e neanche giovane. Ma ha l’età di Draghi. Naturalmente, se riuscisse a prevalere, dovrebbe circondarsi di giovani con strumenti e competenze innovative. Quanto a Maresca, con tutto il rispetto, direi che, quanto a magistrati, Napoli abbia già dato a sufficienza. Ci vuole un politico di professione molto popolare in città».

Qual è il limite più grande della sinistra e quale quello della destra?
«Quello della sinistra è il populismo, la ricerca del consenso a ogni costo, a danno della coerenza dei contenuti. Quello della destra è l’incapacità di percepire i grandi problemi socio-culturali che abbiamo di fronte».

Che prospettive vede per i riformisti e i moderati e per le altre forze politiche?
«Scarse, se non si pongono il problema delle alleanze. Da soli, i riformisti non possono vincere. Né a livello locale né a livello nazionale. Il centrosinistra può vincere solo con una coalizione larga. È sbagliato immaginare di competere divisi contro una destra unita. Poi, all’interno dell’alleanza, chi ha più filo, vale a dire più cultura politica, tesserà. Una volta si chiamava egemonia. Cosa ben diversa dalla vocazione maggioritaria, in generale parola vuota, se non si ha almeno il 35-40% di voti. Egemonia significa allearsi e orientare verso i propri obiettivi l’alleanza».

Napoli si prepara a scegliere il nuovo sindaco: quali caratteristiche dovrebbe avere?
«Dovrebbe essere un politico di alto livello, molto popolare, largamente conosciuto. Non credo in un magistrato né in un professore universitario. La società civile può stare a fianco della politica, ma non sostituirla. Lo si è visto con Giuseppe Conte che pure ha una capacità di tenuta insospettabile. Oggi una situazione difficile come quella napoletana ha bisogno di mani esperte, di visione, di forza, di determinazione».

Quali spazi ci sono nel futuro di Napoli per la società civile?
«Cosa è la società civile? Un insieme di ceti professionali? La pubblica opinione? Gli intellettuali? La società civile da sola non può farcela, se manca o fallisce la società politica».

Arriverà anche il Recovery: quali progetti strategici vede per Napoli?
«La riqualificazione del centro storico e la bonifica delle periferie. Una risposta ferma alla criminalità organizzata. Una crescita equilibrata in termini ambientali che non rinunci a un rilancio produttivo. Infine, Napoli ha un’intelligenza di primo ordine. Nessuna città italiana ha la cultura, la musica, il cinema e l’arte di Napoli. Ma ci vuole qualcuno che sappia metterle in circuito e valorizzarle».

Quali dovranno essere le priorità del prossimo sindaco?
«Fare di Napoli una calamita per l’intero Paese, valorizzando le sue ineguagliabili “differenze”».

L’articolo “Basta Pm e professori, a Napoli serve un politico esperto”, parla il filosofo Roberto Esposito proviene da Il Riformista.