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Vertici e programmi del ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili

DiRed Viper News Manager

Apr 12, 2021

Uno dei primi provvedimenti del governo Draghi è stato ridefinire l’assetto dei ministeri, creandone di nuovi e cambiando il nome e le attribuzioni di alcuni già esistenti. Tra questi il ministero delle infrastrutture e dei trasporti che ha assunto il nome di ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims).

Oltre al nome tuttavia la riforma non ha inciso sull’organizzazione del ministero. Questa infatti rimarrà, almeno nei suoi aspetti principali, come era stata definita dal secondo governo Conte poco prima che questo terminasse il suo incarico.

Il cambio di governo ha portato comunque alcuni cambiamenti al vertice di ministero, sia per quanto riguarda gli incarichi politici sia per quelli amministrativi. Novità rilevanti a maggior ragione se si considera che saranno queste le persone che dovranno occuparsi della parte di risorse che arriveranno dal Next generation EU.

La riforma e il cambio di nome

A dicembre 2020 con decreto del presidente del consiglio Conte su proposta della ministra Paola De Micheli è stato approvato il nuovo regolamento organizzativo del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che tuttavia è entrato in vigore solo a fine marzo 2021.

Una delle principali modifiche del nuovo regolamento è rappresentata dalla ridefinizione dei dipartimenti.

Il ministero delle infrastrutture ha come strutture di vertice dei dipartimenti che a loro volta sono organizzati in direzioni generali.
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Dai 2 dipartimenti attraverso cui era organizzato il ministero si passa ora a 3 dipartimenti:

  • trasporti e navigazione;
  • programmazione, infrastrutture di trasporto a rete e sistemi informativi;
  • opere pubbliche, risorse umane e strumentali.

A loro volta i dipartimenti si articolano in 14 direzioni generali. Per questa modifica il governo non aveva avuto bisogno di un intervento legislativo visto che il decreto legislativo 300/1999 già prevedeva che questo ministero potesse disporre di un massimo di 4 dipartimenti.

Come accennato invece la riforma approvata dal nuovo esecutivo si è sostanzialmente limitata a definire il cambio di nome del ministero. Nelle parole del nuovo ministro Enrico Giovannini comunque, la riorganizzazione voluta dal secondo governo Conte e il cambio di nome deciso dal governo Draghi vanno nella stessa direzione, segnando in qualche modo una continuità tra le due gestioni.

La nuova organizzazione, che diventerà operativa tra poche settimane, è un’opportunità per attuare subito l’indirizzo strategico sancito dal nuovo nome del Ministero.

Anche se il decreto di riorganizzazione dei ministeri voluto da Draghi (Dl 22/2021) prevede che debba essere approvato un nuovo regolamento organizzativo del ministero delle infrastrutture, Giovannini ha sottolineato che si tratterà di modifiche marginali, utili a recepire il nuovo indirizzo in materia di sviluppo sostenibile.

Il programma di azione di Giovannini al Mims

Sotto la guida del nuovo ministro quindi il Mims si propone di reindirizzare la propria azione verso lo sviluppo sostenibile. Un tema a cui Giovannini ha dedicato la propria attività negli ultimi anni come portavoce dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile (Asvis).

La sostenibilità è oggi il fil rouge di tutte le politiche, del nostro ministero e non solo. Avere infrastrutture sostenibili è un elemento di competitività. L’Ue ha scelto l’Agenda 2030 dell’Onu come architrave di tutte le politiche e anche il programma Next Generation EU è costruito con questa logica. Il cambio di nome del ministero è quindi il riconoscimento di questa nuova realtà. E il Pnrr è una grande occasione da cogliere.

Vediamo quindi quali sono le principali attività che si propone di portare avanti il ministero nel prossimo futuro.

Linee programmatiche Mims 2021

Il piano di azione proposto da Giovannini indica sia obiettivi di breve che medio periodo. Tra i primi si trovano la necessità di migliorare il trasporto pubblico per ridurre l’impatto legato alla crisi da Covid-19, stimolare la ripresa economica, aumentare l’efficienza energetica del patrimonio pubblico e assicurare la manutenzione sistemica delle infrastrutture. Nel medio periodo invece il ministro si propone orientare tutte le scelte future alla realizzazione di infrastrutture più sostenibili.

Per raggiungere entrambi questi obiettivi si propone quindi di semplificare le procedure amministrative necessarie alla realizzazione delle opere infrastrutturali e la costruzione di un sistema informativo integrato e trasparente per il monitoraggio delle infrastrutture e dei sistemi di rete.

Appare chiaro quindi che dal punto di vista normativo il ministro intenda rimettere mano al codice degli appalti. Un tema già affrontato sia del primo governo Conte, con il decreto sblocca cantieri, che dal successivo, con il decreto semplificazioni.

Il Next generation Eu

Nell’immediato comunque una delle prime sfide che si trovernno ad affrontare questo come altri ministeri è legato alla gestione dei fondi derivanti dal Next generation Eu.

Attualmente nella bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che dovrà essere consegnato alla commissione europea entro il 30 aprile sono assegnati in gestione al Mims quasi 50 miliardi.

48 miliardi di euro le risorse assegnate al Mims nella bozza di Pnrr.

Di questi ben 32 miliardi rappresenterebbero risorse aggiuntive. Complessivamente le risorse in gestione al ministero sono distribuite su tre distinte missioni:

  •  rivoluzione verde e transizione ecologica – missione 2 (13,2 mld €)
  • infrastrutture per una mobilità sostenibile – missione 3 (32 mld €)
  • infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore – missione 5 (2,8 mld €)

FONTE: Linee Programmatiche del Mims 2021
(ultimo aggiornamento: venerdì 9 Aprile 2021)

I nuovi vertici del ministero

Per quanto riguarda il vertice politico è quindi al ministro Giovannini, oltre che ai sottosegretari Bellanova (Italia viva), Cancelleri (Movimento 5 stelle) e Morelli (Lega), che spetterà il compito di gestire i fondi del Next generation Eu, oltre ovviamente alle attività ordinarie svolte dal ministero.

Oltre a loro tuttavia sono anche importanti i vertici amministrativi. Il principio dello spoil system prevede che i vertici amministrativi dei ministeri siano dimissionari nel momento in cui viene votata la fiducia a nuovo governo (art. 19 comma 8 D.Lgs. 165/2001). In questo modo il nuovo ministro dovrebbe essere libero di scegliere se confermarli (entro 90 giorni) oppure se nominarne di nuovi.

Ad oggi Giovannini ha provveduto a sostituire 2 dirigenti di vertice, che guideranno i due dipartimenti che, pur avendo cambiato nome e alcune competenze, esistevano già prima della riforma del ministero.

Si tratta di Mauro Bonaretti, nominato capo del dipartimento per i trasporti e la navigazione e di Daniela Marchesi che coordinerà il dipartimento per la programmazione, le infrastrutture di trasporto a rete e i sistemi informativi.

FONTE: Openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 8 Aprile 2021)

Bonaretti non è nuovo a ruoli di vertice né nella pubblica amministrazione in generale né presso il ministero delle infrastrutture.

Mauro Bonaretti è una figura affatto nuova ai vertici della pubblica amministrazione e dello stesso ministero delle infrastrutture. Consigliere della corte dei conti, prima di questo incarico aveva ricoperto tra il 2013 e il 2014 il ruolo di capo di gabinetto del ministro degli affari regionali Graziano Delrio (governo Letta). Subito dopo con la nascita del governo Renzi era stato nominato segretario generale della presidenza del consiglio. Tuttavia quando, sempre con il governo Renzi, Graziano Delrio è stato nominato ministro delle infrastrutture, Bonaretti ha lasciato il suo incarico alla presidenza del consiglio per assumere nuovamente il ruolo di capo di gabinetto di Delrio. Posizione che ha mantenuto anche col governo Gentiloni.

Daniela Marchesi invece è al suo primo incarico di questo tipo. In precedenza però ha ricoperto incarichi dirigenziali presso l’istituto nazionale di statistica (Istat), una struttura presieduta dallo stesso Giovannini tra il 2009 e il 2013.

Giovannini e il suo ufficio di diretta collaborazione

Se ai vertici amministrativi la scelta di Giovannini è stata quella sostituire i dirigenti in carica, negli uffici di diretta collaborazione sono varie le conferme rispetto alla gestione della ministra De Micheli.

Si tratta di un fatto per nulla scontato visto che i componenti degli uffici di diretta collaborazione sono nominati in virtù di un rapporto fiduciario diretto con il ministro. Per questa stessa ragione la durata del loro mandato è legata al permanere in carica del ministro che peraltro può interrompere anticipatamente la relazione se viene meno il rapporto di fiducia.

FONTE: Openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 8 Aprile 2021)

Tra le persone nominate dalla ministra De Micheli e confermate da Giovannini si trovano: il capo di gabinetto Alberto Stancanelli, il consigliere diplomatico Luca Di Gianfrancesco, il capo dell’ufficio legislativo Mario Capolupo e il capo della segreteria tecnica Mauro Antonelli.

4 i componenti dell’ufficio di diretta collaborazione della ministra De Micheli confermati dal ministro Giovannini.

Quanto a Luca Di Gianfrancesco c’è da aggiungere che è da inizio legislatura che ricopre l’incarico di consigliere diplomatico presso il ministero delle infrastrutture. Inizialmente infatti era stato nominato da Danilo Toninelli nell’ambito del primo governo Conte.

Alberto Stancanelli invece, oltre ad essere stato capo di gabinetto della ministra De Micheli, aveva ricoperto lo stesso incarico per il ministro della coesione territoriale Claudio De Vincenti nel governo Gentiloni e del ministro per la funzione pubblica Luigi Nicolais nel secondo governo Prodi.

Sono invece nuovi agli uffici del ministero delle infrastrutture la capo dell’ufficio stampa Claudia Caputi e il capo della segreteria Andrea Tardiola.

Claudia Caputi però aveva già ricoperto lo stesso incarico presso il ministero del lavoro quando Giovannini era ministro del governo Letta.

Andrea Tardiola invece viene da un’esperienza come segretario generale della regione Lazio. Incarico che ha lasciato proprio virtù della nuova nomina.

 

Foto Credit: comune di Genova

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