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Quanto dura l’immunità? Dovremo fare un vaccino ogni anno?

DiRed Viper News Manager

Apr 12, 2021

A oltre un anno dall’inizio della pandemia sono tanti i traguardi raggiunti nella lotta al Covid ma restano ancora tantissime le incertezze. Una di quelle che preoccupa di più è la durata dell’immunità dopo il vaccino. La grande campagna vaccinale avviata quest’anno è destinata a ripetersi anche nei prossimi anni? L’anno prossimo bisognerà insomma ricominciare tutto d’accapo?

“È una prospettiva possibile anche se al momento non si può configurare – ha detto Guido Forni, immunologo dell’accademia dei Lincei intervistato dal Corriere della SeraDipenderà dall’evoluzione della pandemia nei prossimi mesi. Non è da escludere che la vaccinazione contro il Sars-CoV-2 debba essere estesa oltre il 2021 e che si renda necessario un richiamo annuale come protezione contro nuove varianti del ceppo virale. In questo caso, in presenza di mutazioni pericolose per l’uomo, dovremmo stimolare nuovamente l’immunità di cui oltretutto al momento non conosciamo la durata. Tante ricerche sono in corso”.

Su quanto possa durare l’immunità dopo questo primo giro di vaccini ancora non si sa con certezza. La rapidità con cui sono stati creati e messi in campo i vaccini non permette ancora di avere dati certi sulla durata dell’immunità. Forni sottolinea che esiste una “memoria immunitaria” che permette al corpo di riconoscere e reagire a un determinato virus anche a distanza di anni. “La memoria immunitaria però lentamente va attenuandosi con l’avanzare dell’età. È un po’ come la memoria cerebrale che non conserva la freschezza per sempre”, dice l’immunologo.

E per questo motivo potrebbero essere necessari nei prossimi anni dei richiami al vaccino, soprattutto per difendere le persone dalla possibile presenza di varianti. Ma questo gli scienziati potranno saperlo solo valutando come la pandemia si evolverà. Potrebbe infatti succedere che il vaccino venga proposto solo alle persone più anziane e fragili come già avviene per l’annuale antinfluenzale.

Forni spiega che in futuro potrebbero prospettarsi quattro diversi scenari. Il virus potrebbe diventare endemico, convivere con l’uomo senza creare troppi disagi come è successo per il raffreddore. Oppure potrebbe rimanere tra la popolazione e di tanto in tanto riaccendere focolai come è successo per malattie come il morbillo. Potrebbe addirittura scomparire e in tal senso ci sono già dei precedenti.

Infine c’è un quarto scenario: “Il Sars-CoV-2 è un virus respiratorio quindi, come quelli dell’influenza, potrebbe vivere delle stagioni di recrudescenza limitata ad autunno-inverno – spiega l’immunologo – I mesi freddi facilitano la diffusione di questi agenti patogeni non solo perché la tendenza è di vivere più tempo in ambienti chiusi ma anche perché le vie respiratorie con l’abbassamento delle temperature vengono aggredite più facilmente. Le nostre difese col freddo sono meno efficaci”.

Nel caso in cui fosse necessario ricominciare d’accapo la campagna vaccinale, le industrie farmaceutiche sarebbero pronte? Su questo l’immunologo è rassicurante: “I vaccini genetici che portano fino alle cellule le informazione di Dna e RNA del virus attraverso vettori (AstraZeneca, Janssen) oppure attraverso piccole vescicole di grasso (Pfizer-Biontech e Moderna) vengono prodotti con piattaforme tecnologiche estremamente facili da aggiornare in base alle varianti. Sarebbe più difficile cambiare rapidamente dei vaccini basati sulle proteine. Questi richiedono una lavorazione tradizionale più lenta”.

L’articolo Quanto dura l’immunità? Dovremo fare un vaccino ogni anno? proviene da Il Riformista.